nightlife

Alessandra tra le vipere -2- Jixa

All’angolo tra Cole Avenue e Melrose Avenue le vetrate luminose del Providence illuminano la fila di coppie in coda verso un’impresa pressoché impossibile: trovare un tavolo libero il venerdì sera. Si tratta perlopiù di giovani colletti bianchi ma ci sono anche svariati produttori televisivi. Questi li riconosci perché sono vestiti a metà tra un formal e un casual-friday, portano occhialini da intellettuali coi soldi e generalmente, dopo essersi fatti succhiare l’uccello tutto il pomeriggio dall’attricetta speranzosa di turno, si lavano la coscienza portando moglie e bambini a cena nel ristorante di pesce più costoso del quartiere.
In piedi al bancone del bar ordino un martini per ingannare l’attesa intanto che aspetto l’arrivo di Jixa. Se dovessi dirvi ora perché l’ho fatto, perché l’ho chiamata, (altro…)

Alessandra tra le vipere -1-

– Un maxi frappé alla vaniglia, una cheesecake al mirtillo e un bicchiere d’acqua, grazie.
Entrata di corsa da Starbucks faccio segno alla ragazza al bancone e mi butto sul primo divanetto libero per riprendere fiato. L’orologio alla parete segna le 9:02, tiro fuori un fazzoletto e mi asciugo la fronte marcia di sudore. Fuori dalla vetrata il sole di L.A. illumina la variopinta folla che attraversa Sunset Boulevard: un’orgia allucinata di famiglie bianche di cattolici benpensanti, spacciatori sudamericani con lo shotgun nel bagagliaio, rispettati primari di colore che vivono in ville da gangster e attricette strafatte di coca che si confondono con puttane strafatte di coca.
Mi guardo intorno. Seduto al tavolo di fianco a me un giovane hipster sta facendo finta di lavorare a qualcosa di grafico sul suo macbook nuovo. Ha lo sguardo di chi non scopa da mesi e probabilmente (altro…)

Buenos Dias #3

Tornata in Italia per qualche settimana, sabato sera sono stata immortalata a tradimento in tutto il mio entusiasmo da una disegnatrice amica di amici (ciao Gloria) durante una festa orrenda. Devo ammettere che, per come ero messa, alla fine ne sono uscita bene… sembro quasi sobria. Quasi.

AlexL

Tokyo, Mon Amour

Come un chirurgo durante la più delicata delle operazioni il giovane fotografo dagli occhi a mandorla si è chinato a frugare nella sua valigetta con gli strumenti per tirare fuori una specie di doppia lente dalla forma rettangolare. Seduto su uno sgabellino con le mie caviglie tra le mani mi sta esaminando le dita dei piedi da quasi venti minuti.
Prima ha passato in rassegna le mani, poi ha fatto cenno ad un’assistente e le ha sussurrato qualcosa. Questa è corsa a chiamare un altro ragazzo che è arrivato con un tablet ad ascoltare le osservazioni del fotografo. Due ore di segni, indicazioni e frasette in giapponese con, ogni tanto, qualche sorriso verso di me per rassicurarmi che stava andando tutto bene.

Il bello di lavorare a Tokyo è che l’ospitalità nipponica è qualcosa di assolutamente ineguagliabile. Ti vengono a prendere all’aeroporto in un’auto dai vetri scuri, ti accolgono al Park Hyatt come (altro…)

Diario di una Stronza (completo)

È passato quasi un anno dalla prima pubblicazione di questo diario/racconto. La vita in Italia prima del periodo canadese. E mentre lo rileggo per riformattarlo è strano notare quanto mi sembri tutto così lontano e distante. Quanto mi senta diversa.

Ho iniziato a scriverlo una notte, di getto. Ho scritto i primi 4 capitoli in 3 giorni consecutivi, in trance, senza riuscire a staccarmi dallo schermo e senza quasi mangiare o dormire. Senza sapere cosa sarebbe diventato o cosa ne avrei fatto, sapevo solo che queste cose dovevano uscire. E proprio per questo ci ha messo un po’ a prendere la forma che poi è diventata quella caratteristica. Sono stata anche tentata di riscrivere i primi tre capitoli, per adattarli meglio al resto ma poi, un po’ per pigrizia, un po’ perché non mi piace rimettere mano alle cose finite, ho deciso di lasciare tutto così com’era. Lo pubblico tutto insieme, in modo da poter essere letto tutto d’un fiato e per non creare eccessiva confusione con i nuovi episodi.

Ah, dal momento che alla prima pubblicazione alcune persone avevano pensato di mandarmi insulti e auguri di malasorte perché si erano sentiti offesi, mi sembra doveroso iniziare questa volta con un prezioso avvertimento:

Attenzione! Il contenuto di questo racconto potrebbe urtare la vostra sensibilità.
Il suo linguaggio esplicito è fatto apposta per turbare gli imbecilli. (cit)

A tutti gli altri, buon divertimento

 

1. Alpha e beta

Fin dai tempi del liceo, quando la maggior parte delle mie amiche e compagne di classe erano perse in infatuazioni e bollori versoi tipi più fighi, interessanti – passato ma spesso anche semplicemente popolari – della scuola io ho sempre trovato molto più interessante un’altra categoria: gli sfigati. E non sto parlando dei finti timidi introversi (altro…)

C’era una volta una Stronza in Canadà #10 – Ipocrisia di merda

Per festeggiare la promozione di Zoey, diventata da poco direttrice generale di una nota casa di produzione cinematografica, abbiamo deciso di soddisfare le nostre voglie di sushi e sashimi nel ristorante giapponese più esclusivo di Yaletown.
Il tavolo al terzo piano, in una delle posizioni migliori della sala, è pieno di svariate portate, prese per poter assaggiare un po’ di tutto: dalla tempura agli yakitori, dal katsu-don ai gyoza. Tutto questo insieme, ovviamente, ad una quantità esagerata di pesce crudo.
Siamo già un po’ tutte ubriache per via del pesante aperitivo di qualche ora fa e (altro…)

C’era una volta una stronza in Canadà #6 – Tutto in una notte

– Siamo arrivati, sono 15 dollari e 60.
Il bizzarro tassista indiano mi sorride mentre frugo nella borsetta per cercare il portafogli.

Questa sera sono stata invitata dai miei capi ad una cena di beneficenza contro il grave problema dell’epilessia canina.
In poche parole, l’agenzia di moda per cui lavoro, quando non tratta con Grandi Firme che fanno fare gli abiti dai cinesi negli scantinati, supporta cause inutili di gruppi animalisti per migliorare la propria immagine. L’evento è stato tenuto presso un noto ristorante di cucina fusion nel centro di Vancouver, uno di quelli col radar che vi scansiona all’ingresso e se non avete almeno 3 carte di credito platinum, non vi fa neanche entrare. (altro…)

Frammenti dal Diario di una Stronza #3 Disco Night(mare)

Pubblicherò di tanto in tanto in questa sezione chiamata Frammenti alcuni episodi dal mio Diario di una Stronza, antecedenti agli episodi di C’era una volta una Stronza in Canadà e pubblicati un anno fa.

In coda per entrare al [XXXXX] io e Giorgia ci aggiustiamo i capelli spettinati dalla pioggia. Siamo qui per la festa di Susy, una nostra amica di cui in realtà ci importa poco ma a quanto pare ha prenotato dei tavoli nella zona V.I.P. e questa è un’occasione che non possiamo lasciarci scappare.
Giorgia ha un vestito corto nero, sandali con tacco neri, smalto nero, rossetto viola e capelli che alla fine ha deciso di raccogliere lasciando libero qualche ciuffo davanti. Se non la conosceste potreste scambiarla per una dai gusti vagamente goth.
I miei capelli invece stanno bene anche un po’ spettinati e quindi ho deciso di non perdere altro tempo a sistemarli, ho delle scarpe con tacco rosse di vernice e un vestito rosso assolutamente proibitivo a meno che non siate anche voi delle bionde di un metro e ottanta con il viso di Nastassja Kinski e 151 di QI.

Osservo la fiumana di persone in coda, molti hanno la faccia di gente che non ha passato le selezioni di un reality show e dico che è affascinante l’energia, il tempo e i soldi che spendono per tutto questo nonostante quello che li aspetta. (altro…)

C’era una volta una Stronza in Canadà #2 – Lucy (con Alex e Coraline) in the Sky with Diamonds

Il tema della serata è “Luxury & Life: il Lusso nel quotidiano”.
Sono stata invitata tramite l’agenzia di moda per cui lavoro e fa parte di quegli eventi per giovani milionari col cervello fuso e VIP in declino in cerca di visibilità: inutili ma nello stesso tempo imperdibili per conoscere personaggi grotteschi, mangiare caviale e bere champagne a sbaffo.

All’interno del gigantesco padiglione nell’area eventi di Vancouver sono state allestite tre sezioni distinte, una per la sfilata, una per il buffet e una di esposizione di oggetti importantissimi come il collare per chihuahua tempestato di swarovski da 10.000 dollari o il cesso rosa da 30.000$, opera del designer svizzero più in voga del momento.
In mezzo a tutto questo io e Cory stiamo girando divertite come fossimo all’interno di un luna park mentre questo museo degli orrori viene reso ancor più grottesco dagli effetti dell’LSD.
Sì perché una delle più grandi abilità di Coraline, come un sommelier che riesce ad abbinare il giusto vino al giusto piatto, è quella di saper trovare la droga giusta per ogni situazione, per ogni preciso momento della serata.
Alle 18:00 abbiamo fumato erba sul balcone per rilassarci
Alle 19:00 abbiamo tirato qualche riga per caricarci prima di uscire
Alle 20:00 abbiamo bevuto un paio di drink per prendere confidenza con l’ambiente e alle 21:00 Cory ha tirato fuori, come un sacro Graal, due cartoncini di acido tanto difficili da trovare in questo periodo.
Solo che il trip avrebbe dovuto terminare un’oretta fa mentre ora è quasi mezzanotte e il maledetto figlio di puttana non accenna a scendere.

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