Alessandra tra le vipere -6- Alex, Jixa, Ylenia e il gatto succhiacazzi

Di tutte le scelte che potevo fare, quella di indossare dei tacchi per andare ad un party dopo un’intera giornata di su e giù per il centro non è stata decisamente una delle più sagge. Sono le 2 passate, ho perso Jillian da qualche ora e sto passeggiando scalza sul prato dell’incredibile giardino di villa Montanini in mezzo a statue greche, fontane e gruppetti di invitati ai tavoli o appartate sulle sdraio poco distanti.
L’idea era quella di fermarsi per scroccare un po’ di champagne con la scusa di fare gli auguri a Ylenia, figlia di una delle famiglie italiane più ricche del quartiere nonché giovane artista in erba. L’avevamo conosciuta al Noize, un live club dove cantava coraggiosamente il disagio di una vita lacerata tra un master a Cambridge e un viaggio in Thailandia. A fine serata ci eravamo ritrovare a fumare erba sul retro insieme a tecnici del suono che raccontavano aneddoti sulla scena musicale di L.A.: quello che canta bene, quello che canta male, un Marilyn Manson non ancora famoso che tira fuori l’uccello e piscia sul pubblico, contest di pompini nei camerini, eccetera eccetera. Ylenia si era unita per scroccare qualche tiro. Una ragazza dolce, sensibile e, come tutte le persone nate con conti in banca superiori ai sei zeri, completamente fuori di testa. Capace di commuoversi per una poesia di Bukowsky e un attimo dopo fare una scenata isterica perché il suo posto in first class non ha il sedile riscaldabile.

A un quarto alle tre il party a casa Montanini ha ormai raggiunto quella stabilità in cui le persone hanno naturalmente formato gruppi corrispondenti al loro ceto sociale: i ricchi coi ricchi, i ricchissimi coi ricchissimi e i comuni mortali a finire il caviale al buffet. Ylenia cammina tra gli invitati regalando sorrisi e passando agevolmente da un gruppetto di amici musicisti spiantati per un commento sull’artista indie Ariel Pink ad un pettegolezzo sulla famiglia Hilton con imprenditori con conti miliardari alle Cayman.

Mentre sono al bancone bar con un ex dipendente di facebook che sta cercando di conquistarmi svelandomi il trucco per vedere chi passa maggior tempo sulle tue foto sento chiamare il mio nome e vedo Jillian da lontano farmi segno “vado via un attimo”. Probabilmente per farsi da qualche parte o scoparsi qualcuno di nascosto sul letto del sig. Montanini. O entrambe le cose.
Le rispondo “ok” con lo sguardo ma lei si avvicina, mi prende per mano e inizia a portarmi via dal salone facendomi quasi rovesciare il mio drink. A quanto pare vuole che le faccia compagnia.
– Dove stiamo andando?
Arrivate vicino alle scale Jill si porta l’indice davanti alla bocca facendomi gesto di fare silenzio. Con gli occhi indica l’entrata del bagno in cui potrebbe esserci qualcuno. Due ragazzi con le camice bagnate di sudore escono a passo convinto strofinandosi il naso. Non ci hanno viste. Saliamo i gradini velocemente e arriviamo al piano di sopra.
– Jill, dove cazzo stiamo andando?!
Lei mi sorride con quello sguardo luminoso che ho imparato a conoscere bene e che significa solo una cosa: guai in arrivo. Apre una porta ed entriamo in una cameretta con un grande poster di Bob Dylan sopra il letto che ha tutta l’aria di essere quella della giovane cantante. Alle pareti ci sono locandine di film di Von Trier e Gondry più una foto, un po’ defilata, di un Ricky Martin tutto sudato a torso nudo; unica macchia adolescenziale in un background da artista quasi noioso nella sua prevedibilità.
Jill apre un guardaroba grande come un monolocale e ci ficca la testa dentro
– Vieni a vedere!

Alle 3:30 stiamo passando in rassegna la collezione Ylenia-the-teenage-years quando sentiamo alcuni passi avvicinarsi. Ci guardiamo con gli occhi sbarrati poi Jill, attraversata da chissà quale cazzo di idea, si lancia in un:
– Nell’armadio!
Non faccio neanche tempo a rispondere che la luce della stanza si accende e vengo trascinata dentro un secondo prima di essere scoperta.
Al buio con i bicchieri in mano tendiamo le orecchie per capire di chi si tratta. Una è chiaramente la voce di Ylenia, l’altra è di un ragazzo, forse il tipo indiano che diceva di lavorare alla Pixar. Si sente qualche parolina a bassa voce, qualche risolino e poi il tonfo morbido di due persone che si buttano sul letto, seguito da sbaciucchiamenti.
– “Nell’armadio?!” – le rinfaccio mentre mi scappa da ridere.
Con molta attenzione Jillian apre l’anta quel tanto che basta per far entrare uno spiraglio di luce e sbirciare fuori.
– Oh my God… – mi fa segno di guardare.
Il tizio della Pixar si è tirato giù i pantaloni e sta sfoggiando degli agghiaccianti slip rossi stile bagnino italiano anni 80. Ylenia è stesa sul letto a gambe larghe e si sta sbottonando la sua camicetta Vuitton in lana e seta da 1200$.
– E adesso che cazzo facciamo?! – sussurro a Jillian
– Bo… Aspettiamo…. – cercando di trattenere le risate con la mano davanti alla bocca.
– Aspettiamo?
– E che vuoi fare?
Effettivamente non ci sono molte altre alternative.
– Ma che cazzo… Neanche alle feste delle medie.
Jillian mi scuote tutta eccitata – Dai, adesso non dirmi che non ti sei mai nascosta per spiare qualcuno.
– Mmmh, in realtà credo di no.
– Non ci credo.
– Ti giuro, se c’è un feticcio che non ho è il voyeurismo.
– Io invece da piccola lo facevo spesso.
– E chi spiavi?
– Nicholas, il mio cuginetto, quando andavo a Cork dagli zii.
– Mentre era da solo con la fidanzata?
– No, mentre si faceva leccare il pisello dal gatto.
Per poco non le sputo il drink in faccia.
– Cosa faceva?!
– Shhh! Parla piano!
– Cosa faceva? – ripeto sussurrando.
– Praticamente si metteva dello zucchero sulla punta e Coco arrivava trotterellando e iniziava a leccare. Credo lo facesse per via della lingua ruvida. Hai presente la lingua dei gatti?
– E gli piaceva?
– Dici a lui o al gatto?
Mi rendo conto di non essere sicura di voler conoscere la risposta, ma Jillian continua inarrestabile
– …effettivamente, ripensandoci, Coco faceva delle facce un po’ strane… Mio cugino invece non sempre riusciva a venire, ma ricordo una volta che…
– No no no, non lo voglio sapere!
Le nostre risate soffocate hanno raggiunto ormai un volume pericoloso e saremmo già state scoperte se non fosse per altri rumori, ben più forti, all’interno della stanza. Guardo di nuovo dalla fessura: i piedi della giovane cantante ballonzolano per aria mentre il sedere di Mr.CostuminoRosso sta pompando con foga tra grugniti di lui e ansimi di lei che ricordano quelli di un chihuahua.
Do una golata e finisco il mio coca&rum. Jillian intanto ha aperto la borsetta e sta tirando fuori i suoi ferri del mestiere. Ci mancava solo questo. Dovrei dirle qualcosa ma sono troppo ubriaca, e tanto non mi ascolterebbe.
Finisce di iniettarsi l’eroina, chiude gli occhi e con un sospiro si distende contro di me in un contatto fisico che mi prende totalmente alla sprovvista. Fuori dall’armadio i gemiti di Ylenia and boyfriend continuano incessanti. Che situazione.
Ormai rassegnata guardo il viso sudato di Jillian appoggiato sulla mia spalla, illuminato dalla striscia di luce che entra dalla fessura. Cazzo quant’è bella. Improvvisamente mi viene voglia di chiederle una cosa. Qualcosa che mi sto tenendo da quando l’ho conosciuta ma, non so perché, non ho mai avuto il coraggio di tirare fuori.
– Senti… – inizio a sussurrare mentre sento il cuore che aumenta i battiti per l’agitazione – …la serata al Goldwick… tu perché sei andata?
Mi rendo conto che sto quasi tremando, come una tredicenne alla prima dichiarazione d’amore. Lei resta in silenzio. Sento il suo respiro sul mio collo. Dio che voglia di baciarla.
– Jillian? Mi hai sentita? ….Jill?
Chino la testa per guardarla negli occhi. Si è addormentata. Ultimamente le capita spesso dopo una dose. Approfitto della situazione e me la stringo tra le braccia perdendomi nel suo profumo. Le prendo le mani, appoggio una guancia contro la sua e chiudo gli occhi in un’estasi che vorrei durasse all’infinito. Che egoista del cazzo che sono. Questa ragazza ha dei problemi, dovrei aiutarla, e invece sto qui a… a…

Mancano pochi minuti alle cinque quando la giovane coppia ha finito di scopare e sento che stanno lasciando la stanza per andare a farsi la doccia. È il momento, dovremmo uscire adesso. Ora o mai più.
No… voglio restare così ancora per un po’…
2 minuti… solo 2 minuti…
poi giuro che sveglio Jixa e ce ne andiamo…
Che egoista del cazzo che sono.

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