diary

Alessandra tra le vipere -5- La Terrorista del Lusso

Seduta da Nick’s Coffee & Diner mentre aspetto la mia cheesecake al mirtillo guardo il messaggio che mi è appena arrivato sul telefono.
La fotografia di una coda di persone davanti ad una vetrina importante.
“Tardo 20 minuti.
Vai pure a prenderti un caffè”

Uno dei motivi per cui la mia amica irlandese detesta fare shopping su internet, ostinandosi a sgomitare nei negozi il fine settimana, è perché le preclude la possibilità di esercitarsi nel suo più grande sfogo anti-stress: soddisfare la sua indole di Terrorista del Lusso. Un terrorismo che, trattandosi di Jillian, non può che fare rima con feticismo.
Durante una cena da Antony’s mi aveva raccontato di come queste singolari pulsioni erotico-sovversive fossero iniziate (altro…)

Alessandra tra le vipere -4- Nietzsche sulla spiaggia

Sdraiata sulla sabbia mentre il sole sta per sparire dietro l’orizzonte dell’Oceano Pacifico, faccio un tiro di marijuana e guardo dall’altra parte del molo: sono quasi le 21:00 e sulla spiaggia di Santa Monica le famigliole stanno raccogliendo le loro cose per lasciare il posto a coppiette e gruppi di ragazzi con la chitarra.
Questa mattina mi sono masturbata pensando a Jillian. In realtà sarei dovuta andare a prendere dei vestiti all’agenzia ma ho deciso di rimandare per restare in albergo. Ho passato quasi tre ore a dormicchiare e a toccarmi tra le coperte ma per quanto fossi eccitata non sono riuscita a venire. È strano, come se i ricordi legati a lei appartenessero a due persone differenti. Come se ci fossero due Jixa: la ragazza sofisticata che ordina aragosta agli agrumi al Providence e diventa rossa a sfiorarmi la mano e quella strafatta col volto bagnato di sputi che mi infila la lingua nel culo sul pavimento del Goldwick.

L’appuntamento per questo pomeriggio era (altro…)

Alessandra tra le vipere -3- Canguri, reggiseni e prozac

“Odio le persone che sembrano canguri”
Sono passati tre giorni dalla nostra cena e Jillian mi manda questo tipo di messaggi criptici più o meno due volte al giorno. Seduta in mutande e reggiseno sulla schiena di un modello brasiliano, di cui ho già dimenticato il nome, le rispondo che domani sarà nuvolo ed essendo un’ottima occasione per andare in spiaggia senza morire ustionate, potremmo passare il pomeriggio a Santa Monica. Poi lancio l’iphone sul tavolino e ritorno in posizione (altro…)

Alessandra tra le vipere -2- Jixa

All’angolo tra Cole Avenue e Melrose Avenue le vetrate luminose del Providence illuminano la fila di coppie in coda verso un’impresa pressoché impossibile: trovare un tavolo libero il venerdì sera. Si tratta perlopiù di giovani colletti bianchi ma ci sono anche svariati produttori televisivi. Questi li riconosci perché sono vestiti a metà tra un formal e un casual-friday, portano occhialini da intellettuali coi soldi e generalmente, dopo essersi fatti succhiare l’uccello tutto il pomeriggio dall’attricetta speranzosa di turno, si lavano la coscienza portando moglie e bambini a cena nel ristorante di pesce più costoso del quartiere.
In piedi al bancone del bar ordino un martini per ingannare l’attesa intanto che aspetto l’arrivo di Jixa. Se dovessi dirvi ora perché l’ho fatto, perché l’ho chiamata, (altro…)

Alessandra tra le vipere -1-

– Un maxi frappé alla vaniglia, una cheesecake al mirtillo e un bicchiere d’acqua, grazie.
Entrata di corsa da Starbucks faccio segno alla ragazza al bancone e mi butto sul primo divanetto libero per riprendere fiato. L’orologio alla parete segna le 9:02, tiro fuori un fazzoletto e mi asciugo la fronte marcia di sudore. Fuori dalla vetrata il sole di L.A. illumina la variopinta folla che attraversa Sunset Boulevard: un’orgia allucinata di famiglie bianche di cattolici benpensanti, spacciatori sudamericani con lo shotgun nel bagagliaio, rispettati primari di colore che vivono in ville da gangster e attricette strafatte di coca che si confondono con puttane strafatte di coca.
Mi guardo intorno. Seduto al tavolo di fianco a me un giovane hipster sta facendo finta di lavorare a qualcosa di grafico sul suo macbook nuovo. Ha lo sguardo di chi non scopa da mesi e probabilmente (altro…)

Scherza con i fanti ma lascia stare i… cani

Ricordo che scrissi il terzo capitolo del mio periodo canadese in piedi sul bus mentre andavo al lavoro. Non avevo foglietti quindi usai l’app degli appunti dell’iphone. E presa dalla foga di raccontare quello che era appena successo lo pubblicai subito, senza neanche rileggerlo. I risultati furono una tonnellata di refusi e l’ingresso nel libro nero di alcuni animalisti che mi inondarono la mail di insulti (“troia specista” il più frequente) per i successivi 3 mesi.

C’era una volta una Stronza in Canadà #3 – Tre orgasmi sottochiave

Buenos Dias #3

Tornata in Italia per qualche settimana, sabato sera sono stata immortalata a tradimento in tutto il mio entusiasmo da una disegnatrice amica di amici (ciao Gloria) durante una festa orrenda. Devo ammettere che, per come ero messa, alla fine ne sono uscita bene… sembro quasi sobria. Quasi.

AlexL

Un consiglio…

…state sempre attenti alle foto che utilizzate come immagini del profilo su FB 

Frammenti dal Diario di una Stronza #5 – Mistress per caso

La domenica mi sveglio con uno dei doposbornia peggiori che la memoria ricordi. Mi reco barcollante verso la cucina, mi verso da bere, accendo il portatile e mi connetto al social network con la f minuscola. Guardo i messaggi… e per poco non sputo tutto il caffè americano sullo schermo.

Ma devo tornare un attimo indietro.
Da un po’ di tempo Giorgia era fissata sul fatto di (altro…)

Tokyo, Mon Amour

Come un chirurgo durante la più delicata delle operazioni il giovane fotografo dagli occhi a mandorla si è chinato a frugare nella sua valigetta con gli strumenti per tirare fuori una specie di doppia lente dalla forma rettangolare. Seduto su uno sgabellino con le mie caviglie tra le mani mi sta esaminando le dita dei piedi da quasi venti minuti.
Prima ha passato in rassegna le mani, poi ha fatto cenno ad un’assistente e le ha sussurrato qualcosa. Questa è corsa a chiamare un altro ragazzo che è arrivato con un tablet ad ascoltare le osservazioni del fotografo. Due ore di segni, indicazioni e frasette in giapponese con, ogni tanto, qualche sorriso verso di me per rassicurarmi che stava andando tutto bene.

Il bello di lavorare a Tokyo è che l’ospitalità nipponica è qualcosa di assolutamente ineguagliabile. Ti vengono a prendere all’aeroporto in un’auto dai vetri scuri, ti accolgono al Park Hyatt come (altro…)

camgirls e Milionarie in una notte

Frammenti dal Diario di una Stronza #4 – Soffocare

Il giovedì sera è stato ribattezzato “chinese food & evil plans”, un appuntamento fisso divenuto un vero e proprio rituale che consiste nel trovarsi a casa di Giorgia, ordinare cibo cinese a domicilio e passare la serata mangiando in pigiama davanti alla tv a commentare reality trash. Ma soprattutto a portare avanti la ricerca del nostro piano segreto per la felicità eterna: diventare schifosamente ricche in poco tempo e senza sforzi.

Sì perché se pensate che abbiamo intenzione di passare le nostre vite sgobbando otto ore al giorno per uno stipendio da fame, abbruttite dallo stress e dalla frustrazione come la maggior parte di voi, allora non avete capito niente. (altro…)