Uccidete la Tigre Bianca – 7 – In fuga

Il 2080 è iniziato da 5 minuti e il fragore dei fuochi d’artificio che infiammano il cielo di New Rome ci raggiunge confuso mentre stiamo correndo nel buio delle sue viscere più profonde.
Ok, questo è ufficialmente il capodanno più di merda della mia vita del cazzo – Penso mentre cerco di mantenermi al centro del piccolo cornicione, tra colonie di ratti che escono dal muro alla mia sinistra e l’impressionante fiume di melma dall’altra parte.

Un valanga di punti interrogativi mi girano in testa senza risposta. Di che errore sta parlando Capelli-Turchini? Se ero io quella che doveva lasciarci la pelle e se i russi, per qualche ragione, mi volevano morta, per quale motivo non mi hanno fatta fuori prima? Erano armati, avrebbero potuto eliminarmi in mille modi, perché proprio sul ring? Forse volevano che sembrasse una morte accidentale… O forse temevano che avessi potuto parlare a proposito dell’incontro truccato e volevano fare piazza pulita dei testimoni… O forse qualcuno di molto importante ha scommesso sulla mia morte… Ma è assurdo, io ormai non valgo più niente… Non sono nessuno…

– Ecco l’uscita!
Capelli-Turchini si volta verso di me indicando una scaletta di metallo.
– Dove siamo esattamente? – domando mentre riprendo fiato
– Sotto la galleria B del centro.
– La galleria dei ristoranti? Sarà piena di gente a quest’ora…
– Possiamo approfittare della confusione per confonderci tra la folla… e poi la prossima uscita non la conosco, potrebbe volerci un’altra ora, forse anche due.
– Aspetta, fammi dare prima un’occhiata.
Salgo la scala, sollevo il tombino di qualche centimetro: siamo nell’angolo di una piazzetta, a fianco di una panchina e due vasi di piante sintetiche. Più avanti, una variopinta moltitudine di scarpe si muove veloce per raggiungere il cuore della festa. Sembra una posizione abbastanza appartata per sgattaiolare fuori senza dare troppo nell’occhio.
– Ok, sei pronto?
Apro il tombino e usciamo il più velocemente possibile facendo finta di niente. Un pirata barbuto con uno spiedo in mano ci saluta dall’insegna di un ristorante brasiliano alla nostra sinistra mentre a destra una fila di teste bianche di plastica dai capelli colorati risalta dalla vetrina di “CrazyHair”. Mi sto guardando intorno per capire dove andare quando mi sento tirare per un braccio e vedo il babyfake indicare agitato due uomini in nero venirci incontro da in fondo alla galleria.
– Merda!
Come cazzo hanno fatto a seguirci?
Capelli-Turchini mi mette una mano sul sedere e stacca qualcosa dai pantaloni
– Guarda, avevi una cimice – mostrandomi un piccolo sensore di metallo dall’aspetto di un insetto. Poi mi fa segno verso la parte opposta della galleria
– No – lo fermo subito – a quest’ora l’uscita nord potrebbe essere già chiusa, saremo in trappola…
Vedo la fila di taxi dietro l’uscita sud, proprio quella da cui stanno arrivando i nostri inseguitori.
– Dobbiamo uscire da quella parte.
Mi guarda spaventato
– Ce la possiamo fare – lo rassicuro – Tu seguimi e fai quello che ti dico!

Iniziamo a camminare, con lo sguardo basso, seguendo il flusso della folla. Costosi abiti firmati, pettinature eccentriche e impianti di bellezza in oro e platino descrivono alla perfezione il prestigio sociale della fiumana che si sta recando allo show di capodanno.
– Stammi bene a sentire – gli spiego a bassa voce man mano che avanziamo – Adesso devi continuare a camminare così, facendo finta di non averli visti. Poi… la vedi quella grassona davanti a te, quella col chihuahua finto sottobraccio?
Il babyfake annuisce.
– Ecco, al mio segnale dovrai buttarti e spingerla più forte che puoi contro il russo a sinistra, mi hai capita?
– Sì… e quello a destra?
– Di quello me ne occupo io.
Continuiamo ad avanzare mentre con la coda dell’occhio vedo i due sgherri della Ukus avvicinarsi sempre di più.
– Ora!
Come un’anguilla Capelli-Turchini sguiscia tra i passanti e si butta a testa bassa contro la cicciona. La donna lancia un urlo strozzato e crolla sul gangster, sotterrandolo.
La folla si volta di scatto.
Approfittando del momento mi lancio verso il suo compare e gli mollo una ginocchiata in mezzo alle gambe che lo fa collassare per terra senza fiato.
Prendo Capelli-Turchini per mano e gli faccio cenno di iniziare a correre. Qualcuno tra la folla, pensando ad uno scippo inizia ad urlare – Le ha rubato il portafogli! Le ha rubato il portafogli! – indicando il babyfake.
Alle mie spalle intravedo il russo che si è liberato dalla grassona e ha ripreso a inseguirci.
Cazzo!
Corro più veloce che posso, tirandomi dietro il mio piccolo compagno e travolgendo i passanti.
Ci siamo quasi, ci siamo quasi!
Usciamo dalla galleria, apro la porta del primo taxi, butto dentro Capelli-Turchini e mi infilo gridando – VIA, VIA!

Una voce cantilenante mi risponde pigra dal sedile anteriore
– Oooooh, lei sempre tanta fretta, anche sera di Capodanno…
Si volta e un sorriso privo di incisivi dall’aria familiare mi dà il benvenuto
Oh no, perché proprio LUI?
– Wang non c’è tempo per le cazzate, parti subito senza fare domande!
Dal finestrino vedo il russo che si sta avvicinando alla vettura mentre il tassista continua il suo – Eh, Tigre Bianca sempre di fretta… sempre luna storta… io mi chiede perché mai campionessa così…
Un fragore di vetri rotti lo interrompe facendolo saltare sul sedile. Il russo ha spaccato un finestrino e sta cercando di aprire la porta
– WANG! PARTI!
Il piccolo cinese stavolta non se lo fa ripetere e con una sgommata sfreccia via sbandando tra i taxi e trascinandosi dietro il nostro inseguitore che non accenna a mollare la portiera. Il russo riesce ad arrampicarsi sul tetto per passare dal lato di Capelli-Turchini. Con un pugno spacca l’altro vetro facendo imprecare Wang qualcosa in cinese. Il babyfake tira fuori un piccolo coltello che sembra una katana in miniatura e glielo pianta sulla mano per fargli mollare la presa ma la lama è così affilata che passa da parte a parte come un coltello nel burro, inchiodandola all’interno della portiera. Il russo lancia un grido di dolore e colpisce il babyfake al volto facendolo volare contro di me.
– Accelera, accelera! – urlo a Wang mentre mi avvicino al finestrino per fermare il gangster.
L’auto supera pericolosamente un fuoristrada e si infila a sinistra dell’ultima corsia, proprio sui binari del tram. Sto cercando di staccare il coltello dalla mano del russo per poterlo spingere via quando lo vedo voltarsi verso la strada con un’espressione di terrore ed esclamare – Дерьме!
Di fronte a noi la linea 14 ci sta venendo incontro a tutta velocità
– WANG, CHE CAZZO FAI?!
L’autista cinese cerca di rientrare in corsia ma un gigantesco autotreno alla nostra destra impedisce il passaggio. Wang si sposta il più possibile contro il camion per sperare di riuscire a passare tra i due veicoli
Non ce la faremo mai
Non ce la faremo mai
Il russo lancia un urlo disperato. Io mi tengo al sedile e stringo i denti aspettando l’impatto…
Una pioggia di scintille ci piove addosso accompagnata da uno stridore assordante mentre il tram ci passa accanto sfregiando la fiancata del taxi e portandosi via il gangster dopo avergli tranciato di netto la mano.

Riprendo fiato mentre guardo l’ultimo vagone allontanarsi alle nostre spalle
– Ok Wang… non so quali cazzo di santi protettori cinesi hai pregato… – stacco l’arto sanguinante dalla portiera e lo butto fuori dal finestrino – …ma fai i ringraziamenti anche da parte mia.
Come non fosse successo niente, il piccolo tassista ricomincia a guidare bofonchiando – Uhmpf… questa città sempre peggio… sempre più pazzi in giro… – raggiunge la fine dell’isolato, gira in una via secondaria e si ferma a fianco di una pompa di benzina abbandonata.

Siamo vivi

Do un’occhiata al grosso livido sulla fronte di Capelli-Turchini, disteso e privo di sensi.
– Ha preso un bel colpo, ma sta bene – spiego a Wang che si è voltato verso di noi – …di botte me ne intendo.
Uno strano portafogli di pelo zebrato cade dalla tasca del babyfake. Lo apro pensando di scoprire finalmente l’identità del mio amico misterioso ma dentro ci trovo la foto di una grassona dall’aria nobile. Precisamente la grassona che Capelli-Turchini ha spinto contro il gangster russo qualche minuto fa.
Ah ah ah, piccolo bastardo.
La cosa positiva però è che il portafogli è pieno di soldi. 2800 euroyuan per la precisione. E dal momento che tutte le mie cose sono ancora nello spogliatoio dell’Hell’s Kitchen e che non ho avuto i miei 7000, mi rendo conto che se non fosse per i suoi vizi da ladruncolo, ora non avrei il denaro per pagare Wang.

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