Diario

Rehab in pillole #1: Buio

Dottore io non sono una depressa. Lo so che su quella cartellina le hanno scritto quello che ho combinato la scorsa settimana e so anche che l’infermiera le ha detto che stamattina ho cercato di scappare ma non sono una depressa. Anzi, io i depressi li odio e li ho sempre odiati. Sì, esatto. Il loro modo di vivere, di pensare, le loro facce, i loro gesti. Odio loro e, pensi, odio persino la loro arte: da quello sfigato di Cesare Pavese fino a quell’altro sfigato di Seattle che si è sparato in bocca.
Il fatto è che, se proprio lo vuole sapere, credo di aver completamente esaurito il genere umano. Gli esseri umani capisce? Non mi interessano più. Cultura, valori, dogmi, sessualità, schemi mentali, ogni singola sfumatura della personalità. Vedo le persone come puzzle fatti di pezzi che conosco a memoria. Anche una persona composta da un mix originale, mi appare poi banale nelle sue singole parti. Prevedibile. Nessuno riesce mai a dire o fare qualcosa che mi sorprenda veramente. La strada di un quoziente intellettivo sopra la media è fatta di solitudine. Chi ha detto questa frase? Non me lo ricordo più.
Ad ogni modo ad aprile mentre mi trovavo a Los Angeles ho conosciuto Abella Danger. Avevamo un’amica in comune. Sa di chi sto parlando no? Beh stavo bevendo (altro…)

21-9-2021

Ho deciso di mettere nero su bianco, senza filtri, alcuni pensieri di questo ultimo periodo fatto di dottori, psicofarmaci, minestrine, sveglia alle 6 e pomeriggi alla finestra. Probabilmente inutile ma ho bisogno di scrivere. Se riesco pubblicherò un aggiornamento a settimana. Forse già da domani.

A.

E adesso sputate su Anna Frank

Per i “comici” di destra (e per i trogloditi che li seguono) il “politicamente scorretto” è diventato un passepartout per pestare i più deboli col ricatto che se si incazzano sono dei moralisti.

Se dici negro, frocio o ebreo di merda a qualcuno non stai facendo satira. Non sei Louis CK, Bill Burr, Daniele Luttazzi o la sottoscritta. E neanche un personaggio di Palahniuk o di Tarantino.
Sei un coglione e basta.

Alessandra V.

Scherza con i fanti ma lascia stare i… cani

Ricordo che scrissi il terzo capitolo del mio periodo canadese in piedi sul bus mentre andavo al lavoro. Non avevo foglietti quindi usai l’app degli appunti dell’iphone. E presa dalla foga di raccontare quello che era appena successo lo pubblicai subito, senza neanche rileggerlo. I risultati furono una tonnellata di refusi e l’ingresso nel libro nero di alcuni animalisti che mi inondarono la mail di insulti (“troia specista” il più frequente) per i successivi 3 mesi.

C’era una volta una Stronza in Canadà #3 – Tre orgasmi sottochiave

C’era una volta una Stronza in Canadà #13 – Fammi piangere

Gli occhi iniziano ad aprirsi al suono di passi che si avvicinano.
Mi guardo intorno con la vista ancora sfocata.
Questa stanza la conosco…
Capisco di essere nel retro del Sexy Shop dove lavora Coraline.
La Nostra stanza.
Un paradiso di pause-pranzo passate a mangiare porcherie fritte, fumare canne, guardare porno ridicoli e scopare sul tavolo dell’archivio.
Cerco di muovermi e mi accorgo di essere completamente immobilizzata su una sedia, con i polsi e le caviglie legate.
Come sono finita qui dentro?
I passi si fanno sempre più vicini, sembra un suono (altro…)

C’era una volta una Stronza in Canadà #12 – Sogni

Prendo coscienza dopo un lungo sogno fatto di ricordi e immagini di una delle peggiori serate della mia vita.
Sono avvolta dall’oscurità.
Dove mi trovo?
Cerco di alzarmi, provo a muovermi ma il mio corpo non risponde. Più precisamente, il mio corpo non c’è più, è sparito. O forse c’è ancora, da qualche parte, ma non riesco a percepirlo.
Sono… morta?
Ma no Alex, non si muore per un taglietto del cazzo.
Capisco di essere in quella specie di dormiveglia in cui (altro…)

C’era una volta una Stronza in Canadà #11 – Alejandra nell’abisso

Uno strano ronzio mi risuona in testa come uno sciame di mosche che mi vola intorno. Nell’oscurità in cui sono piombata ho ancora l’immagine dell’acqua che si tinge di rosso. Frammenti di ricordi che si accavallano confusi come in un sogno. Coraline che piange arrabbiata mentre mi urla addosso qualcosa a proposito della serata. Qualcosa che riguarda qualcuno che devo aver offeso.
Mi girano in testa queste parole “Io non ce la faccio più”. Ecco, quel qualcuno era un suo amico. Greg… o Craig, non ricordo. Un suo vecchio compagno di scuola che è venuto a trovarla dalla Nuova Zelanda. Durante il cenone di capodanno aveva provato ad attaccare bottone e io l’avevo umiliato davanti a tutti trattandolo come un morto di figa e alludendo pure al fatto che fosse (altro…)

C’era una volta una Stronza in Canadà #10 – Ipocrisia di merda

Per festeggiare la promozione di Zoey, diventata da poco direttrice generale di una nota casa di produzione cinematografica, abbiamo deciso di soddisfare le nostre voglie di sushi e sashimi nel ristorante giapponese più esclusivo di Yaletown.
Il tavolo al terzo piano, in una delle posizioni migliori della sala, è pieno di svariate portate, prese per poter assaggiare un po’ di tutto: dalla tempura agli yakitori, dal katsu-don ai gyoza. Tutto questo insieme, ovviamente, ad una quantità esagerata di pesce crudo.
Siamo già un po’ tutte ubriache per via del pesante aperitivo di qualche ora fa e (altro…)