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Alessandra tra le vipere -11- Discese ripide

– Signorine vi prego di consegnarmi i vostri telefoni. Li riavrete a serata conclusa. Vi ricordo inoltre che è severamente proibito uscire dal secondo piano, parlare con gli ospiti ed in generale qualsiasi tentativo di registrare immagini o video all’interno della sala.
All’interno di un elegante camerino dai soffitti affrescati un energumeno in giacca e cravatta ci sta perquisendo con cura per verificare che non abbiamo microfoni o microcamere addosso, sempre facendo attenzione a non sciupare i vestiti. La festa è appena iniziata e noi siamo di nuovo Dorothy e Jixa. Sulla porta, il padrone del palazzo, un uomo sulla cinquantina con la faccia che pare di cera e i capelli color cenere, aspetta con le mani incrociate.
– Devo togliermi anche le mutande o basta così? – chiedo ironicamente ma l’uomo (altro…)

Alessandra tra le vipere -10- Limo

Non ero mai stata in una limousine. Non sono così spaziose come sembrano. Gli interni sono proprio come li vedi nei film ma c’è qualcosa che ti fa sentire su un altro piano rispetto al mondo che ti circonda. Guardo le luci sfocate di Milano attraverso i vetri bagnati ed come se il tempo qui dentro si fosse fermato. Abbiamo addosso due abiti da sera dal valore di un appartamento, due stravaganti cinture di castità ed è come se fossimo sospese in una specie di limbo, mentre corriamo verso la misteriosa serata che ci sta aspettando. Sposto la testa dal finestrino. Sul tavolino di fronte ci è stato lasciato un secchiello del ghiaccio con una bottiglia di champagne e due calici.
– A cosa brindiamo? – chiedo a Jillian mentre le verso da bere. (altro…)

Alessandra tra le vipere -7- Call Me

È di nuovo domenica, fuori dalla finestra il sole di L.A. splende più luminoso del solito e io non riesco a mettere i piedi giù dal letto.
Sono in uno stato di dormiveglia da non so quanti minuti con ancora in testa l’atmosfera di ieri notte: io e Jillian abbracciate nell’armadio durante la festa di Ylenia. Non sono neanche le 11 e mi sono già masturbata due volte, la prima che era ancora buio e la seconda qualche ora fa, e ogni volta mi sono riaddormentata subito dopo, sprofondando in sogni strani fatti di ricordi di questi ultimi giorni ma ambientati in posti sconosciuti.
Ieri pomeriggio Jill mi aveva detto che oggi sarebbe dovuta restare a casa, quindi le prospettive per la giornata sono: trovare la forza di uscire, magari per andare a comprare un cazzo di forno a microonde e smetterla di vivere di toast, oppure restare a letto a sfinirmi di ditalini nella speranza (altro…)

Alessandra tra le vipere -4- Nietzsche sulla spiaggia

Sdraiata sulla sabbia mentre il sole sta per sparire dietro l’orizzonte dell’Oceano Pacifico, faccio un tiro di marijuana e guardo dall’altra parte del molo: sono quasi le 21:00 e sulla spiaggia di Santa Monica le famigliole stanno raccogliendo le loro cose per lasciare il posto a coppiette e gruppi di ragazzi con la chitarra.
Questa mattina mi sono masturbata pensando a Jillian. In realtà sarei dovuta andare a prendere dei vestiti all’agenzia ma ho deciso di rimandare per restare in albergo. Ho passato quasi tre ore a dormicchiare e a toccarmi tra le coperte ma per quanto fossi eccitata non sono riuscita a venire. È strano, come se i ricordi legati a lei appartenessero a due persone differenti. Come se ci fossero due Jixa: la ragazza sofisticata che ordina aragosta agli agrumi al Providence e diventa rossa a sfiorarmi la mano e quella strafatta col volto bagnato di sputi che mi infila la lingua nel culo sul pavimento del Goldwick.

L’appuntamento per questo pomeriggio era (altro…)

Alessandra tra le vipere -3- Canguri, reggiseni e prozac

“Odio le persone che sembrano canguri”
Sono passati tre giorni dalla nostra cena e Jillian mi manda questo tipo di messaggi criptici più o meno due volte al giorno. Seduta in mutande e reggiseno sulla schiena di un modello brasiliano, di cui ho già dimenticato il nome, le rispondo che domani sarà nuvolo ed essendo un’ottima occasione per andare in spiaggia senza morire ustionate, potremmo passare il pomeriggio a Santa Monica. Poi lancio l’iphone sul tavolino e ritorno in posizione (altro…)

Alessandra tra le vipere -2- Jixa

All’angolo tra Cole Avenue e Melrose Avenue le vetrate luminose del Providence illuminano la fila di coppie in coda verso un’impresa pressoché impossibile: trovare un tavolo libero il venerdì sera. Si tratta perlopiù di giovani colletti bianchi ma ci sono anche svariati produttori televisivi. Questi li riconosci perché sono vestiti a metà tra un formal e un casual-friday, portano occhialini da intellettuali coi soldi e generalmente, dopo essersi fatti succhiare l’uccello tutto il pomeriggio dall’attricetta speranzosa di turno, si lavano la coscienza portando moglie e bambini a cena nel ristorante di pesce più costoso del quartiere.
In piedi al bancone del bar ordino un martini per ingannare l’attesa intanto che aspetto l’arrivo di Jixa. Se dovessi dirvi ora perché l’ho fatto, perché l’ho chiamata, (altro…)

Alessandra tra le vipere -1-

– Un maxi frappé alla vaniglia, una cheesecake al mirtillo e un bicchiere d’acqua, grazie.
Entrata di corsa da Starbucks faccio segno alla ragazza al bancone e mi butto sul primo divanetto libero per riprendere fiato. L’orologio alla parete segna le 9:02, tiro fuori un fazzoletto e mi asciugo la fronte marcia di sudore. Fuori dalla vetrata il sole di L.A. illumina la variopinta folla che attraversa Sunset Boulevard: un’orgia allucinata di famiglie bianche di cattolici benpensanti, spacciatori sudamericani con lo shotgun nel bagagliaio, rispettati primari di colore che vivono in ville da gangster e attricette strafatte di coca che si confondono con puttane strafatte di coca.
Mi guardo intorno. Seduto al tavolo di fianco a me un giovane hipster sta facendo finta di lavorare a qualcosa di grafico sul suo macbook nuovo. Ha lo sguardo di chi non scopa da mesi e probabilmente (altro…)

Scherza con i fanti ma lascia stare i… cani

Ricordo che scrissi il terzo capitolo del mio periodo canadese in piedi sul bus mentre andavo al lavoro. Non avevo foglietti quindi usai l’app degli appunti dell’iphone. E presa dalla foga di raccontare quello che era appena successo lo pubblicai subito, senza neanche rileggerlo. I risultati furono una tonnellata di refusi e l’ingresso nel libro nero di alcuni animalisti che mi inondarono la mail di insulti (“troia specista” il più frequente) per i successivi 3 mesi.

C’era una volta una Stronza in Canadà #3 – Tre orgasmi sottochiave

Un consiglio…

…state sempre attenti alle foto che utilizzate come immagini del profilo su FB 

Frammenti dal Diario di una Stronza #5 – Mistress per caso

La domenica mi sveglio con uno dei doposbornia peggiori che la memoria ricordi. Mi reco barcollante verso la cucina, mi verso da bere, accendo il portatile e mi connetto al social network con la f minuscola. Guardo i messaggi… e per poco non sputo tutto il caffè americano sullo schermo.

Ma devo tornare un attimo indietro.
Da un po’ di tempo Giorgia era fissata sul fatto di (altro…)