Non abbastanza

Sedute dentro la capanna degli indiani in un Old Wild West di periferia io e Ramada siamo reduci da uno peggiori weekend che si possa ricordare.
– Allora mi vuoi dire che hai fatto ieri sera? Hai una faccia che sembri uscita da un turno alla Foxxcon.
– La Foxxcon? – le rispondo distratta con lo sguardo perso nella coca cola.
– Sì, la fabbrica che produce gli iPhone in Cina. Sai, quella dove i dipendenti si buttano dal tetto da quanto fa schifo lavorare lì dentro.
– Sono stata… no lascia stare, te lo racconto un’altra volta.
– Mhpf, come vuoi. Ma intanto vedi di ordinare che siamo qui da mezz’ora e non hai ancora aperto il menù. E io sto morendo di fame.
Alla mia destra, da uno spiraglio nella tenda, si intravede sulla parete del locale il disegno di un bisonte trafitto dalla freccia di un nativo americano con la faccia di toto cotugno – Senti… – indicandole il dipinto posticcio – …ma secondo te quello è un apache o un cheyenne?
Il viso di Ramada si fa ancora più scuro – Alessandra, se non scegli qualcosa da ordinare entro dieci secondi ti uccido.
– Secondo me è un cheyenne – continuo – erano loro che andavano a caccia con…
– Eccomi ragazze, avete deciso? – Una giovane cameriera dalla faccia carina e dal fisico a pera è comparsa nella nostra capanna con un taccuino in mano. Ramada, ormai satura, prende il controllo della situazione – Sì, un’insalata “vecchia fattoria” per me e un doppio cheese con patatine per lei, grazie.
– Nient’altro?
Provo a fare un cenno per cercare di dire qualcosa ma la mia compare conclude irremovibile – No, nient’altro.
Di nuovo sole, Ramada si volta verso di me alzando un sopracciglio come a dire “Non rompere, tanto prendi sempre la stessa cosa”.
Dallo spiraglio della tenda il sedere informe della cameriera si allontana verso il salone e mi viene in mente quella volta in cui Coraline a Vancouver mi aveva svelato la strategia base di mcdonald’s riguardo alle politiche di assunzione del personale: assumere ragazze carine ma non troppo, dall’aspetto anonimo e preferibilmente di cultura o intelligenza mediocre. Lo scopo è quello di scongiurare eventuali insurrezioni e, soprattutto, evitare che il cliente possa essere tentato di attaccare discorso rallentando la coda. Ma nonostante gli sforzi la multinazionale del pagliaccio coi capelli rossi e la faccia da pederasta ha dovuto cedere al suo concorrente pistolero lo scettro di Re dei punti d’arrivo per tutte quelle persone che appartengono alla categoria dei “non abbastanza”.
Basta guardarsi intorno per rendersene conto. C’è la riccia aspirante modella al bancone: non abbastanza figa.
Lo studente di ingegneria alla cassa: non abbastanza intelligente.
O ancora l’atleta che sta versando l’olio nella friggitrice: non abbastanza veloce.
E così via con l’economista occhialuto che sta pulendo un tavolo accanto al nostro (non abbastanza intraprendente) e l’artista hipster alle bibite (non abbastanza brillante).
Un’intera generazione di “non abbastanza” scartata dalla società dell’eccellenza a tutti i costi e destinata a friggere patatine e scaldare hamburger surgelati.
Spiego tutto questo a Ramada, lei ci pensa un po’ e poi scuote la testa – Sei sempre la solita stronza. E comunque ti sbagli.
– Perché mi sbaglio?
Senza dare nell’occhio Ramada mette fuori il braccio e mi indica una ragazza bionda con la coda di cavallo che sta pulendo dei bicchieri dietro il bancone – Vedi, lei non rientra assolutamente nella tua categoria.
Sporgo il capo fuori dalla tenda per osservarla meglio.
– Si chiama Gaia – mi spiega – viene in palestra con me. Voleva specializzarsi in meccanica quantistica e ci è riuscita laureandosi l’anno scorso col massimo dei voti. Ci ho parlato un po’ di volte, ti giuro, è davvero un fenomeno. Pensa che il suo insegnante all’università pensava di proporla per un master a Cambridge.
– Mmmh… – rimango qualche secondo a fissare le bollicine nel bicchiere – E come mai è finita qui?
Ramada tentenna abbassando lo sguardo – Beh il fatto è che… il professorone le aveva detto che la borsa di studio non avrebbe coperto tutte le spese… che bisognava decidere in fretta… e poi – conclude frettolosamente – che in cambio sarebbe dovuta andare a casa sua, mettersi a quattro zampe e farsi leccare il buco del culo dal suo cane mentre lui si faceva una sega.
Raccoglie l’iphone e conclude – E lei non se l’è sentita.
– Capisco.
Non abbastanza troia.

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