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Alessandra tra le vipere -8- Come le vampire

Credeteci o no, non esiste niente al mondo che ti faccia venire voglia di sballarti come entrare in un casinò a Las Vegas durante la settimana mondiale del trading. Orde di giovani yuppie carichi di testosterone accorsi da ogni parte del continente per ascoltare mostri sacri come Alan Greenspan o John Paulson, stringere contatti importanti e mandare un messaggio di buonanotte alla moglie durante una sega a quattro mani da 140$ in un centro massaggi tailandese. L’evento si svolgerà nell’area conferenze del Venezian Hotel e il tasso di cocaina nell’aria è tale che puoi ritrovarti quasi strafatta nel solo tragitto dall’ingresso alla tua suite con vista panoramica. Qualche giorno fa, quando Jillian mi ha proposto questa trasferta, di fronte alle mie perplessità sul fatto di alloggiare in uno dei casinò più costosi del pianeta, mi aveva tranquillizzata spiegandomi che aveva “un gancio per spendere poco”.
Avevo pensato ad un contatto tra lo staff, ma quando siamo arrivate Jill è andata alla reception e con tutta la tranquillità del mondo ha chiesto “Suite 14”. Senza lasciare documenti o carte di credito. Ha semplicemente preso la chiave e siamo andate alla nostra stanza. Tutto questo era un po’ troppo per una semplice conoscenza con un inserviente e infatti (altro…)

Alessandra tra le vipere -7- Call Me

È di nuovo domenica, fuori dalla finestra il sole di L.A. splende più luminoso del solito e io non riesco a mettere i piedi giù dal letto.
Sono in uno stato di dormiveglia da non so quanti minuti con ancora in testa l’atmosfera di ieri notte: io e Jillian abbracciate nell’armadio durante la festa di Ylenia. Non sono neanche le 11 e mi sono già masturbata due volte, la prima che era ancora buio e la seconda qualche ora fa, e ogni volta mi sono riaddormentata subito dopo, sprofondando in sogni strani fatti di ricordi di questi ultimi giorni ma ambientati in posti sconosciuti.
Ieri pomeriggio Jill mi aveva detto che oggi sarebbe dovuta restare a casa, quindi le prospettive per la giornata sono: trovare la forza di uscire, magari per andare a comprare un cazzo di forno a microonde e smetterla di vivere di toast, oppure restare a letto a sfinirmi di ditalini nella speranza (altro…)

Alessandra tra le vipere -6- Alex, Jixa, Ylenia e il gatto succhiacazzi

Di tutte le scelte che potevo fare, quella di indossare dei tacchi per andare ad un party dopo un’intera giornata di su e giù per il centro non è stata decisamente una delle più sagge. Sono le 2 passate, ho perso Jillian da qualche ora e sto passeggiando scalza sul prato dell’incredibile giardino di villa Montanini in mezzo a statue greche, fontane e gruppetti di invitati ai tavoli o appartate sulle sdraio poco distanti.
L’idea era quella di fermarsi per scroccare un po’ di champagne con la scusa di fare gli auguri a Ylenia, figlia di una delle famiglie italiane più ricche del quartiere nonché giovane artista in erba. L’avevamo conosciuta al Noize, un live club dove cantava coraggiosamente il disagio di una vita lacerata tra un master a Cambridge e un viaggio in Thailandia. A fine serata ci eravamo ritrovare a fumare erba sul retro insieme a tecnici del suono che raccontavano aneddoti sulla scena musicale di L.A.: quello che canta bene, quello che canta male, un Marilyn Manson non ancora famoso che tira fuori l’uccello e piscia sul pubblico, contest di pompini nei camerini, eccetera eccetera. Ylenia si era unita per (altro…)

Alessandra tra le vipere -5- La Terrorista del Lusso

Seduta da Nick’s Coffee & Diner mentre aspetto la mia cheesecake al mirtillo guardo il messaggio che mi è appena arrivato sul telefono.
La fotografia di una coda di persone davanti ad una vetrina importante.
“Tardo 20 minuti.
Vai pure a prenderti un caffè”

Uno dei motivi per cui la mia amica irlandese detesta fare shopping su internet, ostinandosi a sgomitare nei negozi il fine settimana, è perché le preclude la possibilità di esercitarsi nel suo più grande sfogo anti-stress: soddisfare la sua indole di Terrorista del Lusso. Un terrorismo che, trattandosi di Jillian, non può che fare rima con feticismo.
Durante una cena da Antony’s mi aveva raccontato di come queste singolari pulsioni erotico-sovversive fossero iniziate (altro…)

Alessandra tra le vipere -2- Jixa

All’angolo tra Cole Avenue e Melrose Avenue le vetrate luminose del Providence illuminano la fila di coppie in coda verso un’impresa pressoché impossibile: trovare un tavolo libero il venerdì sera. Si tratta perlopiù di giovani colletti bianchi ma ci sono anche svariati produttori televisivi. Questi li riconosci perché sono vestiti a metà tra un formal e un casual-friday, portano occhialini da intellettuali coi soldi e generalmente, dopo essersi fatti succhiare l’uccello tutto il pomeriggio dall’attricetta speranzosa di turno, si lavano la coscienza portando moglie e bambini a cena nel ristorante di pesce più costoso del quartiere.
In piedi al bancone del bar ordino un martini per ingannare l’attesa intanto che aspetto l’arrivo di Jixa. Se dovessi dirvi ora perché l’ho fatto, perché l’ho chiamata, (altro…)

Un consiglio…

…state sempre attenti alle foto che utilizzate come immagini del profilo su FB 

Frammenti dal Diario di una Stronza #5 – Mistress per caso

La domenica mi sveglio con uno dei doposbornia peggiori che la memoria ricordi. Mi reco barcollante verso la cucina, mi verso da bere, accendo il portatile e mi connetto al social network con la f minuscola. Guardo i messaggi… e per poco non sputo tutto il caffè americano sullo schermo.

Ma devo tornare un attimo indietro.
Da un po’ di tempo Giorgia era fissata sul fatto di (altro…)

Tokyo, Mon Amour

Come un chirurgo durante la più delicata delle operazioni il giovane fotografo dagli occhi a mandorla si è chinato a frugare nella sua valigetta con gli strumenti per tirare fuori una specie di doppia lente dalla forma rettangolare. Seduto su uno sgabellino con le mie caviglie tra le mani mi sta esaminando le dita dei piedi da quasi venti minuti.
Prima ha passato in rassegna le mani, poi ha fatto cenno ad un’assistente e le ha sussurrato qualcosa. Questa è corsa a chiamare un altro ragazzo che è arrivato con un tablet ad ascoltare le osservazioni del fotografo. Due ore di segni, indicazioni e frasette in giapponese con, ogni tanto, qualche sorriso verso di me per rassicurarmi che stava andando tutto bene.

Il bello di lavorare a Tokyo è che l’ospitalità nipponica è qualcosa di assolutamente ineguagliabile. Ti vengono a prendere all’aeroporto in un’auto dai vetri scuri, ti accolgono al Park Hyatt come (altro…)

camgirls e Milionarie in una notte

Frammenti dal Diario di una Stronza #4 – Soffocare

Il giovedì sera è stato ribattezzato “chinese food & evil plans”, un appuntamento fisso divenuto un vero e proprio rituale che consiste nel trovarsi a casa di Giorgia, ordinare cibo cinese a domicilio e passare la serata mangiando in pigiama davanti alla tv a commentare reality trash. Ma soprattutto a portare avanti la ricerca del nostro piano segreto per la felicità eterna: diventare schifosamente ricche in poco tempo e senza sforzi.

Sì perché se pensate che abbiamo intenzione di passare le nostre vite sgobbando otto ore al giorno per uno stipendio da fame, abbruttite dallo stress e dalla frustrazione come la maggior parte di voi, allora non avete capito niente. (altro…)

Buon San Valentino di merda

Frammenti dal Diario di una Stronza #2 – Peggio di così si muore (un sabato sera di merda)

Sabato sera arrivo al live club XXXX e sono già incazzata a morte.
Nel pomeriggio ho perso per un soffio una partita a squash contro una cagnetta presuntuosa che avrei voluto strozzare con le mie mani dopo averle fatto ingoiare la racchetta. Una di quelle insopportabili stronzette prodigio che hanno iniziato a giocare l’altro ieri, sono già fottutamente forti e ti fanno – Sìbellapartitabrava – con quello sguardo politicamente corretto da finte umili del cazzo.
Tornata a casa ho avuto pochissimo tempo per prepararmi così dovuto optare per (altro…)

C’era una volta una Stronza in Canadà #13 – Fammi piangere

Gli occhi iniziano ad aprirsi al suono di passi che si avvicinano.
Mi guardo intorno con la vista ancora sfocata.
Questa stanza la conosco…
Capisco di essere nel retro del Sexy Shop dove lavora Coraline.
La Nostra stanza.
Un paradiso di pause-pranzo passate a mangiare porcherie fritte, fumare canne, guardare porno ridicoli e scopare sul tavolo dell’archivio.
Cerco di muovermi e mi accorgo di essere completamente immobilizzata su una sedia, con i polsi e le caviglie legate.
Come sono finita qui dentro?
I passi si fanno sempre più vicini, sembra un suono (altro…)