Diario di una Stronza (completo)

È passato quasi un anno dalla prima pubblicazione di questo diario/racconto. La vita in Italia prima del periodo canadese. E mentre lo rileggo per riformattarlo è strano notare quanto mi sembri tutto così lontano e distante. Quanto mi senta diversa.

Ho iniziato a scriverlo una notte, di getto. Ho scritto i primi 4 capitoli in 3 giorni consecutivi, in trance, senza riuscire a staccarmi dallo schermo e senza quasi mangiare o dormire. Senza sapere cosa sarebbe diventato o cosa ne avrei fatto, sapevo solo che queste cose dovevano uscire. E proprio per questo ci ha messo un po’ a prendere la forma che poi è diventata quella caratteristica. Sono stata anche tentata di riscrivere i primi tre capitoli, per adattarli meglio al resto ma poi, un po’ per pigrizia, un po’ perché non mi piace rimettere mano alle cose finite, ho deciso di lasciare tutto così com’era. Lo pubblico tutto insieme, in modo da poter essere letto tutto d’un fiato e per non creare eccessiva confusione con i nuovi episodi.

Ah, dal momento che alla prima pubblicazione alcune persone avevano pensato di mandarmi insulti e auguri di malasorte perché si erano sentiti offesi, mi sembra doveroso iniziare questa volta con un prezioso avvertimento:

Attenzione! Il contenuto di questo racconto potrebbe urtare la vostra sensibilità.
Il suo linguaggio esplicito è fatto apposta per turbare gli imbecilli. (cit)

A tutti gli altri, buon divertimento

 

1. Alpha e beta

Fin dai tempi del liceo, quando la maggior parte delle mie amiche e compagne di classe erano perse in infatuazioni e bollori versoi tipi più fighi, interessanti – passato ma spesso anche semplicemente popolari – della scuola io ho sempre trovato molto più interessante un’altra categoria: gli sfigati. E non sto parlando dei finti timidi introversi e tenebrosi, che hanno sempre numerose spasimanti al seguito, sto parlando proprio dei casi cronici. Quelli che a 18 anni si vestono ancora con i vestiti comprati dalla madre, che portano la stessa pettinatura di quando facevano le elementari, quelli che il tempo ha deciso di beffare continuando a negare una barba adulta e sexy per dei timidi baffetti di peluria moscia da terza media, quelli spesso muniti di apparecchi ai denti che dire imbarazzanti è poco…
Insomma, quelli che in gita non scopano. E probabilmente non scoperanno mai.

Eppure, sarà la mia indole sadica, sarò pazza, sarò stronza, sarò cattiva dentro – decidete voi non mi importa – ho sempre trovato assolutamente irresistibile avere a che fare con questi sfortunelli: il modo con cui mi parlano guardando in basso, balbettando o incespicando, quelle battutine penose condite spesso da veloci risatine nervose che si smorzano subito quando capiscono che non hanno avuto l’effetto desiderato, quel rossore sul volto appena bisogna affrontare un’occhiata un più sostenuta o un accenno di contatto fisico.
Ma soprattutto, mi riempivo di euforico calore alla consapevolezza che si ammazzavano di seghe pensando a me. Sulla foto di classe, o presa dal mio profilo di un social network o anche solo al pensiero di una conversazione o di un piccolo contatto in classe.

Arrivando ad oggi, mi accorgo che la situazione è sempre la stessa, credo che fondamentalmente gli uomini si dividano essenzialmente in due grandi categorie: quelli che scopano e i segaioli. O pipparoli se siete dalle parti di roma o lucidamanico se vi trovate invece più a nord.
Credo di aver sviluppato ormai una sorta di radar o sesto senso a riguardo: appena entro in un locale mi basta poco più di un’occhiata per avere subito chiara la situazione: chi scopa e chi no, chi è Alfa e chi è beta, chi tornando a casa consumerà la sua libido con una partner e chi lo farà strofinando il suo fagiolino patetico al pensiero delle gambe (o dei piedi se è pure feticista, e di solito lo sono il 99% dei pipparoli) di una fanciulla incontrata qualche ora prima. Nel migliore dei casi, altrimenti sul solito sito porno o, nel caso degli sfigati un po’ più intraprendenti (o disperati – potrebbe correggermi qualcuno) in una squallida stanza d’albergo con una prostituta che sbadigliando guarda l’orologio e finge gemiti svogliati mentre attende che il segaiolo finisca quel dentro-e-fuori che lei neanche sta sentendo.

Ecco e a proposito di sfigati feticisti, un venerdì di qualche mese fa incontro una mia amica in un locale del centro in cui avevamo appuntamento. Lei era già arrivata, la trovo seduta su un divanetto braccata da uno che puzzava di morto di figa da un chilometro. Non si tratta del tipo di sfigato innocuo che fa solo pena ma più precisamente della specie più molesta: quelli che ti asciugano di parole fingendo di essere più di quello che sono. E che quindi vanno puniti senza pietà.
Giorgia me lo presenta come un ex compagno di corso del primo anno di università, incontrato per caso quella sera. Anche senza segnali speciali da parte di lei è palese che se ne voglia liberare al più presto. Così palese che lo capirebbe chiunque. Tranne lo sfigato ovviamente, che resta lì ad ubriacarla di parole inutili con la speranza di rimediare qualcosa.

Mentre al bancone ordino un vodka lemon non riesco a fare a meno di notare che lo sfigato ha lo sguardo che cade continuamente verso il basso, come se tenesse sotto controllo qualcosa sul pavimento. Magari un tic, penso, ma poi spostandomi e guadagnando una visuale più completa mi è tutto più chiaro: Giorgia indossa un paio di deliziosi sandali Minkoff neri con tacco nei quali risplende la carnagione bianchissima dei suoi piedini smaltati di nero.

Torno dalla mia amica decisa a smascherare lo sfigato e divertirmi un po’. Lui la sta assillando con il racconto di un suo viaggio in francia così, mentre mi siedo di fronte a Giorgia lo interrompo bruscamente chiedendo a lei di farmi dare un’occhiata alle sue scarpe a cui sono molto interessata. Per via di laccetti particolarmente menosi da sciogliere, insieme probabilmente al fatto di non aver voglia di togliersi una scarpa lì davanti allo sfigato, Giorgia allunga la gamba e mi porge il suo piede vestito dal sandalo con tacco da esaminare.
Senza neanche bisogno di voltarmi troppo avverto lo sguardo dello sfigato fisso sul piede di Giorgia, per la prima volta così vicino. E’ come se fosse paralizzato, si rende perfettamente conto che le sue occhiate sono diventate assolutamente imbarazzanti e sta per fare la figura del pervertito, tuttavia non riesce a staccare lo sguardo. E questo lo porta ad iniziare a sudare dall’agitazione. Decido che è ora di farlo uscire di scena: lamentando il fatto che non voglio appoggiare la scarpa sulle mie gambe per non rovinare le calze, porgo il piede della mia amica allo sfigato accennando di appoggiarlo sulle sue.
Lui sempre più sudato non riesce neanche a parlare, l’unica cosa che gli esce è un sorrisino tirato di assenso. A quel punto con decisione gli appoggio il piede di Giorgia facendo toccare la suola contro la patta dei suoi pantaloni e guardandolo dritto negli occhi gli chiedo sfacciata
– Senti, ma se li appoggio qui tu riesci a resistere dieci secondi senza venirti nelle mutande?
Giorgia esplode in una risata fragorosa mentre io la guardo innocente come a dire, che ho detto di male? Dopodiché scoppio a ridere anch’io. Lui si alza timidamente sforzandosi di ridere e si appresta a togliere il disturbo con una scusa campata sul momento. Mentre ci saluta non posso fare a meno di fare un segnale a Giorgia per farle notare la macchia sulla patta dei pantaloni che lo sfigato sta goffamente cercando di nascondere mentre si allontana.

 

 

2. Cartoni animati giapponesi

Il giorno del 21esimo compleanno di Giorgia segna una svolta decisiva nella mia vita, qualcosa da cui non sarei più tornata indietro.

Dovete sapere che le mie prime pulsioni sessuali da ragazzina sono state molto diverse da quelle delle mie coetanee. Non mi interessavano i ragazzi, non avevo alcuna curiosità nei confronti del sesso né fantasie romantiche riguardo ai primi baci.
Quello che mi eccitava, l’unica cosa che mi eccitava, erano i cartoni animati giapponesi. Più precisamente la violenza nei cartoni animati giapponesi. Avendo un accesso ad internet molto limitato per via dei miei genitori, passavo i pomeriggi guardando DVD di cartoni animati che mi facevo regalare. Ovviamente non potevo chiedere roba estrema, quindi si trattava di serie assolutamente insospettabili ma sempre che avrebbero potuto contenere qualche scena un po’ violenta. C’era qualcosa nel modo rappresentare la violenza in quei cartoni animati che mi mandava letteralmente su di giri. Non era solo iniziare ad intravedere quel rapporto di dominazione/sottomissione che avrei scoperto di amare più tardi e l’amore per quel genere di disegno, c’era soprattutto l’elemento del sangue a farmi impazzire.
Il sangue sputato dalla bocca di un personaggio colpito da un pugno sulla guancia o dopo un colpo allo stomaco era una cosa in grado di farmi venire quasi all’istante. Ricordo perfettamente che avevo memorizzato per ogni DVD i minutaggi di tutte le scene “interessanti” per poterci accedere velocemente quando volevo masturbarmi e avevo poco tempo.

Crescendo la passione per gli anime lasciò gradualmente il posto a quella, più scontata, per i ragazzi fino scomparire del tutto. Almeno fino a quel giorno: il giorno del 21esimo compleanno di Giorgia.

Giunta da lei in quel tardo pomeriggio di luglio la trovo in cucina in accappatoio coi capelli ancora bagnati intenta a farsi un succo di frutta. Sul tavolo ci sono sparsi i primi regali, presumo appena scartati vista la confusione, e dalle piccole casse del portatile Liam Gallagher sta cantando need a little time to wake up dalla canzone Morning Glory, immancabile colonna sonora di ogni suo compleanno. Dopo averle dato il mio regalo, un libro di Murakami che mi avevi specificamente chiesto, noto subito tra pacchetti e cartacce sul tavolo, un nuovissimo iphone5s e così, mentre Giorgia mi lascia per tornare in bagno a sistemarsi rimango lì felice (e un po’ invidiosa) a pasticciare sul suo giocattolo nuovo in compagnia degli Oasis.

Non so se Giorgia sia la ragazza più carina che conosco, ma sicuramente è quella che mi è sempre piaciuta di più. Forse anche perchè fisicamente è un po’ la mia nemesi: io sono alta, bionda e con i capelli lunghissimi, lei è bassina con capelli più corti, a caschetto, neri. Questo tipo di differenza radicale credo sia molto d’aiuto in un rapporto di amicizia, specialmente se siete delle persone iper competitive come me.
Fatto sta che mentre sto giochicchiando col suo nuovo iphone pensando a chi ci sarà o non ci sarà alla sua festa dove stiamo per andare la sento improvvisamente imprecare dal bagno. Domando che succede senza staccare gli occhi dallo schermo del telefono ma come risposta mi arrivano solo dei mugugni senza senso. Le urlo che non capisco quello che dice e lei con le parole impastate mi rivela che si è ferita con il filo interdentale. Che vuoi che sia, le rispondo banalmente, che mi aspettavo già chissà cosa. A quel punto la porta del bagno si apre e alzando lo sguardo vedo Giorgia ancora in accappatoio, venire decisa verso di me. I capelli ancora bagnati, la pelle chiarissima e umida, i suoi occhi verdi e quelle leggere lentiggini deliziose che tanto fanno perdere la testa ai ragazzi. Ha le labbra serrate con l’espressione di chi sta trattenendo qualcosa. Senza aprire la bocca dice qualcosa che dovrebbe essere un – Guarda! – ma in realtà esce solo un qualcosa tipo – Guvd!.– Giorgia apre le labbra tenendo i suoi grandi denti serrati in una smorfia digrignante e subito due copiosi rivoli di sangue scuro le scendono giù dai lati della bocca, scivolando sul mento fino a gocciolare sul suo seno. – Hai visto?! – mi dice con una sorta di sorriso amaro mentre il sangue ancora le esce dalla bocca attraverso i denti.
Io sento come un mancamento, come un calo di zuccheri ma non è nulla del genere. E’ un’improvvisa ondata di libido che ha mandato completamente in tilt il mio cervello. Anni di fantasie adolescenziali che pensavo sopite di colpo risvegliate più forti di prima. Mi rendo conto che quella scena, il suo viso bellissimo con la bocca sporcata dal sangue, mi eccita talmente tanto che ho quasi paura a guardarla. Sono come paralizzata e mi sento svenire. Senza pensarci troppo farfuglio qualcosa di assolutamente senza senso tipo che devo prendere una cosa che ho lasciato in macchina e mi precipito fuori da casa sua.

Mi fiondo in auto, chiudo la portiera, mi infilo una mano in mezzo alle gambe e inizio a strofinarmi con foga. Sono completamente impazzita, non ho neanche controllato se sta passando qualcuno ma comunque in quel momento non me ne frega un cazzo, devo assolutamente venire. Sento il primo orgasmo arrivare dopo appena qualche secondo, ma sono talmente eccitata che per bruciare tutta la libido ho bisogno di venire altre 2 volte.

Mentre risalgo le scale di casa di Giorgia mi rendo conto che non ho neanche pensato ad una scusa da raccontarle, considerato che sono stata fuori per quasi quaranta minuti.
La trovo già pronta che mi dice
– Ci sono, andiamo!
Faccio per dire qualcosa, non so cosa, riguardo alla mia fuga improvvisa ma lei taglia subito corto con un sorriso rassicurante
– Ormai ho rinunciato a decifrarti. Un giorno mi spiegherai.

 

3 – Disco Night(mare)

In coda per entrare al [XXXXX] io e Giorgia ci aggiustiamo i capelli spettinati dalla pioggia. Siamo qui per la festa di Susy, una nostra amica di cui in realtà ci importa poco ma a quanto pare ha prenotato dei tavoli nella zona V.I.P. e questa è un’occasione che non possiamo lasciarci scappare.
Giorgia ha un vestito corto nero, sandali con tacco neri, smalto nero, rossetto viola e capelli che alla fine ha deciso di raccogliere lasciando libero qualche ciuffo davanti. Se non la conosceste potreste scambiarla per una dai gusti vagamente goth.
I miei capelli invece stanno bene anche un po’ spettinati e quindi ho deciso di non perdere altro tempo a sistemarli, ho delle scarpe con tacco rosse di vernice e un vestito rosso assolutamente proibitivo a meno che non siate anche voi delle bionde di un metro e ottanta con il viso di Nastassja Kinski e 151 di QI.

Osservo la fiumana di persone che aspettano, molti hanno la faccia di gente che non ha passato le selezioni di un reality show e dico che è affascinante l’energia, il tempo e i soldi che spendono per tutto questo nonostante quello che li aspetta. Certo, alcuni se la spasseranno ma per gli altri sarà solo l’ennesima interminabile collezione di umiliazioni prima di tornare a casa in bianco. Voglio dire, sono anni che vengono qui, che puntualmente va male eppure insistono. C’è qualcosa di profondamente perverso in tutto questo…
Giorgia si guarda intorno con quell’espressione pensosa da cartone animato
– Beh, è un po’ come per il capitalismo no?
La scruto curiosa, lei prosegue
– Un sistema che conviene solo ad una minoranza di persone che viene accettato dalla maggioranza grazie alla promessa che, se si impegnano abbastanza, forse un giorno ne faranno parte anche loro.
Così – prosegue – probabilmente questi posti attirano orde di sfigati a inseguire il miraggio di… rimediare una scopata?
Sì, penso, magari proprio nei bagni, con una modella ubriaca e facile da conquistare, come hanno sentito dire che è successo quella volta all’amico dell’amico dell’amico… Episodi, avvenuti o meno non ha importanza, che vanno a lubrificare sogni e fantasie di chi non se le potrà mai permettere, come una banconota da 100 sventolata davanti a un barbone.
Guardo Giorgia con un sorriso di ammirazione per la brillante intuizione che lei ricambia con lo sguardo compiaciuto del – vedi che anch’io riesco a sorprenderti se voglio – Poi il suo volto si fa scuro – Ehi un momento. – mi guarda preoccupata – Cosa sono questi discorsi da centro sociale? Non staremo mica diventando comuniste?
Scoppio a ridere di gusto e intanto il gorilla alla sicurezza ci fa passare e, finalmente, entriamo.

Mentre ci avviciniamo alla sezione V.I.P. per raggiungere i nostri amici un tipo tutto sudato con una faccia da briatore che potrebbe avere l’età di mio zio – Ehi ragazze – cercando di fare il brillante – ho appena scommesso con un mio amico che siete due modelle – indica un altro come lui ad un tavolo poco distante, – No – rispondo calma – siamo due pazienti appena fuggite da un manicomio criminale. Io per cannibalismo, cucinavo spiedini di carne di suora, mentre lei… – con la coda dell’occhio vedo il terror panico dipingersi negli occhi di Giorgia che ha già capito il mio giochino e mi sta maledicendo – lei faceva esplodere cuccioli di labrador mettendoli nel microonde.
– Cazzo le onde! – risponde il tipo – Patite di surf? Grandi ragazze, a dopo! – e mentre sparisce, Giorgia mi lancia un’occhiata come a dire – Anche stavolta ti è andata bene (e comunque ti odio!)
Pensa ovviamente che il tipo non abbia capito ed è proprio qui che si sbaglia. Ha capito benissimo, o almeno, una parte del suo cervello ha capito, ma le persone qui dentro sentono solo quello che vogliono sentire.
Mi avvicino al bancone – Vorrei una sparachiodi elettrica per torturare dei gattini – il barista – Vodka martini? Arriva subito!
Guardo Giorgia con un sorriso divertito mentre mi sento Pat Bateman in American Psycho. Lei si limita a scuotere la testa rassegnata.

Sono le 4 e mezza e nel bagno privato dove siamo entrate di nascosto io sto facendo pipì mentre Giorgia aspetta il suo turno bloccando la porta. Siamo entrambe abbastanza ubriache, lei ha bevuto 2 mojito più qualche shot mentre io ho bevuto un vodka martini, un vodka lemon e svariati shot. Giorgia sta cantando Wonderwall degli Oasis ma con la pronuncia inglese di Berlusconi quando parlava con Bush, che le viene piuttosto bene, facendomi ridere e complicandomi la situazione. Sto per dirle di smetterla quando vengo interrotta da un colpo alle sue spalle. Lei sbarra gli occhi ma prima di riuscire a dire qualcosa un secondo colpo, più forte, spalanca la porta spingendola via. Io mi alzo d’istinto mentre due tizi entrano nel bagno, ma non sono della sicurezza, sono due che avevo già visto prima. Ci avevano osservate per tutto il tempo, uno mi aveva anche avvicinata in modo piuttosto squallido e io gli avevo risposto qualcosa in stile Esorcista tipo “Tua madre succhia cazzi all’inferno”. Dalle facce mi rendo conto che non sembrano italiani, si direbbero più dell’est europa. Il primo, che si ferma alla porta, è grosso con la faccia cubica e lo guardo impassibile mentre il secondo, che viene avanzando verso di noi, ha i capelli lunghi ingellati all’indietro e un’inquietante cicatrice sulla guancia. Il tipo ci guarda, si guarda intorno a controllare la stanza, e poi torna su di noi
– Ok, via le mutandine. Tutte e due.
Noi prendiamo subito coscienza dell’incubo in cui siamo appena capitate e restiamo di colpo impietrite, in silenzio. Lui innervosito tira fuori dalla tasca un coltello a serramanico e lo fa scattare
– Ho detto toglietevi ste cazzo di mutandine! – si volta verso Giorgia e le fa passare il coltello davanti agli occhi – Hai capito quello che ho detto?
Giorgia deglutisce, ha gli occhi lucidi e io vedo le sue ginocchia tremare mentre da sotto la gonna le sue cosce iniziano a bagnarsi fino a gocciolare. Il tipo si volta ridendo verso il suo compare
– Hai visto, la piccoletta se l’è già fatta addosso!
Poi si volta verso di me – E tu cosa aspetti? – mi punta il coltello alla gola – Cos’è che hai detto prima su mia madre? Voglio che lo ripeti. Ripetilo adesso, cosa c’è, non parli più?
La paura dentro di me raggiunge quel livello critico per cui scatta qualcosa che mi fa reagire e senza neanche rendermene conto tiro una ginocchiata che finisce in mezzo alle gambe del mio aggressore. Lui si accascia in ginocchio ma solo per qualche secondo perché in un attimo è di nuovo in piedi, più incazzato di prima. Si fionda contro di me afferrandomi per il collo e spingendomi la testa contro il muro. Giorgia lancia un urlo, il tipo mi passa il coltello contro la guancia
– Io ti ammazzo, hai capito?! Te la taglio tutta questa faccia da stronza! Mi hai sentito puttana?!
Chiudo gli occhi terrorizzata mentre penso – è finita – e per una frazione di secondo mi arriva l’immagine della notizia sul giornale di domani.
– Io ti ammazzo! Io ti… – improvvisamente sento la mano del tipo che allenta la presa, apro gli occhi e vedo che il suo compare gli sta facendo un segnale. I due scappano via come faine e in un battito di palpebre io e Giorgia siamo di nuovo sole, a guardarci sbigottite, senza dire una parola. Il silenzio viene presto interrotto dall’entrata di uno della sicurezza – Ragazze non potete stare qui. Questo bagno è… – si ferma di colpo perché capisce dalle nostre facce che è successo qualcosa di grave.

Alle 5:30 stiamo tornando a casa con Susy. Sui sedili davanti stanno ancora commentando l’accaduto mentre io e Giorgia siamo accasciate dietro, esauste, ubriache, distrutte. Giorgia fortunatamente si è ripresa dallo shock e adesso sta dormendo, con la testa appoggiata sulle mie gambe, io guardo le luci sfocate e confuse della città dal finestrino bagnato mentre alla radio Dave Gahan canta Enjoy the Silence.
Mentre i pensieri lentamente iniziano a riordinarsi nella mia testa un turbamento sta crescendo piano piano: non riesco a fare a meno di pensare a come sarebbe andata se i due tipi non fossero stati interrotti. E’ assurdo ma c’è una parte del mio cervello che vuole immaginarsi la scena con tutti i suoi morbosi dettagli. Penso a Giorgia piegata in avanti, immobilizzata con le braccia dietro la schiena, i seni che le escono dal vestito strappato, senza una scarpa, con il trucco sbavato dalle lacrime e il moccio che dal naso le cola sulle labbra spaccate e sanguinanti mentre, brutalmente sodomizzata, singhiozza – Basta vi prego! Mi fa male! Mi fa male!
E un brivido mi attraversa il corpo. Un misto di paura, eccitazione e qualcos’altro di sconosciuto. La mia migliore amica ha rischiato di essere violentata e io mi sto bagnando a fantasticarci sopra? Non mi sono mai sentita così eccitata e sporca e sbagliata. Con un fremito, come a volermi scrollare di dosso questa sensazione, mi raddrizzo sul sedile cercando di tornare alla lucidità.
Guardo il viso stanco e dolce di Giorgia che dorme e un sentimento di affetto e calore mi riporta alla tranquillità. Mi chino per abbracciarla, mentre, come una ninna nanna, seguo le parole della canzone.

All I ever wanted
All I ever needed
is here in my arms

 

 

4. Soffocare

Il giovedì sera è stato ribattezzato “chinese food & evil plans”, un appuntamento fisso divenuto un vero e proprio rituale che consiste nel trovarsi a casa di Giorgia, ordinare cibo cinese a domicilio e passare la serata mangiando in pigiama davanti alla tv a commentare reality trash. Ma soprattutto a portare avanti la ricerca del nostro piano segreto per la felicità eterna: diventare schifosamente ricche in poco tempo e senza sforzi.
Sì perché se pensate che abbiamo intenzione di passare le nostre vite sgobbando otto ore al giorno per uno stipendio da fame, abbruttite dallo stress e dalla frustrazione come la maggior parte di voi, allora non avete capito niente.

Mentre Giorgia si sta cambiando io mi verso un’aspirina per il mal di testa. Questa settimana non sono riuscita a chiudere occhio, ho passato le notti rigirandomi sotto le coperte con le mani tra alle gambe tormentata da nuove fantasie inconfessabili. Immagini sadomaso trovate in rete si mischiavano alla bocca insanguinata di Giorgia il giorno del suo compleanno e alle sue gambe tremanti mentre si pisciava addosso dalla paura la sera dell’aggressione. Stanotte mi sono addormentata alle 6:00 dopo aver accumulato orgasmi su orgasmi fino a perderne il conto. Al mattino le mie dita era come se fossero state immerse nella colla, il pigiama completamente fradicio e il mio corpo sudato che puzzava di sesso, ascelle, umori, piedi e profumo della sera prima facendomi sentire appiccicosa come se avessi fatto il bagno nella gazzosa.

L’aspirina sta iniziando a fare effetto, Giorgia mi raggiunge in salotto trotterellando tutta contenta proprio mentre suona il campanello, è arrivata la cena.
Apriamo la porta a Jackie Chan, che in realtà si chiama Franco ma noi lo chiamiamo così per via della somiglianza con il suo più famoso connazionale. Lui sempre gentile e sorridente ci consegna i cartoncini fumanti, la salsa di soia e le bacchette.
Mentre pago non posso fare a meno di torturarlo un po’ e guardando Giorgia, gli sussurro all’orecchio – Ehi Jackie, lo sai che ieri mentre era ubriaca mi ha confessato che vorrebbe scoparti a sangue?
Lui arrossisce – No no, io non cledo, voi due semple schelzale –
Vado vicino a Giorgia e le metto un braccio intorno alla spalla – Però almeno dacci un parere, chi è la più bella secondo te?
Giorgia si divincola sfilandosi da sotto e puntualizza – No Jackie, non chi è la più bella, chi ti fa più sesso! – mostrando maliziosa il piercing sulla lingua.
E’ affascinante la dedizione dei cinesi per l’etichetta, come cerchino sempre di evitare qualsiasi cosa che potrebbe risultare sconveniente per qualcuno. Così Jackie Chan, sorridendo timidamente, si limita a rispondere – Tutte e due molto belle. Tutte e due.

Sedute in pigiama sul tappeto del salotto stiamo mangiando circondate da cartoncini sparsi ovunque mentre alla tv dei casi umani si stanno umiliando davanti alle telecamere nel disperato tentativo di diventare famosi. Giorgia ha preso ravioli al vapore, involtini primavera e pollo con bambù mentre io ho preso spaghetti di riso col curry e tre porzioni di gamberi sale e pepe.
Mi volto verso Giorgia masticando un gamberetto – Allora Sherlock, il piano di stasera?
Lei aspetta di finire un delicato lavoro di equilibrismo nel portare un raviolo alla bocca con le bacchette per rispondermi, con la bocca piena – Camgirl!
Mi fermo e la guardo di traverso. Una delle regole stabilite per diventare ricche era evitare qualsiasi forma di prostituzione.
Giorgia mi fa segno – aspetta – con la mano mentre manda giù il boccone, poi con lo sguardo attento e scandendo bene ogni parola – Una singola sessione al prezzo di dieci milioni di euro – allarga le braccia con un sorriso soddisfatto – Semplice e geniale –
Scoppio a ridere – Ma sei impazzita? E chi cazzo spende dieci milioni per una camgirl?
Giorgia fa segno sì sì col dito come si aspettasse questa risposta e mi spiega – Hai mai fatto caso a come le persone siano morbosamente attratte da tutto ciò che è irraggiungibile? Il consumismo ha ormai impresso nella testa della gente che il prezzo è simbolo di valore. Il vestito più costoso, lo champagne più costoso, l’auto più… –
– Tu stai davvero parlando di consumismo? – la interrompo divertita. Lei prosegue
– …l’orologio più costoso, e così via. Il valore reale dell’oggetto non ha importanza, quello che costa di più fa più acquolina. Stessa cosa per le camgirl.
– Okkey… – rispondo lentamente guardandola dal basso mentre con la faccia nel cartoncino tiro su gli spaghetti – E quindi?
– Quindi tutto quello che dobbiamo fare è fissare un prezzo folle, inaudito, il più alto mai visto, e tutti i ricconi del mondo saranno lì a sbavare fantasticando su cosa possa offrire uno spettacolo da dieci milioni, ultra esclusivo, che solo loro, cioè lo 0,01% del pianeta, si può permettere. – beve un sorso di coca cola e prosegue
– E sai qual’è la cosa più divertente? Che anche se fossimo due cessi il piano probabilmente funzionerebbe lo stesso, sarebbero ancora più curiosi.
Mi guardo intorno pensosa mentre mastico un involtino che le ho rubato, c’è qualcosa di sensato nelle sue parole…
– Resta il fatto – obietto – che poi noi dobbiamo farlo questo show “incredibile”.

– Beh, ci vorrebbe qualcosa di strano, magari sul genere fetish, una cosa che non fa nessuno…
Poso il cartoncino vuoto e prendo da bere – Mi spiace deluderti ma temo che tutti i feticci, anche quelli più schifosi, siano già stati presi da un pezzo.
Giorgia abbassa lo sguardo sconfitta ma mentre sto per portare la bottiglia alla bocca vengo colta da un’illuminazione.
Mi volto verso di lei maliziosa
– Potrei… ucciderti in diretta.

Giorgia sbarra gli occhi e c’è un attimo di silenzio in cui rimane a fissarmi immobile. Ma non sta guardando me, è come se fosse altrove, attraversata chissà quali pensieri e di colpo l’atmosfera sembra farsi pesante.
Poi tutto torna normale
– Oh sì – mi risponde scherzosa – questo sarebbe decisamente interessante!
– Va beh – concludo gettando la spugna – Anche questa volta abbiamo fallito miseramente.

Dopo aver passato qualche minuto in silenzio, io guardando la tv, lei guardandosi i piedi assorta nei suoi pensieri, Giorgia si avvicina gattoni, si mette sopra le mie gambe, mi prende la mano e se la porta intorno al collo – Ma tu davvero saresti capace di farlo?
Completamente spiazzata, sento una scossa improvvisa lungo la schiena. Giorgia muove la mia mano intorno al suo collo provando prese differenti – Com’è che si… uccide una persona? – chiede mentre sembra una studentessa durante un esperimento scientifico.
– Credo che il punto sia questo… – le rispondo mentre sento salire una leggera eccitazione
– Prova a stringere.
Esito e la guardo negli occhi per cercare di capire le sue intenzioni. Il suo sguardo è lucido e sicuro, come se fosse tutto normale.
– Dai prova – ripete calma
Stringo un po’ e riesco a sentire i muscoli del suo esile collo pulsare al ritmo del suo cuore mentre il mio continua a battere sempre più forte. Sento la libido iniziare ad annebbiarmi la mente mentre il mio unico pensiero è quello di riuscire a tenere nascosta la mia eccitazione.
– Di più – insiste – Di più, così non fa niente.
Con uno scatto aumento la stretta e vedo Giorgia strabuzzare gli occhi mentre dalla bocca sento il suono gutturale del suo respiro improvvisamente strozzato dalla mia presa. Restiamo a guardarci per qualche interminabile secondo poi lei, come se si lasciasse abbandonare a qualcosa di dolce e mortale, china la testa all’indietro. I suoi occhi verdi socchiusi hanno uno sguardo dolorante e inebriato, la bocca un’espressione torbida come durante un’agonia o un rapporto sessuale. Sento la mia mano sempre più sudata mentre il respiro mi si fa pesante per l’eccitazione. Lei è seduta sopra la mia gamba e sembra muoversi con piccoli e quasi impercettibili movimenti del bacino avanti indietro che non capisco se spontanei o riflessi nervosi. Io ho il suo ginocchio tra le cosce, le stringo e subito vengo raggiunta da uno orgasmo che cerco di nascondere serrando le labbra e respirando col naso.
Giorgia con uno scatto afferra la mia mano e si libera dalla mia presa tossendo affannosamente, come riemersa da una lunga immersione. Poi si rialza e senza dire niente va a prendersi da bere mentre io resto sola in salotto, con lo sguardo nel vuoto e la mente ubriaca di mille pensieri.

A mezzanotte siamo già a nanna, lei in camera sua, io sul divano. Il resto della serata l’abbiamo passato quasi totalmente in silenzio, poi ad un certo punto lei si è alzata per andare a dormire – Io sono stanca, mi sa che vado a letto. Tu se vuoi guardare ancora un po’ di tv fai pure.

Sono preoccupata dall’idea di aver rotto qualcosa tra me e Giorgia, di averle mostrato qualcosa di me che non avrei dovuto, di averla spaventata. Tuttavia c’è qualcos’altro che mi riempie di calore, è un qualcosa di nuovo, grande e sconosciuto a cui non posso fare altro che abbandonarmi. E mentre mi addormento ripensando a quello che è successo mi sento bene come non mi sono mai sentita, e sorrido.

5. Microcazzi

Venerdì pomeriggio sono con Sara a prendere un aperitivo in un noto locale di XXXX, un posto generalmente frequentato da vip, alta società e trenta-quarantenni che semplicemente vorrebbero sentirsi parte di qualcosa di importante. Ambiente moderno ma raffinato, baristi che sembrano usciti da una sfilata e dj abbronzato che mette musica che non ascolta nessuno.
Sara è una nostra ex compagna di scuola con la quale io e Giorgia formavamo un trio inossidabile e che ora vive a Londra. Per via di una qualche parentela nobile ha ereditato, oltre ad un sacco di soldi, dei modi un po’ da contessa (soprannome che le è rimasto fino ad oggi) se non fosse che è di gran lunga la più ninfomane tra tutte le mie amiche. Fin dai tempi del liceo, infatti, una delle sue più grandi fissazioni era quella di riuscire a capire le dimensioni degli attributi maschili da una semplice occhiata. Ogni giorno arrivava con una nuova teoria, la grandezza delle mani, l’altezza, le spalle, addirittura l’espressione del volto o il carattere. E il bello è che il più delle volte ci prendeva davvero, probabilmente per una sorta di innato sesto senso.

Il motivo per cui Sara mi ha trascinata qui è un tipo che lavora in questo posto, uno che ha conosciuto in rete di cui vorrebbe sbarazzarsi.
Sedute ad uno dei tavoli migliori, su un soppalco che offre una panoramica perfetta del locale, ci guardiamo intorno mentre aspettiamo di ordinare. Sara si è fatta i capelli rossi e indossa un elegante long dress blu cobalto di Roberto Cavalli che le mette in risalto il suo seno da sempre prorompente e che potrebbe costare come lo stipendio di un primario. Io ho una camicetta chiffon smanicata con gonna corta, scarpe aperte con tacco e capelli raccolti in alto da uno chignon tenuto su con bacchetta giapponese.
Mentre sorseggia il suo martini come se fosse in un locale della city Sara mi fa un cenno per indicarmi il suo tipo al bancone: un bel ragazzo di colore, con un fisico atletico e un viso che ricorda Tyson Beckford.
Dopo averlo esaminato annuendo in segno di approvazione non posso fare a meno di chiederle
– E quindi? Qual’è il problema? – escludendo a priori il carattere dato che si stava parlando di sesso e non di ricerca dell’Amore Eterno.
Tenendo il sottile calice per portarlo alla bocca Sara solleva il mignolo come una sorta di segnale e mi lancia un’occhiataccia mentre manda giù il suo drink
– Oouh – realizzo di colpo e condivido la portata del dramma con uno sguardo sofferto. Poi però aggiungo subito – Aspetta, ma… com’è possibile? Voglio dire…
Lei mi interrompe – …che un nero sia minidotato? A quanto pare è possibile.
Allarga le braccia con l’espressione rassegnata del “capitano tutte a me” ma malgrado la tragedia (perché E’ una tragedia) non riesco a non scoppiare a ridere, divertita dal bizzarro scherzo del destino, ed è proprio in quel momento che sentiamo un – Eccomi! – e vediamo Giorgia arrivare trafelata come se avesse corso la maratona di NY in tacchi a spillo.
– Di che si parla? – ci chiede riprendendo fiato e sistemandosi per sedersi
– Microcazzi – dico come fosse il tema di una lezione universitaria
– Ooh – mi risponde complice – e di quale esemplare stiamo parlando?
Sara indica il tipo a Giorgia e come un deja vu sembra ripetersi la stessa scena di prima.
Giorgia lo studia attentamente e poi guardandoci con aria interrogativa
– Ma… Ma è… è…
– Sì – taglia corto Sara – è nero ed è minidotato.
Giorgia si volta verso di me con la faccia da bambina curiosa come a dire – ma è possibile una cosa del genere??
– Comunque – mi rivolgo alla Contessa – Se in chat ha mentito sulle dimensioni hai tutto il diritto di recesso di questo mondo –
– Eh no, è questo il punto – spiega – Lui in realtà non ha mai menzionato l’argomento… sono io che l’ho dato per scontato facendomi fregare dall’aspetto.
– Grave errore – aggiunge Giorgia sgranocchiando delle patatine
– Nonono ragazze, errore un cazzo! – alzo l’indice in tono severo – Quando si cerca, Sara perdona l’espressione, da scopare su un social bisogna essere onesti e il nostro Tyson Beckford dei poveri non può approfittarsi del fatto di essere nero per lasciar intendere mirabolanti dimensioni e fregare povere fanciulle indifese. Così è pubblicità ingannevole!
– E cosa dovrebbe fare… – Giorgia manda giù il boccone – …mettere nel profilo NERO* con l’asterisco come a dire Attenzione in realtà ce l’ho lungo… – si volta sussurrando verso Sara – …a proposito quanto ce l’ha lungo?
La Contessa tira fuori il rossetto dalla borsa – Poco più di così… – e prima che potessimo chiederlo aggiunge – …da duro.
– Oooh – sospira Giorgia prendendo lo stick con l’espressione commossa come se si trattasse del cucciolo più tenero del pianeta – Che carino, guarda sta tutto in una mano – mentre chiude il pugno facendolo scomparire.
– Già, proprio un amore – risponde Sara ironica – ti ricorda quello di Cazzettino?

Dovete sapere che Cazzettino, soprannominato così per ovvie ragioni, era stato un fidanzato di Giorgia ai tempi del liceo, un tipo un po’ punk che suonava la batteria. La cosa interessante è che malgrado il sesso con lui fosse un disastro, lei aveva maturato una sorta di feticcio perverso per il suo sfortunato pisellino. Ogni giorno arrivava in classe e ci raccontava i nuovi giochini divertenti che aveva inventato ispirata dalle sue dimensioni: lo faceva muovere e parlare come fosse un simpatico vermetto, lo vestiva da bambolina o lo faceva venire semplicemente accarezzandolo o infilandoselo tra le dita dei piedi. Tutte cose che nella sua testa avrebbero dovuto risultare carine o affettuose ma che in realtà suonavano come le più umilianti immaginabili facendoci domandare se in realtà non ci fosse un tacito gioco sadomaso sotto perché il povero Cazzettino potesse sopportare tutto questo.

Giorgia con aria quasi romantica sta iniziando a rievocare questi momenti ma viene subito fermata da Sara – Ho dovuto cambiare paese e fare tre mesi di sedute dallo psicologo per riuscire a dimenticare questi racconti, non voglio sentire! – tappandosi le orecchie mentre noi ridiamo divertite.

Arriva il secondo giro di drink, un mojito per Giorgia, uno per me e un vodka martini per la Contessa. Il dj ha messo un pezzo dei Massive Attack, uno di quelli cupi che piacciono tanto alla nostra amica dai gusti dark – Mmmh, stupenda sta canzone! – con la bocca piena e lo sguardo già perso nella musica.
Sara mi guarda come per dire “ecco, l’abbiamo persa”, poi mi chiede
– Alex, a te non è mai capitato?
A queste parole Giorgia quasi si soffoca col drink e per poco non ci sputa tutto addosso mentre cerca invano di trattenere le risate
– Certo che le è successo! – mi prende per un braccio – Ti prego raccontalo, ti prego!
Scuoto la testa seriamente decisa a non ripercorrere quella storia e così Giorgia – Ok, lo racconto io: devi sapere che quando andavamo al mare c’era un tipo un po’ strambo che stava sempre addosso ad Alex, non so che problemi avesse… diciamo che non aveva tutte le rotelle a posto.
Insomma questo ragazzo che chiamavamo Il Maniaco aveva l’abitudine ogni tanto di… tirarlo fuori. Cioè non era cattivo o pericoloso in realtà, era solo estremamente ma estremamente fastidioso. – beve un sorso di Mojito e continua – E un giorno Alex si è stufata e gli ha detto qualcosa tipo di far sparire, anzi no, di rinchiudere a chiave quel lombrico patetico dato che nessuna ragazza sana di mente avrebbe mai avuto il coraggio di prenderlo in mano.
La Contessa finisce di bere – Mmh… e quindi? – aspettandosi un finale di qualche tipo.
Giorgia mi guarda come a dire – dillo tu – e io controvoglia concludo
– Beh… qualche giorno dopo era morto.
Sara spalanca gli occhi – Come sarebbe “morto”?
– L’avevano trovato in casa, si era suicidato, non so come.
La Contessa ci guarda con gli occhi sbarrati non sapendo se ridere o piangere – Ma… ma è una storia tremenda!
– Infatti – concordo ridacchiando amaramente mentre Giorgia con la faccia sul tavolo sta soffocando dal ridere.
– Vedi – dico a Sara – E poi sarei io la stronza…
Giorgia alza la testa asciugandosi le lacrime mentre continua a ridere – No dai, il maniaco traumatizzato a morte da Alex è troppo… ahah non ce la faccio!

Dopo esserci ricomposte, ormai in procinto di uscire, ecco arrivare finalmente il nostro Tyson Beckford che saluta gentilmente la Contessa, si presenta e ci chiede premuroso se abbiamo bisogno di altro. Io e Giorgia chiediamo due caffè ristretti e il tipo commette il più grosso errore della sua vita, chiedendoci – Quanto ristretti? –
Ci guardiamo complici mentre Sara, che ha già capito, sta iniziando a farci – No no – con la testa. Ci voltiamo verso di lui alzando il mignolo e a tempo rispondiamo
– Così!

6. Peggio di così si muore (un sabato sera di merda)

Sabato sera arrivo al live club XXXX e sono già incazzata a morte.
Nel pomeriggio ho perso per un soffio una partita a squash contro una cagnetta presuntuosa che avrei voluto strozzare con le mie mani dopo averle fatto ingoiare la racchetta. Una di quelle insopportabili stronzette prodigio che hanno iniziato a giocare l’altro ieri, sono già fottutamente forti e ti fanno – Sìbellapartitabrava – con quello sguardo politicamente corretto da finte umili del cazzo.
Tornata a casa ho avuto pochissimo tempo per prepararmi così dovuto optare per una semplice camicetta nera con gonna corta, sandali con tacco e i biondi capelli raccolti in alto da una semplice coda.
Come se non bastasse Giorgia mi ha dato buca all’ultimo momento perché si deve vedere con un tipo nuovo, uno che suona il basso in un gruppo metal o qualcosa del genere. Questo mi dà particolarmente fastidio per due motivi: uno perché Giorgia è di mia proprietà e non sopporto l’idea che qualcuno nella sua vita venga prima di me e due perché significa che dovrò passare tutta la serata con Sara insieme ai suoi amici sfigati. Ovvero dei lampadati cattolici sprovvisti di uccello con conti in banca a sei zeri e nobili parentele che parlano di vela o di trading e si chiamano tutti Pierqualcosa o Gianqualcosa.
Mentre sono al tavolo con la Contessa and friends mi arriva un messaggio di Giorgia, che evidentemente si sente in colpa e cerca di farmi compagnia a distanza scrivendomi cazzate “Un’amica di Dave dice che i feticisti dei piedi sono potenzialmente gay perché l’alluce può essere considerato è un simbolo fallico. Tu l’avevi mai sentita sta cosa? O_O”
In un’altra occasione avrei portato avanti la discussione ma sono arrabbiata e le rispondo un semplice No.
E’ appena passata un’ora da quando siamo arrivati, il dj non è affatto male, sta mettendo Prodigy, Chemical Brothers e roba che mi piace per cui sto incominciando a prendere confidenza con la serata quando Sara mi raggiunge al bancone con il volto crucciato. Mi spiega scusandosi più volte che hanno deciso di andare ad un’altra festa molto più interessante che però è una festa privata e ci vuole l’invito e lei conosce il tipo ma io no e…
insomma il succo è che io non posso andarci.
Mi dice che però se è un problema, se sono da sola, lei resterà con me.
– Ma no, vai. Tranquilla. – le dico ormai rassegnata alla piega catastrofica che ha preso la giornata.
– Sicura? – mi chiede con gli occhi dolci
– Sicura – rispondo con un accenno di sorriso per farla andare via con la coscienza pulita.
Mi dà un bacino veloce – Grazie Alex – e sparisce tra la folla.

Chiedo al bancone un coca&rum e un barman un po’ hipster mi chiede se non mi ha già vista da qualche parte, se sono una modella, se magari non mi ha vista su una rivista. Sì certo, una rivista. Perché qualcuno nel 2016 legge ancora le riviste… Mi vengono in mente un centinaio di cattiverie in rima da rispondergli ma sono talmente nera che non ne ho neanche voglia e mi limito a scuotere la testa.
Dalle casse parte Hey Boy Hey Girl, scruto la sala attraverso il bicchiere muovendo la testa al ritmo della cassa, poi a tempo con la canzone mi dico – Here we go – pensando – ‘Fanculo – e inizio a buttare giù il primo drink.

Verso le 3 sto uscendo dalla pista sudata e ubriaca, ho bevuto altri 2 drink tracannati alla velocità della luce insieme a non so più quanti shot di vodka. Ma l’alcool, il volume e il movimento ancora non bastano a placare il veleno che mi sta corrodendo lo stomaco, mi serve altro, per stordirmi, per sfogarmi, per non pensare a un cazzo, per buttare fuori tutto il male mi attraversa la mente. Guardo dal bancone le persone sudate che ballano in pista, l’aria è così piena di testosterone e feromoni che li si può quasi sentire col naso.
– Voglio scopare. – decido mentre poso il bicchiere e con passo veloce e un po’ barcollante attraverso il locale per arrivare da un tipo silenzioso appoggiato al muro, uno con lo sguardo scuro e la faccia scavata da spacciatore che mi ha lanciato occhiate per tutta la serata mentre ballavo.
Gli faccio un rapido cenno con gli occhi per dirgli – vieni fuori – e senza neanche rendermene conto, senza aver il minimo ricordo di come siamo arrivati a casa mia, siamo già sul divano a scopare. Non abbiamo neanche fatto in tempo a spogliarci completamente, lui è steso con i pantaloni appena abbassati e la maglietta tirata su fino al collo, io mi sto muovendo sopra di lui con la camicetta aperta mentre cerco di togliermi una scarpa.
Ho la testa completamente annebbiata dall’alcool, dalla libido e dalla foga velenosa dell’autodistruzione. Gli afferro la faccia con una mano e gliela tengo ferma – Sei capace a scoparmi o no?! Rispondi! – Lui stringe i denti e mi afferra il culo per infilarlo fino in fondo.
– Dillo che non sei capace a scoparmi, cazzo dillo! – gli sputo in faccia e sento il suo bacino sotto di me muoversi sempre più velocemente. Sono completamente fuori di me – Muoviti sfigato di merda, muoviti! – mentre gli stringo la bocca facendogli male.
Gli sputo di nuovo e gli tiro uno schiaffo, lui farfuglia qualcosa di incomprensibile e cerca di afferrarmi la mano per fermarmi ma senza riuscirci. Gliene tiro un altro molto più forte che lo colpisce in un occhio e sento uscirgli un – vaffanculo – tra i denti stretti. Sto per tirargli il terzo quando riesce a bloccarmi prendendomi per il polso – Adesso mi hai rotto il cazzo – mormora mentre si alza, si mette alle mie spalle e mi forza a piegarmi in avanti.
Immobilizzata dalla sua presa sento la stanza girarmi intorno come una giostra per via della sbronza e uno shock improvviso mi coglie di sprovvista lasciandomi senza fiato. Cazzo, me l’ha messo nel culo, penso mentre una parte ancora lucida del mio cervello si sta rendendo conto che deve avermi fatto malissimo ma l’alcool ha anestetizzato gran parte del dolore.
Cerco di farlo rallentare ma quello spinge sempre più forte e sempre più veloce. – P–piano… – tento di dire mentre lui mi afferra per i capelli – Cos’è che stavi dicendo? – si avvicina con la bocca al mio orecchio – Allora, chi è che non ce la fa a scopare?! –
Mi mordo una mano per soffocare i gemiti e mi rendo conto che sono eccitata più dai pensieri che sto facendo che dal mio anonimo partner. Mi piacerebbe che Giorgia fosse qui, seduta per terra, ammutolita dall’imbarazzo e segretamente eccitata a guardarmi scopare come una troia.
– P–piano… piano… – continuo a ripetere mentre sento il fiato che mi manca insieme ad un’improvvisa sensazione di nausea.
– Fermati.. devo… devo andare in bagno…
Mi tira la testa indietro prendendomi per i capelli
– Zitta – mentre mi sfonda – Sta zitta e fammi venire.
– T–ti prego, mi… mi viene da vomitare… d–devo sboccare…
Mi spinge via sbuffando e corro goffamente verso il bagno inciampando su un tacco con le mutandine che penzolano da una caviglia.

Il rumore dell’acqua che scorre dal lavandino aperto sta diventando un qualcosa di ipnotico, non so quanto tempo sia passato di preciso, sono seduta per terra abbracciata alla tazza del cesso con la bocca impastata, il moccio e le lacrime per i conati e i capelli sporchi di vomito. Credo di essermi anche addormentata per qualche minuto.
Con la coda dell’occhio vedo che lui è sulla porta del bagno e si sta abbottonando i pantaloni. Non so da quanto sia lì
– Io vado – mi dice
– Lo… lo sapevi… – rispondo biascicando lentamente con la testa ciondolante mentre mi esamino le dita smaltate di rosso del mio piede sinistro – …che se desideri succhiarle può… voler dire… – uno sbuffo di rigurgito acido mi interrompe – …che sei… finocchio?
Il tipo rimane in silenzio per qualche secondo, poi freddo e impassibile
– Tu sei tutta matta.
Sento i suoi passi allontanarsi e la porta di casa aprirsi e chiudersi violentemente.

Accasciata per terra tento di ripulirmi il viso alla meno peggio, poi sento qualcosa di strano, mi tocco in mezzo al sedere e mi guardo la mano: è completamente rossa di sangue.
– Merda – penso. Mi lascio andare sul pavimento e chiudo gli occhi.

7. Mistress per caso

La domenica mi sveglio con uno dei doposbornia peggiori che la memoria ricordi. Mi reco barcollante verso la cucina, mi verso da bere, accendo il portatile e mi connetto al social network con la f minuscola. Guardo i messaggi… e per poco non sputo tutto il caffè americano sullo schermo.

Ma devo tornare un attimo indietro.
Da un po’ di tempo Giorgia era fissata sul fatto di farmi delle foto come si deve. Un po’ perché voleva sverginare la sua reflex nuova di zecca, un po’ per fare pratica e un po’ perché non ne poteva più di vedere sulla mia pagina di facebook sempre la stessa immagine del profilo di me con gli occhi sbarrati e la mano davanti alla bocca come Drew Barrymore nella locandina di Scream.
Il suo piano consisteva nel recarci a casa di Sara, o meglio, in quella specie di castello dove abita che lei chiama “casa”, e di farmi un servizio fotografico con tutti crismi all’interno della suggestiva locazione. Non mi aveva anticipato il tema di questa sua opera generosa e questo voleva dire una sola cosa: era cosciente del fatto che se me l’avesse detto non avrei mai accettato.
Dopo due orette buone di preparazione, in un bagno dalle dimensioni di un monolocale e con tanto di statue, finalmente esco e, com’era prevedibile, la mia amica dai gusti dark si è lasciata andare al punto che sembro una vampira.
Passiamo il resto del pomeriggio con Giorgia che mi riempie di scatti in tutte le stanze più lussuose e vestita con gli abiti più gotici della maison mentre la Contessa cerca di farmi ridere per rendere il lavoro più difficile.
Alla fine, nonostante l’insistenza di Giorgia per una foto in cui sono seduta su una lussuosa poltrona di velluto rosso in una posa da Regina del Male, scelgo come immagine del profilo di FB un’altra in cui, sempre sulla stessa poltrona, sto mandando a cagare la mia fotografa mostrandole il dito medio con un sorriso.

Una settimana dopo, il risultato è il messaggio che ho davanti sullo schermo. Ora, voi immaginate, avete appena passato una nottata devastante, avete ancora la testa che gira come una giostra, il morale sotto i piedi, accendete il computer e vi trovate questo:
“Salve Padrona, sono uno schiavo minidotato con un cazzettino di 5cm. Volevo umilmente farle sapere che sarei disposto a pagare per delle sue mutandine usate.”
Chiamo Giorgia e prima ancora che abbia finito di dire “ciao” le dico
– Vieni qui, immediatamente.

Un’ora dopo suona il campanello e Giorgia si presenta allegra e sorridente con due sacchetti del mcdonald’s dove è passata a comprare credo tutto quello che c’era sul menù.
Sedute a tavola con R U Mine degli Arctic Monkeys nell’aria la mia amica ha subito le idee chiare sulla situazione
– Dai, devi farlo. Vendigli le mutandine!
– Non ci penso nemmeno – chiarisco secca, ma Giorgia non mi ha neanche ascoltato ed è già persa nelle sue oscure elucubrazioni imprenditoriali
– Mmmh… quanto potranno valere delle mutandine usate? Secondo te quanto sarebbe disposto a pagare? – domanda pensosa
– Ah non lo so, chiedilo alla Contessa, è lei la businesswoman che ha fatto economia alla Bocconi.
Dico questo ovviamente scherzando ma Giorgia le sta già scrivendo un messaggio: “Sono da Alex, senti ma secondo te quale potrebbe essere il valore in euro delle sue mutandine usate?”
Dopo neanche cinque secondi mi arriva un messaggio da Sara: “Che cazzo state combinando?”
“Niente” rispondo “le foto di domenica scorsa hanno iniziato ad attirare personaggi meravigliosi. Vieni a mangiare qui? Gio ha svaligiato un mcdonald’s.”

Mentre aspettiamo la Contessa decidiamo di analizzare meglio il profilo del mio nuovo spasimante e, non avevo dubbi, si tratta di un esemplare appartenente ad una delle categorie che da sempre svetta nelle classifiche della sfiga umana: i palestrati.
Giocando a squash in una palestra che include una sezione di bodybuilding ho la sfortuna (o fortuna, a seconda dei punti di vista) di poter osservare ogni volta questo affascinante teatro degli orrori. Curiosi esemplari troppo stupidi per rendersi conto di esserlo che pensano che il motivo per cui non scopano sia nelle dimensioni dei pettorali e non nel fatto di essere degli sfigati in grado di far asciugare una ninfomane in calore al solo aprir bocca. Quindi più non scopano più si pompano, in una spirale senza uscita fino a diventare dei mostri senza uccello.

Stiamo rabbrividendo di fronte alle foto del mio aspirante schiavo che potrebbe avere l’età di mio zio quando suona il campanello. Apriamo alla Contessa che senza quasi salutarci si fionda affamata verso il cibo a scegliersi subito tutte le cose a base di pollo.
Mentre siamo sedute tutte e tre a tavola Sara chiede a Giorgia com’è andata con Dave, il tipo nuovo con cui si frequenta.
– Bene – risponde veloce e sintetica con la faccia di chi vuole cambiare argomento. La verità è che Giorgia non ama parlare dei suoi ragazzi in mia presenza, un po’ perché credo tema il mio giudizio e un po’ per qualcos’altro che non riesco mai ad afferrare.
Si torna quindi all’argomento del giorno.
– Allora, a quanto le vendi queste mutandine? – chiede Sara con la bocca piena
– Secondo me… – risponde subito Giorgia prima che possa oppormi – …le mutandine di Alex potrebbero valere… 500 euro – sparando una cifra a caso
– Mmmh sì – concorda la Contessa come se stesse parlando del progetto di un ristorante giapponese a Dubai – mi sembra una cifra adeguata.
E’ bello vedere come entrambe stiano completamente ignorando il fatto che io non abbia la minima intenzione a buttarmi in questo mercato del fetish.
Mentre cerco di intervenire noto con la coda dell’occhio un nuovo messaggio sul portatile
– Ragazze, la faccenda si complica – giro il computer verso di loro
“Pagherei anche per dei suoi calzini usati, preferibilmente dopo una lunga giornata o un’attività sportiva”
– Quelli valgono sicuramente meno delle mutandine – riflette Giorgia sicura
– Secondo me non è detto… – spiega la Contessa – dipende dal livello di feticismo dell’acquirente. Metti che sia uno di quelli che preferisce annusare dei piedi che scopare… –
– Beh se andiamo su questo campo mi faccio da parte, la Musa dei feticisti è lei – dico indicando Giorgia.
Questo soprannome deriva dal fatto che è quella tra di noi con i piedi più carini e che diventano puntualmente feticcio dei suoi fidanzati. Che poi in realtà il miei sono oggettivamente più belli, ma i suoi seppur meno perfetti hanno un qualcosa di irresistibile che ti fa venire un’irrefrenabile voglia di coccolarli anche se non hai certe tendenze.
– Effettivamente… – ricorda Giorgia mentre mangia un’aletta di pollo rubata a Sara
– …c’era un tipo inglese che avevo conosciuto in erasmus… che mi chiedeva sempre di fargli le seghe con i calzini.
– Cioè? – chiedo già divertita al pensiero di quello che sta per venire fuori
– Ti chiedeva di fargli una sega usando piedi mentre indossavi i calzini?
– Nono – scuotendo la testa – proprio con i calzini e basta.
Io e Sara ci guardiamo con aria interrogativa.
– Praticamente – ci spiega – mi toglievo un calzino e glielo mettevo sul pisello, tipo cappuccio, e poi… – conclude il racconto mimando il su e giù con la mano.
La Contessa si pulisce con un tovagliolo, poi stringe la mano a Giorgia, sarcastica:
– Grazie. Davvero, grazie per questa immagine bellissima che ci hai regalato.
– Ahahah – rido – Guarda caso uno scemo così non poteva che essere un tuo ex!
E mentre finisco di dire queste parole mi rendo conto che la frase mi è uscita in un modo per niente simpatico, tanto che Sara si è gelata di colpo smettendo di ridere.
Giorgia è in silenzio, con la testa bassa china sullo schermo del telefono. Poi senza alzare lo sguardo aggiunge seria e con una freddezza che mi gela il sangue:

– Almeno io non sono mai uscita con uno che mi ha mandata all’ospedale per avermi gonfiata di botte.

La Contessa si alza in piedi – Okkeeey… – mettendo le mani in avanti come a dire lasciatemi fuori dalle vostre grane – Io mi sa che vado –
Sara ha sempre fatto così: quando io e Giorgia litighiamo o quando la situazione diventa pesante è quella che se ne vuole uscire subito con le mani pulite perché la cosa non la riguarda mai.
Mi alzo per accompagnarla alla porta, lei si riveste con lo sguardo stufo di chi vorrebbe già essere da un’altra parte
– Non vedi l’ora di ripartire per Londra eh? – le chiedo sull’uscio.
Sara sorride, un po’ amaramente, e poi mi dice
– Voi due siete sempre le stesse. Non è cambiato niente – e poi aggiunge una frase che avrei capito solo molto più tardi
– Io non so quanto tempo hai ancora intenzione di aspettare.

Dopo esserci abbracciate e salutate torno in cucina da Giorgia, ancora nella stessa posizione, immobile con lo sguardo perso nel telefono.
– Senti, non sei venuta con la tua macchina… ti devo portare da Dave vero?
Lei fa cenno di sì con la testa
– Andiamo dai – le dico mentre mi infilo la giacca.

Passiamo tutto il viaggio in macchina senza dire una parola, poi arrivata sotto casa del suo nuovo boyfriend mi fermo per farla scendere.
Giorgia rimane immobile per un po’
– Alex… scusa – mi dice timidamente con lo sguardo colpevole
– Tranquilla – le rispondo calma e impassibile
– No davvero, mi dispiace… scusa – ripete preoccupata
– Non fa niente – sorrido – sta tranquilla – e poi bassa voce – Dai scendi che Dave ti sta aspettando.
Giorgia annuisce, si slaccia la cintura, fa per aprire la portiera ma poi si ferma e guardando diritto davanti a sé mi dice queste parole:
– Alex… il giorno del mio compleanno, quando sei scappata via di corsa… mi dici cos’è successo? – si volta verso di me e restiamo a guardarci negli occhi in silenzio per qualche interminabile secondo. Poi un “toc toc” dal finestrino interrompe la scena e vediamo Dave salutarci sorridente
– E’ meglio se vai – le dico dolcemente
– Ok – risponde, e scende dall’auto.

8. Miao

Il vento sta facendo muovere le pesanti tende di velluto del castello, fuori dalla finestra una luna piena spunta tra le nubi illuminando la cupa boscaglia circostante e il rumore dei tuoni riecheggia in lontananza. Sono in una delle lussuose stanze di casa di Sara, ma tutto è ancora più grande di come lo ricordavo. Mentre mi guardo intorno tra libri, statue e maschere dalle espressioni grottesche sento bussare ad una porta alle mie spalle. Mi alzo per andare a controllare mentre prendo uno scialle da una poltrona per coprirmi dall’aria gelida che entra dalla finestra. Apro la porta e c’è Sara di fronte a me, all’interno di una camera da letto. E’ vestita con un lungo abito bianco che sventolando insieme ai suoi lunghi capelli rossi le dà un aspetto quasi etereo, come se fosse una visione, un fantasma. Sara si guarda intorno con circospezione, si porta l’indice davanti alla bocca per farmi segno di stare in silenzio e si avvicina al mio orecchio per sussurrarmi qualcosa in una lingua misteriosa. Parole incomprensibili che per qualche motivo mi suonano come aramaico. Mi porge la sua mano chiusa in un pugno e mi consegna qualcosa di freddo e metallico nella mia. Alzo lo sguardo e Sara è sparita. Apro la mano, c’è una strana chiave a forma di gatto con due smeraldi per gli occhi. Entro nella lussuosa camera da notte, un grande letto a baldacchino dalle lenzuola di seta rosse si staglia al centro della stanza, sembra non esserci nessuno poi per un attimo mi sembra di vedere una coda spuntare da sotto il letto. Mi abbasso, sollevo le coperte e scopro Giorgia rannicchiata, tremante per il freddo, completamente nuda tranne per un collare nero al collo che la tiene incatenata. Dai capelli le spuntano due soffici orecchie da gatta mentre una lunga coda si muove al ritmo del suo respiro. Apre gli occhi e mi sorride. Con la chiave apro il lucchetto e prendendola per il guinzaglio la guido a salire sul letto con me, tra le coperte.
– Miao – mi dice affettuosa mentre ritrova calore, poi abbassa la testa e inizia a baciarmi le gambe. Si sposta verso le cosce, sale a baciarmi l’ombelico, il seno, il collo. Io mi tiro su e le prendo il viso tra le mani: è più bella di quanto mi sia mai resa conto. Le sposto una ciocca di capelli dagli occhi e le accarezzo dolcemente le guance. Lei prende la mia mano e preme più forte le mie dita contro il suo viso fino a quando le mie unghie non arrivano a graffiarla. Una goccia di sangue inizia a scenderle sulla guancia da un piccolo taglio. Giorgia mi guarda negli occhi con uno sguardo pieno di segreti e mi dice – Leccami.
Io mi avvicino e le lecco via lentamente il sangue con la lingua. Lei ripete – Leccami… mangiami…
Continuo a leccarla e baciarla, le guance, le labbra, il collo
– Ti piaccio? – mi sussurra con gli occhi chiusi
Io la abbraccio e mi distendo portandola con me mentre continuo a baciarla travolta da una passione mai provata
– Da impazzire – rispondo mentre la mia bocca si muove affamata sul suo corpo.
– Mi piaci da impazzire… mi piaci da impazzire… mi piaci da impazzire… mi piaci da… –
Lo strillo stonato del campanello mi sveglia di soprassalto. Sono nel mio letto, a pancia in giù, completamente sudata con il cuscino tra le braccia
– Ma che razza di sogno… – penso mentre prendo conoscenza, e poi subito dopo
– Cazzo, il matrimonio!

Sì perché oggi è il matrimonio di Mara, una nostra ex compagna che non sopportiamo ma che per qualche motivo ci considera sue amiche e ci invita a tutti gli eventi importanti della sua vita. Giorgia sarebbe andata con Dave mentre Sara passava a prendere me che dovevo essere pronta… mezz’ora fa.
Mi preparo più in fretta che posso, inciampando diverse volte mentre cerco di fare più cose contemporaneamente come lavarmi i denti mentre cerco i vestiti o scrivere “Arrivo!!!” alla Contessa che mi sta aspettando di sotto mentre mi allaccio i sandali col tacco.

Salgo in auto che sto ancora finendo di pettinarmi, Sara mi guarda immobile con un’espressione accusatrice che significa – Ti sei addormentata. Lo sapevo.
Mi saluta con un – Hai dimenticato il rosset… – ma prima di finire la frase le ho già rubato il suo dalla borsa.
Mentre finisco di truccarmi allo specchietto faccio mente locale su quello che ci aspetta: il matrimonio di Mara.
Mara.
Mara è sempre stata insopportabile e, come molte persone insopportabili, ha rinunciato agli esseri umani per ripiegare su chi non è fisiologicamente in grado di mandarla a cagare: gli animali. Così da qualche anno è diventata un’animalista che si batte per la libertà degli animali e poi obbliga cani, gatti, coniglietti e chissà quali altre povere bestiole a vivere rinchiuse nel suo appartamento a impazzire di noia a guardare canale5 sul divano con lei per farla sentire amata.
Più o meno la stessa ipocrisia di quando al liceo si indignava perché io e Giorgia classificavamo qualcuno come “inscopabile”.
– Non dovete dire così – ci spiegava da maestrina acida – non è giusto, e poi a me dispiace per lui…
– Bene – rispondevo io – se ti dispiace allora scopatelo.
E a queste parole storceva il naso e se ne andava.
Uno dei motivi per cui noi tre non potremo mai diventare vegetariane è proprio l’immagine della faccia Mara stampata in testa, forse il deterrente più insormontabile possibile. Giorgia e Sara, per via del loro amore per gli animali hanno sempre sofferto questa condanna, a me invece che già mi frega poco dei miei simili…
– A proposito… – chiedo mentre richiudo il rossetto – …chi è lo sposo? Lo conosciamo?
Le labbra della Contessa si allargano in un sorriso
– Oh sì che lo conosciamo!
prende una spazzola dalla borsa e me la sventola davanti
Omioddio, Spazzolino! realizzo in un istante mentre Sara mi punzecchia
– Una delle tue vittime più clamorose, ti ricordi che aveva addirittura cambiato istituto?
– Beh – mi difendo – in quel caso io non c’entravo, quello sfigato aveva fatto tutto da solo!

Sì perché nonostante quello che possiate pensare, ho sempre avuto difficoltà ad essere stronza nei confronti degli sfigati che si sono davvero innamorati di me. Voglio dire, con tutte le brave ragazze che ci sono in giro, dovevano perdere la testa proprio per me? In certo senso capivo il dramma della situazione.
Questo ragazzo, in particolare, si era dichiarato nei corridoi della scuola, durante l’intervallo, con la testa bassa guardando per terra e incespicando con le parole. Il tutto sotto gli occhi di amiche ridacchianti ma se devo essere sincera non potevo non provare una sorta di ammirazione per la perversa volontà di presentarsi così patetico e sottomesso ad una persona che sapeva l’avrebbe fatto a pezzi.
Quindi gli avevo risposto semplicemente con un sorriso che significava – Caro ragazzo, il tuo istinto kamikaze può anche essere commovente sotto un certo punto di vista, ma… non c’è bisogno che ti risponda, vero?
Due mesi dopo aveva cambiato scuola, non per il mio tacito rifiuto come sostiene Sara, ma per via di una porta del bagno chiusa male durante una gita a Vienna. Risultato: una sua compagna di classe che lo sorprende con le braghe calate a segarsi con il manico di una spazzola nel culo davanti ad una mia foto in costume su facebook.

E’ quasi mezzogiorno, l’auto della Contessa sfreccia lungo la strada, alla radio Moby sta cantando Lift Me Up e mentre guardo fuori dal finestrino la campagna prendere il posto della città l’atmosfera della canzone mi riporta al sogno di questa notte riempiendomi di un tepore sconosciuto.
– Alex, tutto bene? – mi chiede Sara mentre parlo da sola con la testa nel mio mondo
– Oggi sei strana…
– No no, tutto ok – la rassicuro velocemente, poi le chiedo
– Senti… ma tu per caso conosci l’aramaico?
La Contessa si volta verso di me sbigottita
– Alex, sei sicura di stare bene?
– Lascia stare, non importa – mi abbasso gli occhiali da sole e alzo la musica.

9. Matrimonio degli equivoci

“Finalmente oggi conoscerai Dave! Ti avverto: sembra un po’ strano all’inizio ma è proprio una bella persona, e ci sto proprio bene insieme. Mi raccomando, comportati bene e non fare la stronza :P”

Seduta in macchina con la Contessa siamo in viaggio per il matrimonio di Mara. Abbiamo passato la prima ora cantando stonate quasi tutta la discografia di Arctic Monkeys e Strokes e ora stiamo discutendo di Giorgia e Dave quando, parli del diavolo, mi arriva questo messaggio di lei che leggo ad alta voce.
– Mi chiedo come mai si preoccupi così tanto… – domando ironica
– Già, chissà come mai… – risponde Sara ridacchiando – …mi ricordo ancora l’espressione del suo ultimo ragazzo dopo la trovata del braccio dei ferro!
– Mmh, sì forse quella volta avevo un po’ esagerato… – ammetto
– Un po’?! Cazzo Alex, quel poveretto stava per mettersi a piangere!

Quello di cui sta parlando Sara è un episodio molto infelice capitato sei mesi fa. Giorgia ha sempre avuto un debole per i tipi un po’ anoressici (che neanche a me dispiacciono) ma questo era davvero uno scheletro, pelle e ossa senza la benché minima ombra di muscoli addosso. Forse aveva davvero sofferto di anoressia, non lo so, fatto sta che una sera al XXXX seduti ad un tavolo con altra gente me ne esco con il quesito su chi tra lui e Giorgia in un eventuale momento critico sarebbe stato l’Uomo della situazione. Soprattutto visto che le dimensioni delle braccia di lui erano pericolosamente simili a quelle di lei.
E’ incredibile come gli uomini, anche quelli più insospettabili, siano ancora tutti sotto a questa cosa della virilità. La mia era solo una cattiveria gratuita, in realtà non c’è niente che mi faccia più schifo del “Vero Maschio doc®” e il tipo avrebbe potuto tranquillamente ridere alla mia battuta con un po’ di sana autoironia facendo finire lì la questione. Invece lo sfigato si sente addirittura punto sul vivo tanto da ribadire piccato che in realtà lui è uno di quelli “tutto nervi” che può sembrare debole in apparenza, ma in realtà…
A questo punto mi vedo costretta ad andare fino in fondo e gli dico ok, vediamo se è vero, e lo sfido a braccio di ferro con me. Lui resta un po’ esitante, spiazzato dalla mia proposta, io spiego che non ha niente da temere in quanto se è vero quello che dice non avrà nessuna difficoltà a battere una ragazza. E mentre dico questo lo guardo con gli occhi che brillano della luce diabolica di chi sa di avere l’avversario in pugno.
Giorgia capisce che la situazione sta prendendo una brutta piega e cerca di convincerci a piantarla lì, ma il tipo, seppur visibilmente turbato dall’idea di poter perdere contro una ragazza davanti a tutti, è ormai ostinato a difendere la sua virilità costi quello che costi.
Risultato: lui perde, entra di nuovo in depressione e Giorgia non mi parla per un mese.

Abbiamo appena finito di ripercorrere il tragicomico avvenimento quando mi rendo conto che siamo arrivate a destinazione. La Contessa ed io scendiamo dall’auto e dobbiamo ammettere che, nonostante il cattivo gusto in praticamente qualsiasi altra cosa, la locazione scelta da Mara per il matrimonio è davvero incantevole. Una collinetta verde impreziosita dal delizioso giardino di un villa signorile, il tutto affacciato sul mare.
Sara indossa il suo long dress blu cobalto di Roberto Cavalli dal valore di un monolocale in centro, scarpe di vernice con tacco e i fluenti capelli rossi che oggi le danno un’aria da femme fatale più del solito. Io ho scelto una camicetta bianca con gonna corta e sandali con tacco e i biondi capelli raccolti dal solito chignon alto.
Entriamo cercando di dare il meno nell’occhio possibile, con i pesanti occhiali da sole sul viso, come due popstar in incognito.
Ci guardiamo intorno con circospezione, la fauna è composta prevalentemente da tre categorie:
Uno: gli amici di lei, animalisti estremisti, in ogni faccia si può leggere una malattia mentale diversa.
Due: i parenti di lei, bigotti da family day, gente che predica il buon gusto e poi, sicuro come l’oro, si masturba di nascosto sui porno con la cacca.
E tre: gli amici di lui, fascisti nuovo millennio, di quelli che non hanno scopato abbastanza nell’adolescenza, si sono visti portar via le ragazze dai tipi coi rasta e adesso ce l’hanno coi centri sociali e si tatuano la faccia del Duce sul braccio.

Mentre rifletto su quale possa essere il filo conduttore tra questi tre tipi di lucida follia (sicura che da qualche parte ci sia), ecco arrivare Giorgia con Dave, entrambi con un drink in mano. Lui in camicia e jeans neri mentre lei indossa un elegante vestito lungo nero scollato sulla schiena e cammina scalza sull’erba verde.
Giorgia ci sussurra con un’espressione tra il divertito e l’allarmato
– Ragazze… ma che razza di gente c’è?!
– Beh, che ti aspettavi dal matrimonio di Mara e Spazzolino, un incontro di menti illuminate? – risponde Sara ironica
– A proposito di Spazzolino… – aggiunge Giorgia – …ma avete visto che adesso è diventato pure fascista?
La Contessa indica me col dito
– Colpa sua.
Rido divertita – Ma perché per ogni sfigato che perde la brocca deve essere colpa mia?
– Sei tu che l’hai “creato” traumatizzandolo. Prima era un timido ragazzino innocente… – mi accusa ironicamente
– Ahah, non gli ho detto io di farsi beccare in gita a farsi le pippe sulle mie foto con una spazzola nel sedere!

In piedi a fianco del buffet stiamo cercando di identificare le cibarie più interessanti. Giorgia nel frattempo mi ha presentato Dave e devo ammettere che sembra un bel tipo. Ci siamo stretti la mano come due persone importanti che per tanto tempo hanno sentito parlare l’uno dell’altra e abbiamo anche scambiato qualche battuta, mentre con la coda dell’occhio vedevo la mia amica tutta contenta del fatto che andassimo d’accordo. Tutto questo in realtà è durato solo qualche minuto, poi un senso di gelosia e possesso mi ha fatto educatamente lasciare la scena per raggiungere la Contessa.
– Non mangiate il sushi vegano. Fa schifo – ci avverte subito Giorgia a bassa voce con la bocca piena. Le rispondo con uno sguardo che significa “ok” e mi volto verso Sara per condividere la preziosa informazione ma la Contessa, stranamente, non sembra concentrata sul cibo. Con gli occhiali appena abbassati sta scrutando attentamente il ragazzo addetto al catering, un bel 18enne probabilmente di origine latinoamericana assediato da una cagnetta amica della sposa.
Mi avvicino a Sara da dietro e le chiedo
– F.D.S?
Lei senza neanche voltarsi con un tono da ninfomane in astinenza mi conferma
– Sì sì… assolutamente.

F.D.S. è una sigla inventata da lei che significa Fregnetto Da Svezzare e viene utilizzata per descrivere una delle sue prede sessuali preferite: diciottenni estremamente carini alle prime esperienze.
Che poi in realtà quando eravamo al liceo la Contessa era quella che più di tutte puntava ai 20–30enni snobbando i coetanei, ma da un anno a questa parte, passati i 25, ha maturato questo nuovo feticcio nabokoviano.
– Mmh, questo lo farei proprio morire… – riflette mentre si porta un’oliva alla bocca come fosse un gesto erotico – sìsì gli farei un bel edging di 2 ore fino a fondergli il cervello…
– Edging? – le chiedo. Da quando vive a Londra tira fuori sempre nuovi e curiosi termini sessuali in inglese
– Sì, un accenno di pompino che dura all’infinito – mi spiega – Non è facile sai?
– Ah no? – Chiedo un po’ distratta mentre sto scegliendo le tartine che mi sembrano meno peggio
– Sicuro – mi risponde – Soprattutto con i 18enni. Questi c’hanno gli ormoni a palla e se ci vai decisa schizzano in 5 secondi. Devi saper dosare il movimento di mano, i colpi di lingua che devono essere leggeri e imprevedibili e le labbra che devono avvicinarsi al contatto come a mimare l’inizio di una succhiata, ma sempre solo in superficie.
– Mmh-mmh – annuisco mentre mastico
– Il punto… – prosegue – …è tenerli per ore sull’orlo dell’orgasmo ma senza mai farli venire, devi vedere come impazziscono, arrivano a implorarti di tutto!
– Ad esempio?
– Beh, la supplica più frequente è quella per un dito nel culo – spiega come se fosse il risultato di un’importante ricerca scientifica internazionale
– Però… – ripete – …non è facile. Basta un piccolo errore, un colpetto di troppo o una leccata al momento sbagliato e ZAC, in un attimo ti ritrovi una maschera kabuki di sborra sulla faccia –
A quest’ultima frase quasi mi soffoco col cibo. E’ incredibile come la Contessa riesca a dire queste cose e mantenere sempre una certa aura di nobiltà ed eleganza. Persino parole come “sborra” dette da lei con quella sua erre moscia assumono un suono quasi sofisticato.
– Temo però che il nostro Fregnetto sia già impegnato… – realizza amaramente mentre osserva il flirt con la cagnetta.
– A questo possiamo rimediare.
Prendo un tovagliolo e le rubo una penna dalla borsa. Mi appoggio alla sua schiena e inizio a scrivere.
– Che fai? – mi chiede di spalle già preoccupata
– Diamo un po’ di movimento a questo matrimonio – rispondo mentre scrivo

“Più ti osservo e più mi rendo conto che mi fai sesso. Quando hai finito con quella sfigata, raggiungimi al gazebo tra gli alberi”

dopodiché stampo un bel bacio di rossetto come firma.
La Contessa legge il messaggio e mi sorride compiaciuta come a dire “ottima idea!”
Nel frattempo Giorgia e Dave sono tornati tra noi
– Che combinate? – ci chiede subito lei che, sicuro, ha notato qualcosa
– Niente – rispondo veloce mentre faccio sparire il tovagliolo – Stavamo parlando…
– …di edging! – conclude pronta la Contessa
– Edging? – chiede perplessa – Cos’è una roba di scalate montane, tipo free climbling?
– Ehm, più o meno… – risponde vaga la Contessa
– …ma con uno stile più vicino a quello kabuki – aggiungo io ridacchiando
Giorgia ci guarda sospettosa poi capisce che potrebbe trattarsi di qualcosa di estremamente sessuale e, vista la presenza del suo ragazzo, taglia corto con un
– Ok ok, non voglio sapere.
Un vassoio di pizza fumante scatena la ressa degli invitati (che si sono rotti di mangiare cazzate) intorno al buffet, travolgendo il povero Fregnetto che cerca di mantenere l’ordine come può. Decido che è il momento giusto e approfittando della confusione mi infilo nella folla come una 007 in tacchi a spillo e gli caccio il tovagliolo nella tasca.

–––––

Sedute all’ombra di un albero vicine al luogo dell’appuntamento io e Sara stiamo aspettando il momento X facendo una classifica a punti dei casi umani davanti a noi mentre Giorgia e Dave sono andati a fare i piccioncini su un dondolo un po’ più distante. Ma la giovane preda della Contessa non sembra presentarsi, forse non si è accorto del tovagliolo… così dopo essersi stufata di attendere, la mia intraprendente amica decide di andarlo a conoscere di persona.

Osservo da distante Sara che inizia a parlare con il giovanotto sfoderando le sue armi di seduzione migliori mentre lui sembra già pronto a venirsi nei pantaloni. Ad un certo punto la Contessa deve avere menzionato il nostro messaggio perché vedo lui frugarsi nelle tasche, ma stranamente senza trovare niente. Sara si volta verso di me allargando le braccia come a dire – Boh… mistero… – ed è proprio in quel momento che, voltandomi, vedo qualcosa che mi fa gelare il sangue nelle vene.
Giorgia e Dave sono ancora sul dondolo, ma non si stanno più scambiando tenerezze. Lui sta tenendo un tovagliolo davanti a lei facendole leggere qualcosa scritto sopra…

In un attimo mi rendo conto del tragico errore: cazzo, nella ressa ho sbagliato persona!

Non riesco a capire quello che si stanno dicendo ma Giorgia deve aver riconosciuto al volo la mia scrittura perché si è subito voltata verso di me, e ora vedo che si sta alzando per venirmi incontro.
Oddio che casino! Oddio che casino! penso mentre mi preparo ad affrontarla.
La vedo arrivare con passo deciso e so già cosa mi dirà, mi vedo già tutta la scena davanti: mi sputerà in faccia che sono una stronza, che sono matta, inaffidabile, che sono invidiosa della sua felicità, che godo a rovinarle sempre la vita, il tutto con quella sua voce stridula e odiosa di quando è incazzata. E io le dirò di non rompere, di piantarla di buttarmi addosso le sue insicurezze come se avesse ancora 15 anni, di cercare crescere una buona volta e che non è colpa mia se si sceglie puntualmente degli sfigati come fidanzati.
Stringo i pugni preparandomi a ricevere la sfuriata ma man mano che si avvicina mi rendo conto che non sembra furiosa, sembra… triste.
Sta piangendo.
Si ferma di fronte a me e mi guarda con gli occhi gonfi di lacrime. Di colpo è come se fosse calato il silenzio su tutta la scena, persino gli uccelli sembra abbiano smesso di cantare.
– Io… – inizia a dirmi con la voce tremante
– Io non lo so perché ogni volta ti comporti così… – cerca di asciugarsi gli occhi con una mano mentre le lacrime continuano a scendere copiose
– …anzi, lo so… è che per te è tutto un gioco, tutto uno scherzo… a te tutto scivola addosso… Ma a me queste cose fanno male –
Tutti gli invitati sembra che abbiano smesso di respirare.
– Io lo so che in fondo a modo tuo mi vuoi bene… – ma prima di finire la frase si interrompe
– No… – si corregge scuotendo la testa – Forse non lo so più –
Alza gli occhi verso di me, il suo sguardo è pieno di tristezza
– Se non ti rendi conto di quando mi fai male… io non so se ce la faccio più a starti vicina.
Si avvicina e mi accarezza il viso con una mano
– Spero che un giorno tu possa essere felice.
Si volta e si allontana.
Io resto paralizzata mentre vengo attraversata dalla peggiore sensazione che abbia mai provato. Mi sento come se avessi respirato fumo, un fumo nero che mi sta riempiendo il cuore, il polmoni, lo stomaco, lasciandomi senza fiato e con un dolore troppo interiore per essere concepito.
Non so per quanto tempo rimango immobile in quella posizione ma deve essere parecchio dal momento che ad un certo punto inizio a percepire dalla mia trance delle voci che mi chiedono
– Signorina? Si sente bene?

–––––

Le onde del mare si stanno infrangendo contro la scogliera formando schiuma bianca dal rumore effervescente. E’ passata quasi un’ora e io sono seduta da sola sugli scogli con i piedi nell’acqua a lanciare sassolini con lo sguardo perso nel blu del Mediterraneo.
– Ehi! Eccoti! Ma dove ti eri cacciata?!
Sento la voce della Contessa alle mie spalle che cerca di raggiungermi saltando cautamente da uno scoglio all’altro con i tacchi in mano
– Alex… – mi dice apprensiva una volta arrivata. Si siede di fianco me, posa le scarpe e, a sorpresa, mi abbraccia
– Alex, Alex, Alex… – ripete coccolandomi mentre io mi perdo per un po’ nel tepore del profumo dolce della sua pelle
– Ho parlato con Giorgia – mi spiega all’orecchio mentre siamo abbracciate – Le ho spiegato. E’ tutto a posto.
– Grazie – le sussurro e restiamo abbracciate una a fianco all’altra in silenzio a guardare le onde assorte nei nostri pensieri.

Ad un certo punto Sara si volta verso di me, il suo sguardo si è fatto serio
– Senti… – inizia a dirmi con tono grave – …lo so come sei fatta, che non sopporti i consigli, le prediche e tutto quanto… Però questa storia deve finire. Basta con le bugie, con i giochetti e con le cazzate. Devi affrontare la realtà.

La Realtà, penso con la testa bassa e lo sguardo nel vuoto, certo, La Realtà…
Ma quale realtà? Sento salire dentro di me un misto di rabbia, amarezza, e qualcos’altro di più profondo e sconosciuto che mi stringe come una morsa lo stomaco, il cuore. La realtà che sono una stronza inguaribile? Che sono matta da curare? Che a 26 anni ho avuto più spasimanti e fidanzati di quanti si possa immaginare e non ce n’è uno per cui sia mai riuscita a provare qualcosa? Che mi diverto solo a prenderli per il culo? Che scopare con loro è solo un esercizio di pura meccanica mentre con la mente mi perdo nelle mie fantasie per riuscire a raggiungere un orgasmo? Che l’unica persona per cui sento qualcosa è la mia migliore amica e che mi bagno ad immaginarla sottomessa e umiliata?

Dopo un interminabile silenzio interrotto solo dal vento e dalle onde, alzo la testa, guardo Sara negli occhi e le chiedo a bassa voce
– Senti… tu pensi che io sia matta?
Sara mi sposta i capelli dal viso
– No. Non penso che tu sia matta – sorridendo
Mi prende la mano e me la tiene nella sua, aspetta qualche minuto, poi mi dice

– Alessandra… io credo che tu sia lesbica.

e prima che possa dire qualcosa, aggiunge
– E credo che tu debba parlare con Giorgia –
La sensazione sconosciuta che mi stringeva lo stomaco e il cuore allenta la presa per farsi strada dentro di me fino al mio viso e, per la prima volta dopo non so quanto tempo, sento i miei occhi riempirsi di lacrime.
Di colpo mi sento fragile come una bambina.
Fragile, indifesa, spaventata.
Sara mi prende il viso tra le mani con un sorriso dolce e mi asciuga una lacrima
– Lo so che è difficile… ma devi parlarle, devi spiegarglielo…
Devi dirglielo che sei innamorata di lei.

10. Volare via

Nella hall principale di quel cesso di aeroporto chiamato Malpensa sono seduta ad aspettare che apra il check–in. Scorro le notizie sul telefono senza neanche leggerle mentre la voce di Tori Amos mi coccola dalle cuffie.
Ho deciso di partire per il Canada, da sola.
Ho bisogno di disintossicarmi dalla mia città e dalle sue persone, non ho un lavoro da lasciare e non mi va di assistere alla promettente love story tra Giorgia e Dave.
Ma soprattutto ho bisogno di stare con me stessa, in un ambiente nuovo, diverso, dove non mi conosce nessuno, dove poter guardarmi, capirmi, magari rinascere.
Avevo pensato anche a Germania, Francia e Australia ma il Canada alla fine è sempre stato il paese a cui, istintivamente, mi sono sempre sentita di appartenere.

Ho salutato Giorgia via messaggio, avremmo dovuto vederci ma quella stupida ad usare certe scollature in questo periodo si è beccata 39 di febbre.
La Contessa invece mi ha passato dei contatti avuti a Londra di alcune agenzie di moda a Vancouver, consigliandomi, nel caso decida di fermarmi per un po’ e abbia bisogno di trovare lavoro in fretta, di provare a fare la modella. Non so se li userò.
Per un po’ non voglio essere quella che quando passa tutti si voltano, o che monopolizza l’attenzione entrando in un locale. In questo viaggio voglio essere invisibile, confondermi tra la gente, come una persona qualunque.

Dagli altoparlanti annunciano che il check-in per il mio volo sta per aprire. Mi alzo e inizio a fare la fila in mezzo a persone di varia provenienza.
Lo so quello che state pensando, molti di voi forse si aspettavano un lieto fine, la redenzione della stronza che, grazie all’amore, diventa buona. Magari dopo una bella scena di sesso finale, io e Giorgia nude e sudate sul tappeto del salotto che scopiamo selvaggiamente, così infoiate da non essere neanche riuscite ad arrivare in camera da letto. Così che potete finirvi la vostra seghetta solitaria davanti allo schermo dopo che avete dato il bacio della buonanotte alla vostra moglie o fidanzata sovrappeso e con la ricrescita.
Mentre sono in coda la mia mente va indietro nel tempo, agli ultimi giorni, gli ultimi mesi, gli ultimi anni… Penso al mondo che mi circonda, alle parole delle persone “Trovare un buon lavoro”, “Mettere su una bella famiglia”, “Amarsi”, “Tradirsi”, “Ammalarsi”, “Fare del bene”, “Fare del male”… Concetti svuotati e mescolati in una spirale confusa di mostruose quotidianità.
Tutto mi sembra sempre più come un gigantesco scherzo, assurdo, amaro, spietato. E io, forse, sono solo una stronza che l’ha capito…

– Ehm… Signorina V.? …tutto bene?
La voce dell’operatrice mi sveglia dal sovrappensiero riportandomi alla realtà.

Fatto il check–in e imbarcata la valigia sto per raggiungere l’accesso ai gates, mi volto a guardare la hall dell’aeroporto come se fosse l’ultima volta nella vita, poi mi giro e sto per varcare l’entrata quando sento dei passi veloci dietro di me insieme ad una voce che mi chiama
– Alex.
Mi volto e davanti a me, coperta da una giacca invernale, un cappello di lana e una sciarpa c’è Giorgia.
– Ciao… – mi dice.
Io le sorrido – Come ti sei conciata?
Lei sorride a sua volta allargando le braccia come a dire – non è colpa mia –
– Ma hai la febbre, cosa ci fai qui? – le chiedo ridacchiando, e poi
– Dai, cerchiamo un bar che ti offro qualcosa di caldo.

Sedute ad un tavolino di fianco ad una coppia di giapponesi che mi salutano ogni volta che incrocio il loro sguardo osservo Giorgia tentare di bere un tè bollente a piccoli sorsi.
– Sara mi ha scritto di ricordarti di farti sentire ma di fare attenzione al fuso orario e non chiamarla nel cuore della notte!
– Ahah l’ha già detto anche a me.
– Ah, a proposito… lo sai che poi con Fregnetto alla fine ci è andata la sera del matrimonio?
– Ah sì? – chiedo interessata – E…?
– Mmh–mmh – mi fa segno negativo scuotendo la testa
– E’ andata male?
– Più che altro è andata… breve.
– Quanto breve?
– La Contessa dice che è nuovo record, tipo 7 o 8 secondi dal momento in cui gliel’ha preso in mano al momento in cui le ha schizzato addosso. Oltretutto sul suo vestito di Roberto Cavalli, sai quello da un miliardo e mezzo?
– Ahahah, sì vede che la sua prodigiosa tecnica di edging ha ancora qualche problema…
– Pensa che era talmente incazzata che voleva mandargli il conto a casa, “Oltve a non avevmi fatto godeve…” – imitando la erre moscia della contessa – “…mi ha puve vovinato il mio vestito più cavo!”
Ridiamo insieme divertite, poi il suo volto piano piano si fa crucciato.
Resta in silenzio con gli occhi bassi
– Ma allora parti sul serio…
Alza la testa, i suoi occhi sono lucidi e il suo sguardo racchiude una tristezza che mi stringe il cuore facendomi salire improvvisamente il magone
– Sara dice che secondo lei non torni più… è vero?
– Non lo so… – le dico mentre mi asciugo il naso cercando di non commuovermi.

Dopo esserci alzate ed avere pagato siamo tornate all’ingresso per i gates,
Ci fermiamo di fronte all’entrata. Un via vai di persone dirette ai voli ci sta circondando
– Senti… – le dico, cercando di essere più lucida possibile – …so che Sara ti ha raccontato, che avete parlato di me, quello che ci siamo dette sugli scogli… quello che provo per te. Ma non devi preoccuparti, davvero… lo sai come sono, tra un mese magari mi passa tutto.
Le metto le mani sulle spalle guardandola negli occhi lucidi
– Lo so che tu non sei… come me – le spiego – Per questo non ti ho mai voluto dire niente, per non…
– No, invece ti sbagli… – mi interrompe
Rimane alcuni secondi in silenzio, come a scegliere le parole giuste
– Alex… in realtà c’è stato un periodo, i primi anni che ci siamo conosciute, al liceo, in cui credevo… di essermi innamorata di te –
Tira fuori un fazzoletto dalla tasca mentre una lacrima inizia a scenderle sul viso
– Forse era il periodo o forse è che non avevo mai viso una ragazza così bella in carne e ossa, fuori da una copertina o dallo schermo di un cinema…
Si ferma ad asciugarsi il naso e prosegue
– Non ho mai avuto il coraggio di dirtelo ma Sara lo sapeva, l’ha sempre saputo. Per questo voleva che tu mi parlassi l’altro giorno, perché sperava che da parte mia ci fosse ancora qualcosa dopo tutti questi anni…
Si toglie il cappello di lana spettinandosi i capelli sul viso e aggiunge
– Ma per me ora è diverso… Non è solo per via di Dave, è che quella del liceo è stata probabilmente solo una fase… Dicono che succede a volte nell’adolescenza…
Mi guarda con un sorriso triste, come a doversi scusare mentre con le lacrime che le scendono sulle guance conclude amaramente
– A me piacciono i ragazzi.
Con gli occhi lucidi le sorrido, ci abbracciamo e mi perdo a coccolarla mentre i suoi singhiozzi si soffocano contro il mio seno
– Quindi… è arrivato il momento di salutarci… – dico mentre alzo la testa a controllare l’orario
– No… – la sento rispondere e prima di accorgermene si alza in punta di piedi e mi bacia.

Restiamo con le labbra incollate e gli occhi chiusi per un tempo incalcolabile mentre le nostre lacrime si mescolano insieme.

Lentamente ci separiamo
– Ciao… – mi dice asciugandosi gli occhi
– Ciao… – rispondo commossa
Poi si volta e corre via.

FINE

3 comments

  1. Veramente un racconto splendido, è il primo in vita mia che leggo per la storia senza toccarmi, ed ero venuto qui per masturbarmi.

    Mi chiedo cosa sia vero e cosa no. E mi sono innamorato della protagonista. Bene.

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  2. Devo ancora leggere il 6, ma intanto voglio dirtelo ,mi hai scombussolata, sei molto brava , molto!
    Ho una leggera vertigine, non so potrebbe anche essere cervicale, ma anche la tua storia che a tratti interrompe il respiro, complimenti!Sei davvero così stronza? 🙂
    Ah grazie per aver apprezzato le mie prove di scrittura,segui anche tu @scrivereC?

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