Medusa

– Sì?
– Ehm, buongiorno… sono Marco, posso entrare?
– Era ora. Sei il ragazzo del take away cinese, vero? Ho una fame…
– No, sono un cliente. La ragazza all’ingresso mi ha detto di salire al terzo piano e di bussare qui.
– Quale ragazza all’ingresso?
– Quella alta due metri, con le meches bionde.
– Ah, Ettore.
– Ettore?
– Il travestito più richiesto del quartiere, nonché cantante soul eccezionale. Si esibisce quasi tutte le sere al locale qui all’angolo, non l’hai mai sentito?
– Temo di no.
– Va be, a che ora avevi l’appuntamento?
– Alle 18:30.
– Vediamo… “Marco 18:30”. Sei tu?
– Sì.
– Un attimo che tolgo il chiavistello.
– Grazie.

– Entra.
– Permesso…
– Vuoi qualcosa da bere… Mmmm… Marco, giusto?
– No grazie, sto bene così.
– Marco… Marco…. Marco… sei il quarto Marco della giornata.
– Beh, in realtà non è il mio vero nome.
– Immaginavo. Voi uomini non avete proprio fantasia: sempre Marco o Luca. Qualche volta Andrea… Ah, appoggia pure la giacca a quell’attaccapanni.
– Grazie… E tu invece… come ti devo chiamare?
– Maddie.
– Ma di dove sei? Non sei rumena, scusa se te lo chiedo, è che il tuo accento ha un suono strano…
– Sono greca.
– Veramente? Sai che non sono mai stato con una greca… anzi, a dir la verità una volta in vacanza a Creta avevo conosciuto una ragazza che si chiamava…
– Senti, Marco n.4, sei venuto per fare o per parlare?
– Sì scusa, stavo solo cercando di rompere il ghiaccio… sono un po’ nervoso.
– Prima volta?
– No… cioè sì, è la prima volta, ma non è per quello che sono nervoso.
– E per cosa allora?
– Per via delle voci.
– Quali voci?
– Quelle che girano intorno a te.
– Sentiamo, cosa ti hanno detto queste voci?
– Non importa, lascia stare.
– È così imbarazzante?
– No è che… è una cosa assurda.
– Se è assurda perché ti preoccupi?
– Hai ragione, solo che…
– Coraggio, sputa il rospo.
– Riguarda il modo in cui ti chiamano.
– E come mi chiamano?
– Non lo sai? Ti chiamano Medusa.
– E secondo te perché mi chiamano così?
– Beh, alcuni l’hanno solo sentito in giro, come me, ma altri…. altri pensano che tu sia davvero la gorgone della mitologia greca e che tu abbia più di duemila anni.
– Ah ah ah ah. E questa ti sembra una cosa normale da dire a una puttana prima di un pompino?
– Scusami, sono uno scemo.
– Ma tu ci credi?
– Ovviamente no… Però…
– Però?
– Però ci sono delle cose che ho sentito, cose che non mi spiego… quegli occhiali scuri ad esempio.
– Ho una malformazione agli occhi, non voglio spaventare i clienti. E poi, mettiamo tu abbia ragione, perché secondo te una gorgone nel 2016 dovrebbe stare qui a fare la mignotta?
– Beh, il nostro mondo non è molto gentile con quelli che considera “freak”, basta vedere la fine che fanno molte transessuali: costrette a prostituirsi o a diventare mostri televisivi per programmi spazzatura.
– Bisogna avere lo stomaco per certi mestieri.
– Immagino, fare quello che fai tu non dev’essere facile.
– Veramente io parlavo della televisione.
– Ah, pensavo…
– Allora, vuoi scopare o no?
– In realtà non sono venuto per quello… ma non preoccuparti, sono disposto a pagarti il doppio.
– Senti bello, se sei uno di quelli che gli piace farsi fare la pipì addosso o altre schifezze del genere ti devi rivolgere ad Olga al piano di sotto.
– No no, non mi interessa niente di tutto questo.
– E allora che cosa vuoi da me?
– Voglio che mi racconti la tua storia.
– Perché mai vorresti sentire la storia di una puttana?
– Beh il fatto è che… io non credo che tu sia una puttana qualsiasi… Scusa, volevo dire “una persona qualsiasi”.
– Mi sembra di capire che provare a farti cambiare idea sia una perdita tempo.
– Quindi sei veramente Medusa?
– Se ti dicessi di no cambierebbe qualcosa? Tanto hai già deciso quello a cui vuoi credere.
– Ma… com’è possibile?
– Cosa?
– Voglio dire, secondo la leggenda, Perseo ti ha uccisa.
– Sì certo, la leggenda scritta da uomini e raccontata da uomini.
– Ma quindi Perseo…
– Perseo era uno stronzo col cazzo piccolo. L’unica mia colpa è stata quella di scoppiare a ridere quando si è abbassato i calzoni.
– Beh essere derisi dalla persona amata può fare molto male.
– “Persona amata”?
– Eravate a letto insieme, avevo capito che foste amanti…
– Senti, ma tre donne mezze nude appartate in una caverna secondo te che lavoro fanno?
– Giusto… E hai fatto la prostituta per tutti questi anni?
– Ho fatto tanti lavori, ho lavorato anche nel circo, in una specie di freak show.
– Quando è successo?
– Erano gli anni 30, mi trovavo nel New Mexico. Non ci crederai ma interpretavo me stessa. Mi facevano mettere dei serpenti marci in testa, delle lenti a contatto verdi che mi coprivano gli occhi e mi mandavano in scena a pietrificare dei conigli davanti ad una folla di ubriaconi e pervertiti di vario genere.
– Sul serio?
– No, era solo un trucco. Si apriva una botola, il coniglio spariva e al suo posto ne spuntava fuori uno di cartongesso.
– Ma quindi il tuo “potere”…
– Sì, funziona. Ma non mi andava di uccidere animali indifesi.
– E i capelli di serpenti?
– Quello era il mio taglio preferito. Va di moda ancora oggi, solo che adesso si chiamano “dreadlocks”.
– Senti, ma come mai le persone vengono da te, pur sapendo che potranno non tornare a casa?
– Semplicemente perché a casa non ci vogliono tornare. Molti non ne possono più delle loro vite, sono sopraffatti dai problemi, dalle frustrazioni, dai debiti… e vogliono solo andarsene da questo mondo, spegnersi dopo un ultimo brivido. Altri invece sono solo incoscienti.
– E come funziona? Arriva un cliente, ti chiede di fare sesso e poi alla fine… lo uccidi?
– A volte. Ma più spesso la richiesta è quella di succhiargli l’uccello e poi guardarlo negli occhi nel finale: la morte durante l’orgasmo più bello della sua vita.
– E finiscono davvero… pietrificati?
– Ammetto che quella è un’immagine suggestiva che piace molto anche a me ma tecnicamente non è molto diverso da un arresto cardiaco con paralisi muscolare.
– Incredibile…
– Eh eh eh
– Mi… Mi stai prendendo per il culo vero?
– Tu cosa dici?
– Quello che mi hai raccontato fino adesso sono tutte stronzate…
– Sì.
– Mi sento uno stupido ad averti seguita in questo racconto. Certo, è ovvio che sono tutte cazzate.
– Tuttavia qualcosa nel tuo sguardo mi dice che non ne sei ancora sicuro.
– Beh, cosa cambia? Tanto in ogni caso non ho modo di sapere la verità.
– Vuoi che mi tolga gli occhiali?
– Come, scusa?
– Per sapere la verità. Se non sono balle, se sono davvero chi-pensi-che-sia sentirai una sensazione nuova, la più forte e incredibile che tu abbia mai provato. Altrimenti vedrai solamente due strani occhi deformi di una poveraccia qualsiasi che batte per sopravvivere.
– Ma… il primo caso significherebbe anche la mia morte.
– Suppongo di sì.
– ……
– Allora Perseo, cosa vuoi fare?
– Io… non lo so.
– Prova a pensare al motivo per cui sei qui. Vedrai che la decisione è più facile di quanto credi.
– Che vuoi dire?
– Tu non sei venuto qui per scopare o per farla finita. Sei venuto qui perché una parte di te non vuole rassegnarsi ad una realtà fatta di miserie umane e squallide quotidianità. Perché in fondo speri sempre che ci sia qualcos’altro oltre alla sveglia che suona alle 6:00, all’ufficio, alle tasse e alla persona che hai sposato perché era giusto così. Ma se io ora mi tolgo gli occhiali, entrambi i casi non ti porterebbero a nulla di buono: o la tua morte o semplicemente il ritorno alla vita di prima con un sogno in meno a cui attaccarti.
– …….
– Ad ogni modo è passata quasi un’ora e io dovrei…
– Oh scusa, ti pago subito.
– Grazie… Ehi, ma gli altri dove sono?
– Mi avevano detto 80.
– E tu che mi avresti pagato il doppio.
– Senti Maddie… posso rivederti domani?
– Domani parto per Atene.
– Torni a casa?
– Per stare un po’ con Stefanie e Eleanor, è un po’ che non le vedo.
– Stefanie e Eleanor?
– Le mie sorelle. Sai, Steno e Euriale sono nomi un po’ sorpassati al giorno d’oggi.

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