Uccidete la Tigre Bianca – 1 –

Il suono violento del legno che si spezza contro la mia schiena mi arriva alle orecchie accompagnato dal dolore accecante dell’impatto, che mi fa cadere prima sulle ginocchia poi con la faccia per terra.

Dal pavimento polveroso l’immagine sfocata della folla eccitata sembra muoversi al rallentatore, mentre sento i sensi che piano piano mi stanno per abbandonare.

Non svenire
Non svenire
Non svenire

Continuo a ripetermi, mentre sopra di me mi sembra di avvertire la mia avversaria urlare qualcosa tipo
– E adesso stai giù cazzo! Stai giù! – ma quello che mi arriva è troppo ovattato per esserne sicura

Respira
Respira
Respira

Il naso è totalmente intasato dal sangue, inutilizzabile

Usa la bocca
Respira
Resta lucida
Respira

Sangue e saliva si impastano con lo sporco del pavimento facendomi sbuffare mentre cerco ossigeno con la faccia per terra

Avanti, cerca di capire se c’è qualcosa di rotto

Inizio a piegare due dita, a spostare una mano, poi l’altra, le gambe. Sì, sono in grado di muovermi.

E adesso alzati
Alzati
Alzati
Alzati
Cazzo Alessandra alzati e spacca la faccia a quella coreana di merda

Il calore di un’energia sconosciuta mi parte dallo stomaco per avvolgermi come un fuoco fino alla testa.
La folla si fa prima stupita per poi esplodere più eccitata di prima.
La mia avversaria si volta. La sorpresa nei suoi occhi. Poi la paura. E infine l’odio.
Sono di nuovo in piedi.
E ruggisco.

Capitolo 1

Con la giacca sulla testa per ripararmi dalla pioggia acida apro la portiera del taxi più sgangherato del quartiere e mi butto sui sedili marci e spelacchiati. Un tanfo di muffa, sudore e cibo andato a male mi assale le vie respiratorie
– Cristo santo, ma che cazzo è successo in sta macchina? – penso mentre spiego al piccolo tassista cinese l’indirizzo di casa.
Sistemo borsa e sacca coi vestiti e mi stendo sul sedile a guardare fuori dai finestrini bagnati.
Mancano due giorni a capodanno e il conto alla rovescia per il 2080 brilla luminoso da ogni schermo gigante sui grattacieli di New Rome.
Sì perché quando il riscaldamento globale è esploso facendo sciogliere il polo nord e gli oceani si sono mangiati una ventina di paesi tra cui il mio, tutte le nuove versioni delle capitali più importanti sono state ribattezzate “New”. Ovviamente parlo di paesi che contavano qualcosa, non credo ci sia bisogno di dirvi che della scomparsa di Uzbekistan o Mozambico non è fregato un cazzo a nessuno.
Noi invece (per “noi” intendo i pochi fortunati che si trovavano all’estero al momento in cui l’Italia è affondata nel mediterraneo) abbiamo avuto New Rome, da qualche parte nell’est europa, dove una volta c’era la Slovacchia.
Che poi in realtà queste nuove capitali sono tutte uguali: anonime metropoli asiatiche con al centro un qualcosa di pittoresco che dovrebbe rievocare l’identità perduta. Nel nostro caso, un Colosseo posticcio circondato da un canale con gondole e una torre di Pisa al centro. Una sorta di grottesco greatest hits italico, ma d’altra parte i cinesi erano gli unici ad avere denaro contante: o così o niente.
E comunque se pensate ci sia andata male significa che non avete visto il Partenone di New Athens con la Sfinge all’interno…

– Senti Wang o come ti chiami, mentre vai verso la D3 fermati al tailandese che c’è all’angolo tra due incroci, hai capito quale dico?
– Sì, Thai Take Away di Nok Nok. Mio cugino – Si volta verso di me con un sorriso privo di incisivi
– Una volta era Cinese Take Away di Wong Wong, poi lui cambiato e diventato thai…
Senza chiedere il permesso mi accendo una sigaretta mentre il mio autista prosegue con tono cantilenante
– …nessuno vuole più cinese, adesso moda è thai. Prima moda era involtini primavera, poi diventata sushi, poi coreano, adesso tutti vogliono cucina tailandese. Ma cucinare sempre noi, sempre stessi – Mi indica orgoglioso su un volantino i nomi dei suoi parenti sotto l’insegna rossa del locale
– Gente cambia gusto per moda. Esempio, lei conosce differenza tra ravioli al vapore cinesi, giapponesi, coreani e tailandesi?
– La differenza dovrebbe essere nel ripieno, no? – rifletto mentre soffio via il fumo – Quelli giapponesi mi pare siano a base di aglio… mmmh, o forse sono quelli coreani…
– No, differenza è che i primi sono cinesi, i secondi giapponesi, i terzi coreani e i quarti tailandesi. Eheheh.

La piccola auto esce dal centro liberandosi dal traffico per immergersi nelle strade buie e maltenute della periferia. Mi guardo allo specchietto, sono ridotta ad uno straccio. Con un fazzoletto umido mi tampono le ferite alla fronte e alle labbra.
– Aaah! Io adesso riconosco lei! – si entusiasma il mio autista
– Lei Alessandra La Tigre Bianca, la pugilessa! Io ricorda lei vista in televisione!
Sì certo, penso, prima della squalifica. Ora La Tigre Bianca è solo una delle tante poveracce che si riempiono di botte nelle cantine dei locali per 2 soldi di gente eccitata dal sangue.
– Però lei colore diverso ora… – indicandomi i capelli neri – …come mai non più colore platino?
– Perché quegli anni sono passati Wang… e ora sono tempi cupi.

In coda al take away di Nok Nok tiro fuori dalla tasca un menù stropicciato che mi avevano lasciato l’ultima volta. Ho lo stomaco vuoto e una voglia di carne che muoio. Carne vera intendo, perché da quando la vendita è stata messa fuorilegge in quasi tutti i paesi occidentali gli unici che continuano a servirla illegalmente sono i cinesi. Sì certo, nei loro menù c’è scritto “carne di soia” ma in realtà tutti sanno che non è vero.
– Allora… – spiego al mio amico – …devi prendermi un pad thai special con ali di pollo croccanti, patatine, salsa e due birr…

Un tonfo improvviso contro il taxi ci fa sobbalzare.

Una coppia sta litigando in mezzo alla strada, l’uomo con l’impermeabile ha sbattuto la ragazza contro il cofano e ora sta cercando di trascinarla via mentre questa continua a fare resistenza. Un fidanzato troppo geloso? Un pappone non soddisfatto dall’incasso? Uno stronzo e basta? In ogni caso la situazione sta degenerando al punto che non posso più fare finta di niente.
Esco dall’auto pensando – Brava, adesso vedi di farti ammazzare – e mi avvicino alla coppia con tutta l’incoscienza di cui sono capace
– Ehi bello, non ti sembra di stare esagerando un po’? – ma prima di riuscire ad aggiungere altro l’uomo si volta e corre via.
Mi chino sulla ragazza appoggiata alla macchina e mi rendo conto che si tratta di un ragazzo, anzi un ragazzino.
A giudicare dal viso potrebbe avere al massimo12 anni ma dai capelli azzurri e dal modo in cui è vestito capisco subito trattarsi di un babyfake, e cioè che nonostante l’aspetto da bambino per via del trattamento, potrebbe avere il doppio dei miei anni.

Il ragazzo si tocca la testa dolorante, sembra sul punto di perdere i sensi. Lo faccio distendere per terra sul marciapiede, prendo il telefono e chiamo subito un’ambulanza.
– Tutte le linee sono momentaneamente occupate, la preghiamo di…
Di andare affanculo, concludo da sola
– Ehi Capelli-Turchini, ho paura che dobbiamo andar… – mi guardo intorno ma del ragazzino non c’è più traccia. Sparito.
Faccio segno a Wang sul taxi per avere una qualche spiegazione ma lo vedo armeggiare al cellulare con un dito nel naso e figuriamoci se quello stordito si è accorto di qualcosa.

Tornata in auto sto per pagare allo sportello del take away, infilo una mano nella tasca e come per magia il mistero si svela in tutta la sua squallida banalità
– Il portafogli! Quel piccolo bastardo mi ha fregato il portafogli!
– Eh già… – commenta Wang – …sporco trucco, molto sporco. Loro fanno spesso da queste parti, io già visto altre volte.
– E NON POTEVI DIRMELO SUBITO?!
Cerco di calmarmi, fortunatamente il soldi dell’incontro di stasera li avevo messi nei pantaloni.
– Ooh… lei ha detto incontro? Tigre Bianca combatte ancora? – mi chiede tutto sorpreso – Io pensavo lei smesso.
– Infatti è così, ho smesso – lo liquido velocemente mentre mi distendo e le ossa scricchiolanti della mia schiena urlano tutto il contrario.
Tra due giorni c’è l’incontro con Sonja detta La Vipera, penso tra me e me. E ci sono 7.000 euroyuan in palio. Devo assolutamente rimettermi in forma, quella cazzo di russa è tosta come una spada… e se non pago l’affitto questo mese è la volta che mi buttano fuori.

Apro la porta di casa che è già quasi mezzanotte. Le luci di un elicottero che pattuglia le strade, filtrate dalle imposte, illuminano a strisce il piccolo bilocale numero 216 al dodicesimo piano del complesso residenziale H.
Pronuncio le parole – Natura e relax – e la tv si accende su un canale che trasmette 24 ore su 24 video di giraffe, fenicotteri e altri animali estinti sulle arie di Bach o Chopin.
Poso i cartoncini ancora caldi sul tavolo e inizio a spogliarmi facendo cadere i vestiti per terra mentre vado verso il bagno.

In piedi sotto la doccia guardo in basso l’acqua tingersi di rosso man mano che mi scivola addosso. Mi tocco delicatamente come a controllare di essere tutta intera e ad ogni ferita mi arriva un’immagine della serata:

Un ematoma sulla fronte: il primo colpo. Dopo due jab che mi portano in vantaggio e iniziano a scaldare i pubblico, quella stronza di una coreana pensa bene di mollarmi una testata a tradimento che mi fa quasi perdere l’equilibrio.

Una ferita sulle labbra: mando a segno un destro che avrebbe spostato una macchina in sosta, la folla va in delirio ma quella, anziché cadere, va in botta di adrenalina, reagisce iniziando a menare alla cieca e mi colpisce di striscio mandandomi in fiamme bocca e setto nasale.

Un gigantesco livido sul fianco: ormai verso fine, lei con la faccia gonfia, io con labbra e naso che pisciano sangue a profusione, stiamo quasi per crollare. La coreana in preda alla disperazione decide di mettere fine al combattimento rompendomi uno sgabello di legno sulla schiena. L’incontro sembrerebbe terminato se non fosse che mi rialzo, la centro con un gancio che la manda a terra facendole saltare due denti, le monto sopra e inizio a colpirla finché del suo naso non rimane che una caricatura insanguinata.
L’ora sul telefono segna quasi le 2:00, sono sdraiata sul divano in accappatoio a finire il mio pad thai davanti ad un reality in cui gli spettatori da casa, mandando messaggi al costo di 8,99 euroyuan, possono scegliere di dare la scossa ai concorrenti in tempo reale.
Poso il cartoncino, dò un ultimo sorso di birra, mi metto comoda e alla parola “Afrodite” la tv si sintonizza sul canale a luci rosse (in realtà il comando vocale preimpostato era differente ma mi sentivo scema a dire “Adulti piaceri” in casa da sola).
Due giovani asiatiche vestite da gattine se la stanno leccando a vicenda facendo dei versetti acuti che dovrebbero rievocare quelli di un felino in calore.
– Ancora giapponesi vestite da animali… – penso sbuffando, ma in realtà sono troppo stanca per mettermi adesso a fare una ricerca per trovare il video giusto per la serata. Quindi accendo il visore 3D, ci collego mio il vibratore MagicHand3000© costato quasi un mese di lavoro, mi sistemo il primo davanti agli occhi, il secondo in mezzo alle gambe e inizio a perdermi all’interno della scena.
Lo svolgimento è sempre lo stesso, prima si leccano, poi si toccano e infine vengono scopandosi a vicenda con le code.

Siamo ora al momento in cui la prima, quasi capovolta con i piedi vicino alla testa, sta per squirtarsi addosso mentre la seconda la sditalina leccandole il buco del culo. Sento l’orgasmo che sta per raggiungermi quando…

– Ehi

Faccio un salto sul divano per lo spavento che mi fa spostare il visore di dosso facendomelo quasi cadere per terra.
In piedi davanti a me c’è il ragazzino coi capelli azzurri. Se ne sta lì, immobile a guardarmi con gli occhi spalancati.
– E TU CHE CAZZO CI FAI QUI? – grido d’istinto mentre il mio cuore si sta facendo venire un infarto. Cerco di far sparire il vibratore mentre mi ricopro velocemente e cambio canale.
– Scusa, non volevo spaventarti.
– SCUSA UN CAZZO, MA… MA COME CAZZO SEI ENTRATO?!
– Scusa… – mi ripete con lo sguardo colpevole. Poi, sorvolando completamente sulla mie parole
– Tu sei quella che chiamano La Tigre Bianca?
Resto un attimo spiazzata
– Non so di cosa stai parlando. Tu piuttosto si può sapere chi diavolo sei?!
Per tutta risposta tira fuori il mio portafogli, lo apre e mi mostra la mia carta d’identità
– Tu sei La Tigre Bianca, vero? Ti ho riconosciuta dalla foto
– Mmphf …e se anche fosse, a te che te ne importa? – mi riprendo il portafogli strappandoglielo di mano.
– Tra due giorni ci sarà un incontro, giusto? Con la ragazza russa, quella che chiamano La Vipera – mi prende per un braccio e mi guarda negli occhi, sembra tremendamente sicuro di quello che dice
– Ascoltami, tu a quell’incontro non ci devi andare.
Lo scruto diffidente
– E perché mai?
Si guarda intorno a controllare la stanza, poi torna verso di me.
– Perché quella sera qualcuno cercherà di ucciderti.

 

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