Racconti

Maionese

– Ho voglia di ammazzare qualcuno.
Non ricordo a chi delle due sia venuto in mente, se a me o a Ramada, sta di fatto che dal momento che abbiamo ancora due giorni liberi prima di tornare a Trieste, stiamo passeggiando per le strade di Santa Margherita, in quel posto esclusivo per ricchi stronzi chiamato Liguria. Durante il pomeriggio siamo state a Portofino, abbiamo fatto una passeggiata sul molo e dopo aver trovato uno yacht incustodito, una scintillante imbarcazione dai vetri oscurati stile mission impossibile dal nome “Prestige”, ci è bastato guardaci un attimo per capire che dovevamo assolutamente provare ad imboscarci. Abbiamo scroccato champagne dal frigo, rubato vestiti di Prada e scopato sul letto ovale dalle lenzuola di seta mentre una famiglia brianzola con bambini nazisti ci guardava sorridente dalla foto sul comodino. Verso le 18:43 stiamo (altro…)

Rehab in pillole #4: Autogrill

…da qualche parte sull’autostrada tra Novara e Milano, in un piccolo autogrill che odora di peluche sintetici, caffè rancido e cessi pubblici, controllo l’ora sul telefono intanto che aspetto il mio turno per ordinare. 02:47. Dietro il bancone una donna dall’aria assente sta sistemando delle tortine alle mele certificate “del trentino” mentre un ragazzo stempiato col monociglio pulisce la macchina per le spremute. Sposto uno sgabello per sedermi e per un attimo non posso fare a meno di chiedermi quale sia il loro lato oscuro, quale terribile segreto nascondano, insomma, cos’hanno combinato per finire qui dentro.
Sì dottore, chi lavora in questi posti non è mai una persona comune. Non troverà quasi mai una madre che aspetta di finire il turno per tornare a casa dalla famiglia, un ex operaio rimasto disoccupato o uno studente che arrotonda per pagarsi gli studi o comprarsi la playstation5. Chi lavora in un’area di servizio durante la notte è qualcuno che vuole stare lontano dal mondo, che non vuole essere trovato. Qualcuno che ha un passato da dimenticare, che nasconde o si sta nascondendo da qualcosa. Guardo la donna dallo sguardo assente e mi viene in mente di quando Giorgia mi aveva raccontato di una barista che lavorava in un autogrill di queste zone a cui la polizia aveva trovato resti di neonati nel cesto del bucato. La donna non poteva
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“Io non voglio morire sobria”

Rileggendo la sottoscritta tra le vipere mi sta venendo una gran voglia di aggiungerci  nuovi episodi qua e là perché (posso permettermi di dirmelo da sola) è davvero bello ed è un peccato che sia così breve. Forse, tra tutti, resta il mio lavoro preferito, anche se posso capire perché la maggior parte di voi continui a preferire Diario di una Stronza e il suo seguito canadese. O almeno, questo è quello che mi sembra di capire dalle mail che mi mandate.

In ogni caso, rileggendolo, il mio capitolo preferito resta senza dubbio la trasferta con Jill a Las Vegas:
Alessandra tra le vipere -8- Come le vampire
tutto oltre lo straordinario (o l’orribile, a seconda dei punti di vista). Soprattutto se si pensa che è tutto vero.

A.

Medusa

– Sì?
– Ehm, buongiorno… sono Marco, posso entrare?
– Era ora. Sei il ragazzo del take away cinese, vero? Ho una fame…
– No, sono un cliente. La ragazza all’ingresso mi ha detto di salire al terzo piano e di bussare qui.
– Quale ragazza all’ingresso?
– Quella alta due metri, con le meches bionde.
– Ah, Ettore.
– Ettore?
– Il travestito più richiesto del quartiere, nonché cantante soul eccezionale. Si esibisce quasi tutte le sere (altro…)

Uccidete la Tigre Bianca – 8 – Notte dal Drago Pigro

L’orologio sul cruscotto del taxi segna le 2:15 mentre percorriamo le strade vuote e silenziose del quartiere più povero della città. Dal momento che la probabilità di trovare uomini della Ukus ad aspettarmi sulla porta di casa era del 99% ho chiesto a Wang di portarci in un luogo sicuro, un posto dove poter passare la notte tranquilli. Lui senza starci troppo a pensare ha ingranato la marcia esclamando – Da mio zio Chung! Pensione del Drago Pigro, voi conosce?
– No, mai sentita.
– Ecco, appunto. Posto sicuro. Pochi conoscono!
Alla domanda su come faccia ad andare avanti un hotel che nessuno conosce, mi ha spiegato che in realtà (altro…)

Uccidete la Tigre Bianca – 7 – In fuga

Il 2080 è iniziato da 5 minuti e il fragore dei fuochi d’artificio che infiammano il cielo di New Rome ci raggiunge confuso mentre stiamo correndo nel buio delle sue viscere più profonde.
Ok, questo è ufficialmente il capodanno più di merda della mia vita del cazzo – Penso mentre cerco di mantenermi al centro del piccolo cornicione, tra colonie di ratti che escono dal muro alla mia sinistra e l’impressionante (altro…)

Uccidete la Tigre Bianca – 6 – La Vipera

La luce sparata dai fari agli angoli della sala mi acceca mentre cerco di capire quello che è accaduto nell’ultima manciata di secondi.
Un silenzio improvviso è calato nella stanza interrompendo il vociare feroce della folla.
Abbasso lo sguardo: una combattente sovietica di quasi due metri giace a terra senza vita con un rivolo di sangue scuro che le esce dalla bocca.
Alzo gli occhi e incrocio lo sguardo terrorizzato di Rhonda, mi sta fissando dalla porta di ingresso trattenendo il respiro.

Ma che cazzo è successo? (altro…)

Uccidete la Tigre Bianca – 5 – Hell’s Kitchen

All’angolo tra una rosticceria cinese e un parco di divertimenti abbandonato due sexy diavolesse luminose si strusciano provocanti formando la K all’interno della grande insegna “Hell’s Kitchen”.
L’imponente edificio dal sapore anglosassone era stato in origine un albergo di lusso per ricconi dal gusto kitsch, fallito non appena il quartiere sprofondò nel degrado diventando territorio di spacciatori di hyperspeed e mignotte tailandesi con o senza uccello.

All’interno si possono ancora ammirare quadri rinascimentali posticci, lampadari grotteschi, rifiniture in ottone arrugginito e tappeti rossi ormai consumati dal tempo e dai passi di centinaia e centinaia di mariti fedifraghi. (altro…)

Uccidete la Tigre Bianca – 4 – Babyfake

La scoperta su come intervenire sul DNA era iniziata intorno al 2016 per una cura contro il cancro. Si pensava che fornendo all’organismo le istruzioni su come combattere la malattia, anziché bombardandolo con farmaci, questo sarebbe riuscito a sconfiggerla da solo.
Sembrava la svolta del millennio ma in realtà, dopo i primi risultati che avevano fatto ben sperare, la terapia non fu efficace poiché le cellule cancerose riuscivano in qualche modo a riadattarsi.
Tutto ritornò come prima fino a quando nel 2060 una ditta di Shangai che fino ad allora aveva fatto solo lozioni antirughe e, sotto un altro nome, creme per pistolini troppo veloci acquistò quel che rimaneva del progetto e dieci anni dopo presentò al mondo (altro…)