Uccidete la Tigre Bianca – 6 – La Vipera

La luce sparata dai fari agli angoli della sala mi acceca mentre cerco di capire quello che è accaduto nell’ultima manciata di secondi.
Un silenzio improvviso è calato nella stanza interrompendo il vociare feroce della folla.
Abbasso lo sguardo: una combattente sovietica di quasi due metri giace a terra senza vita con un rivolo di sangue scuro che le esce dalla bocca.
Alzo gli occhi e incrocio lo sguardo terrorizzato di Rhonda, mi sta fissando dalla porta di ingresso trattenendo il respiro.

Ma che cazzo è successo?

Torno indietro di 15 minuti.
Esco dallo spogliatoio per percorrere il breve tragitto che mi porta fino all’arena, una stanza esagonale al quarto piano sotterraneo dell’Hell’s Kitchen, attraversata da tubature arrugginite, condotti per l’aria e topi. Quattro faretti bianchi puntano sul centro mentre ai lati, nella penombra, le tribune sono illuminate da neon verdi e fucsia rimediati da vecchie insegne di ristoranti cinesi. Cammino a testa bassa e con passo deciso, accompagnata dal fragore del pubblico e dalla voce gracchiante di Abu che urla il mio nome dalle casse scoppiate dell’impianto.
Intorno a me una variopinta folla di pervertiti in giacca e cravatta, maniaci del cyber-fashion deformati dai troppi innesti bionici e punk ubriachi con giovani asiatiche strafatte di hyperspeed sembra formare un gigantesco quadro impressionista dai colori psichedelici e dalle figure grottesche.
La Vipera è già sul posto, girata di spalle a parlare con il suo entourage, un gruppo di uomini in nero della Ukus, la mafia russa di cui Rhonda mi parlava qualche minuto prima. Portano occhiali scuri e sotto gli abiti si intuiscono, neanche troppo nascoste, armi da fuoco illegali dal calibro molto pesante.

Abu ci fa cenno di avvicinarci per poter dare il via, ma Sonja si gira di scatto e mi molla un sinistro che mi fa volare per terra.
Il pubblico esplode in un boato, Abu cerca di fermarla ammonendola che avrebbe dovuto aspettare il gong ma la stronza lo spinge via avanzando decisa verso di me.
L’incontro è ufficialmente iniziato.
Ancora intontita sento la Vipera alzarmi per i capelli per fracassarmi la faccia contro il suo ginocchio.
Ok bella mia, ti piace giocare sporco?
Sferro un calcio contro il suo stinco che la fa cadere in avanti con una smorfia di rabbia e dolore.
Mi rimetto in piedi.
Sì, sarai la vincitrice, ma col cazzo che ti renderò la vita facile

Ci lanciamo in un violentissimo scambio di colpi che lascia il pubblico col fiato sospeso. Lei mi ha colpisce sulla fronte facendomi esplodere un sopracciglio, io la centro con due diretti al volto che avrebbero perforato una porta blindata ma questa cazzo di russa sembra fatta d’acciaio e ogni volta reagisce più forte di prima.

Sonja mi afferra con l’intento di sbattermi al suolo, cerco di resisterle e con la testa bassa la colpisco al fianco con un destro che la fa urlare di dolore.
Brutta stronza, l’ho trovato il tuo punto debole
Continuo a colpirla con foga quasi dimenticandomi che sono io quella che deve perdere. La folla in delirio conta i colpi a squarciagola finché la mia avversaria non riesce a liberarsi, mi tramortisce con una gomitata e affonda il suo devastante sinistro nel mio stomaco.

Cado sulle ginocchia senza fiato, le mani appoggiate a terra mentre tossico sangue sul pavimento polveroso.
Sento sopra di me la Vipera che si batte il petto urlando – Вы хотите крови?! Вы хотите крови?! – ai suoi sostenitori impazziti.
Alzo la testa, l’ora sulla parete segna le 23:57
Vedo Rhonda in fondo alla sala. Sta stringendo la mano ad un uomo alto dai capelli bianchi e dall’aria importante, uno che non avevo visto prima
Così è quello il super stronzo sovietico per cui mi sto facendo ammazzare…
ed è strano perché suoi lineamenti non mi sembrano quelli di un est-europeo… ma forse in questo momento non sono abbastanza lucida.
L’uomo lascia la sala e la mia amica mi fa un cenno che significa “È il momento”

Mi alzo, a fatica, tenendomi il ventre e l’attenzione del pubblico è di nuovo su di me. La Vipera si volta, porta il suo pugno davanti alla bocca e lecca via il sangue dalle nocche guardandomi con un sorriso sprezzante.
Poi scatta, come previsto, per colpirmi ancora allo stomaco. Io abbasso la guardia per pararlo, chiudo gli occhi e trattengo il respiro, aspettando invece il colpo vero, quello alla mascella che mi manderà al tappeto e metterà fine all’incontro.

Ma il colpo non arriva.

Tutto d’un tratto la sala si fa silenziosa.
Apro gli occhi e vedo Sonja per terra, priva di sensi.
Ma che cazzo combina sta scema? Sono io quella che deve andare giù!
Poi vedo il sangue uscirle dalla bocca e capisco che La Vipera è morta.

Il pubblico capisce di essere stato truffato e inizia a fischiare, io mi guardo intorno per cercare una spiegazione e vedo tre uomini in nero della Ukus circondare Rhonda con fare minaccioso.
Alla mia sinistra, un altro dei loro sgherri ha sollevato Abu per la giacca e lo sta scuotendo contro il muro.
Cazzo, qui si mette malissimo
Una bottiglia mi colpisce in testa. La folla ha perso il controllo e sta lanciando qualsiasi cosa gli capiti a tiro.
Un bestione strafatto di non so cosa riesce a superare la sicurezza e mi viene incontro con gli occhi fuori dalle orbite – Brutta troia, ridammi i miei cazzo di soldi!
Senza pensarci due volte gli spappolo il setto nasale con un destro. Intanto i tre gangster stanno cercando di portare via Rhonda che urla e scalcia come un cane rabbioso mentre altri due si stanno facendo strada per venire verso di me.
La security inizia a cedere.
Un vecchio senza gambe mi si aggrappa a una caviglia con la bava alla bocca
– Vieni giù puttana! Vieni giù!
Due gemelle asiatiche ricoperte di tatuaggi si lanciano sul povero Abu e iniziano a prenderlo a calci – Pezzi di merda, ci avete fregato!
Sono occupata a cercare di scollarmi di dosso un nano di colore con l’uccello di fuori quando sento qualcuno toccarmi sulla nuca. Mi volto e sopra di me c’è Capelli-Turchini, con la testa che sbuca da un condotto di areazione sul soffitto.
– Da questa parte, veloce!
Mi fa segno di seguirlo e per quanto possa essere folle l’idea di fidarmi di un babyfake che mi ha già fregato una volta e infilarmi in un cazzo di cunicolo che non so neanche dove porti, mi rendo conto che non ho alternative.
Prendo il nano per i coglioni e lo lancio addosso ad un ciccione sudato che mi sta venendo incontro, Capelli-Turchini aziona la scaletta per la manutenzione, con un salto mi appendo e mi infilo nel condotto per salvare la pelle.

– Come cazzo facevi a sapere cosa sarebbe successo? – gli chiedo mentre striscio dentro seminando una scia di sangue.
Il trambusto alle nostre spalle, man mano che ci allontaniamo, si fa sempre più distante. Il piccolo babyfake si muove come una faina all’interno del passaggio, io cerco di stargli dietro come posso e ad ogni cigolio prego che il condotto non crolli sotto il mio peso facendomi precipitare chissà dove.

– Te l’avevo detto che avrebbero cercato di ucciderti… – mi spiega mentre con una torcia illumina il percorso – …solo che qualcosa è andato storto, c’è stato un errore.
– Un errore? Senti, chi era lo spilungone che parlava con Rhonda?
– Di chi parli?
– Il tipo elegante, coi capelli bianchi… e i lineamenti vagamente asiatici… e… cazzo vai piano che non riesco a starti dietro!
Capelli-Turchini si ferma, come se avesse sentito qualcosa
– Ascolta.
Alcuni rumori metallici risuonano in lontananza, sembrano di utensili da cucina
– Dovremmo essere sotto lo Xianghua.
– Il ristorante cinese?
– Esatto, siamo arrivati.
Con un calcio fa saltare una grata e si butta giù scomparendo dalla mia vista
– Ehi?! Dove sei finito?!
Sento la sua voce sotto di me
– Buttati, è sicuro.
Al diavolo
Mi lancio fuori dal condotto e atterro in uno stanzino spoglio dai muri scrostati, illuminato malamente da una lampadina che penzola dal soffitto. Due enormi congelatori scassati riempiono l’aria di un ronzio intermittente.
Capelli-Turchini raccoglie un pomodoro marcio dal pavimento
– Siamo nel reparto delle provviste.
– L’avevo capito.
L’odore di cibo rancido ci costringe a tapparci il naso
e pensare che ci ho mangiato più volte… I migliori spaghetti di riso del quartiere
Indico una porta arrugginita
– E’ quella l’uscita?
– Sì… ma è meglio se non passiamo dall’entrata principale.
– Perché no?
– Siamo ancora vicini all’Hell’s Kitchen, è troppo pericoloso.
– Non starai dicendo è meglio aspettare qui dentro?!
– No, quegli uomini ti hanno vista entrare nel condotto e setacceranno tutti i locali della zona per trovarti. Se restiamo qui siamo spacciati comunque, tempo di minuti.
Ha ragione
Mi mostra una botola sul pavimento
– Cosa c’è li sotto?
– Le fogne. Se siamo veloci possiamo essere al sicuro in meno di un’ora.

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