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Rehab in pillole #5: Cabine

La scorsa seduta mi aveva chiesto di parlare della mia prima volta ma poi non c’era più tempo. Beh, è successo un pomeriggio in spiaggia, da ragazzina. Stanotte ci ho pensato su – non lo facevo da tempo – e mi è tornata in mente una cosa che avevo scritto quel giorno, alla sera, sul muretto del lungo mare. (altro…)

Rehab in pillole #4: Autogrill

…da qualche parte sull’autostrada tra Novara e Milano, in un piccolo autogrill che odora di peluche sintetici, caffè rancido e cessi pubblici, controllo l’ora sul telefono intanto che aspetto il mio turno per ordinare. 02:47. Dietro il bancone una donna dall’aria assente sta sistemando delle tortine alle mele certificate “del trentino” mentre un ragazzo stempiato col monociglio pulisce la macchina per le spremute. Sposto uno sgabello per sedermi e per un attimo non posso fare a meno di chiedermi quale sia il loro lato oscuro, quale terribile segreto nascondano, insomma, cos’hanno combinato per finire qui dentro.
Sì dottore, chi lavora in questi posti non è mai una persona comune. Non troverà quasi mai una madre che aspetta di finire il turno per tornare a casa dalla famiglia, un ex operaio rimasto disoccupato o uno studente che arrotonda per pagarsi gli studi o comprarsi la playstation5. Chi lavora in un’area di servizio durante la notte è qualcuno che vuole stare lontano dal mondo, che non vuole essere trovato. Qualcuno che ha un passato da dimenticare, che nasconde o si sta nascondendo da qualcosa. Guardo la donna dallo sguardo assente e mi viene in mente di quando Giorgia mi aveva raccontato di una barista che lavorava in un autogrill di queste zone a cui la polizia aveva trovato resti di neonati nel cesto del bucato. La donna non poteva
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Rehab in pillole #3: Bezos

Domenica mi hanno trovata in cortile che vagavo scalza con un coltello in mano. Dottore perché mi chiede ancora di questo episodio? Lo sa benissimo cosa è successo. Sì, ero in pigiama con un coltello rubato dai cassetti della mensa. Forse gli psicofarmaci della sera prima… Ma le giuro che non era una delle mie crisi. Non ero affatto arrabbiata o triste o fuori di testa. Tutt’altro. Quello che sentivo era soltanto il desiderio euforico di fare, per una volta, qualcosa di buono. E di farlo uccidendo qualcuno. Sì, me lo chiedo spesso ultimamente: chi è che merita davvero di morire? Lei ci pensa a queste cose dottore? E non parlo di qualche pedofillo di periferia, di un anonimo (altro…)

Rehab in pillole #2: Ocasio

Stanotte ho sognato che scopavo con Alexandra Ocasio.
Eravamo in viaggio verso non so dove in una vecchia auto anni 80, una di quelle coi fanali rotondi che sembra la faccia di un pesce. In realtà all’inizio del sogno ci eravamo incontrate su una spiaggia deserta, poco distante da un piccolo borgo di case di pietra. Sembrava ci conoscessimo da tempo, come due vecchie amiche o due amori perduti che si rincontrano dopo tanti anni. Era tardo pomeriggio, però intorno non c’era nessuno, come se il mondo fosse finito. Lei camminava scalza, aveva un
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Rehab in pillole #1: Buio

Dottore io non sono una depressa. Lo so che su quella cartellina le hanno scritto quello che ho combinato la scorsa settimana e so anche che l’infermiera le ha detto che stamattina ho cercato di scappare ma non sono una depressa. Anzi, io i depressi li odio e li ho sempre odiati. Sì, esatto. Il loro modo di vivere, di pensare, le loro facce, i loro gesti. Odio loro e, pensi, odio persino la loro arte: da quello sfigato di Cesare Pavese fino a quell’altro sfigato di Seattle che si è sparato in bocca.
Il fatto è che, se proprio lo vuole sapere, credo di aver completamente esaurito il genere umano. Gli esseri umani capisce? Non mi interessano più. Cultura, valori, dogmi, sessualità, schemi mentali, ogni singola sfumatura della personalità. Vedo le persone come puzzle fatti di pezzi che conosco a memoria. Anche una persona composta da un mix originale, mi appare poi banale nelle sue singole parti. Prevedibile. Nessuno riesce mai a dire o fare qualcosa che mi sorprenda veramente. La strada di un quoziente intellettivo sopra la media è fatta di solitudine. Chi ha detto questa frase? Non me lo ricordo più.
Ad ogni modo ad aprile mentre mi trovavo a Los Angeles ho conosciuto Abella Danger. Avevamo un’amica in comune. Sa di chi sto parlando no? Beh stavo bevendo (altro…)

21-9-2021

Ho deciso di mettere nero su bianco, senza filtri, alcuni pensieri di questo ultimo periodo fatto di dottori, psicofarmaci, minestrine, sveglia alle 6 e pomeriggi alla finestra. Probabilmente inutile ma ho bisogno di scrivere. Se riesco pubblicherò un aggiornamento a settimana. Forse già da domani.

A.

“Una Gorgone sull’orlo di una crisi di nervi”

Citando contemporaneamente il mio film preferito di Almodovar e il mio pezzo preferito di Yuzna vi scrivo che il mio racconto breve Medusa (finalista al premio di scrittura Teatro Aurelio-qualcosa-nonmiricordo di Roma) è online qui su iamnakedontheinternet. La nuova copertina è un capolavoro di Franz Von Stuck (che in questo momento mi starà maledicendo dalla tomba) sfregiato deliberatamente dalla sottoscritta.

i am naked on the internet

In un paese a cavallo tra bigottismo cattolico da Popolo della Famiglia e machismo fascista da tronisti ritardati, tra chi vorrebbe che i gay si baciassero soltanto chiusi in casa e chi li vorrebbe direttamente far curare, tra puttanieri che danno delle troie a ragazze violentate perché si erano messe la minigonna ed inquisitori benpensanti che di giorno vorrebbero dar fuoco ai transgender salvo poi alla sera fare la coda sui viali, insomma, in un paese che è costantemente a cavallo tra il male e il malissimo, una nuova community che parla di erotismo, di canoni di bellezza alternativi e di liberazione sessuale è da accogliere come manna da cielo.
Tanto più che all’interno, da oggi, ci potete trovare pure i miei lavori. Il primo è
Tokyo Mon Amour, per l’occasione presentato con una nuova copertina fighissima ad opera di Glogode.
Cosa volete di più?

“Io non voglio morire sobria”

Rileggendo la sottoscritta tra le vipere mi sta venendo una gran voglia di aggiungerci  nuovi episodi qua e là perché (posso permettermi di dirmelo da sola) è davvero bello ed è un peccato che sia così breve. Forse, tra tutti, resta il mio lavoro preferito, anche se posso capire perché la maggior parte di voi continui a preferire Diario di una Stronza e il suo seguito canadese. O almeno, questo è quello che mi sembra di capire dalle mail che mi mandate.

In ogni caso, rileggendolo, il mio capitolo preferito resta senza dubbio la trasferta con Jill a Las Vegas:
Alessandra tra le vipere -8- Come le vampire
tutto oltre lo straordinario (o l’orribile, a seconda dei punti di vista). Soprattutto se si pensa che è tutto vero.

A.

It’s the end of the world as we know it (and I feel fine)

In questi giorni di clausura forzata, tra un film di Bong Joon-ho, un libro di B.E.Ellis e un trip di LSD, sono tornata a riordinare la scrivania virtuale della mia disordinatissima produzione letteraria: un romanzo breve da terminare, uno nuovo da iniziare, due offerte di pubblicazione per “Diario di una Stronza” da parte di due case editrici italiane e, come sempre, una valanga di mail orrende (le vostre) che contengono in egual misura proposte di incontri, domande sulla mia vita privata e link a racconti erotici autoprodotti che puntualmente fanno schifo.

p.s. girare in una metropoli senza macchine ascoltando Little Wonder di David Bowie è meraviglioso

Stay tuned

A.