Uccidete la Tigre Bianca – 3 – Cassandra

Il sole sta iniziando a calare sui palazzi di New Rome e le strade del quartiere a luci rosse iniziano ad accendersi mentre cammino verso il mini market per cercare qualcosa da mettere nel frigo.
Un incontro truccato, penso. Alla fine si trattava solo di questo?
Rhonda sembrava sincera, e cazzate di solito non ne racconta… almeno, non a me. Eppure era stranamente agitata, pur considerando quanto la turbi dover fare questi giochetti.
Continuano a tornarmi in testa le sue parole: “…io divento amica di chi so io…”. Chi saranno queste persone? Dove sta cercando di infilarsi? Voglio dire, tra i risparmi di quando era famosa, il giro degli incontri, qualche diritto d’autore che le arriva ogni natale per Xmas with Rhonda (che passano ancora in tutti i centri commerciali) e lo spaccio di cazzi bionici vari non credo che il denaro le manchi davvero. E dato che per lei è l’unica cosa che conta…

Penso tutto questo mentre sono ferma con lo sguardo perso dentro una vetrina con le offerte della settimana di un negozio cinese di elettrodomestici.
Mi riprendo dai miei pensieri e noto improvvisamente qualcosa nel riflesso: c’è un uomo, dietro di me, dall’altra parte della strada che mi sta osservando da non so quanto tempo. Non riesco a vedere chiaramente il suo volto ma credo di riconoscerlo, è il signore con l’impermeabile che ce l’aveva con Capelli-Turchini.
Al diavolo!
Mi volto di scatto e inizio a camminare verso di lui con passo deciso. L’uomo nasconde subito il viso e si volta per allontanarsi. Lo seguo. Lui accelera il passo, sempre più veloce. Poi scatta, per seminarmi, e io inizio a rincorrerlo per i vicoli.
L’inseguimento si fa sempre più serrato, travolgo prima il tavolino di una vecchia cartomante cinese che mi lancia qualche maledizione incomprensibile, poi un giovane punk che mi mostra il dito medio e infine un colletto bianco a cui faccio cadere il telefono – Stronza, guarda dove cazzo vai!
L’uomo con l’impermeabile si infila in una via laterale. Giro l’angolo e mi ritrovo nella strada buia e deserta di un qualche stabilimento in disuso.
Il tizio è sparito, l’ho perso.
Mi guardo intorno mentre riprendo fiato e mi rendo conto di essere in una zona della città in cui non sono mai stata. Un vecchio edificio in cemento si staglia imponente nell’oscurità, sembra abbandonato da molti anni. Dai piani alti inizio a sentire dei rumori, come se ci fosse qualcuno, e mi sembra di scorgere delle sagome scrutarmi dal buio dalle finestre rotte.
Meglio andare via, questo posto non mi piace per niente.
All’interno della linea 7 della metro, una coppia di musicisti con collari sadomaso si sta baciando sfoggiando due lingue bioniche biforcute ultimo modello, un vecchio barbone dorme sdraiato per terra e una mignotta tailandese con una gamba finta cerca clienti strusciandosi svogliata sul palo d’acciaio del vagone con scarso successo.
Guardo fuori dal finestrino e non posso fare a meno di provare un senso di inquietudine: e se qualcuno stesse davvero pianificando di uccidermi? Forse Capelli-Turchini diceva la verità e Rhonda non ne sa davvero niente…
Arrivata a casa, sto salendo in ascensore guardando i numeri dei piani che si illuminano uno dopo l’altro: …7…8…9…10…11…
12. L’ascensore si apre e il cuore mi salta in gola: la porta del mio appartamento è aperta.
Entro silenziosamente in posizione di guardia, il soggiorno sembra come l’ho lasciato ma la luce della cucina è accesa. Mi viene l’istinto di urlare qualcosa, di avvertire l’intruso della mia presenza, ma poi penso che se non mi ha sentita, forse, è meglio sfruttare questo vantaggio.
Balzo in cucina e un qualcosa simile ad un muro di granito che viaggia ai 300Km/h mi colpisce in piena faccia facendomi volare per terra.
Tramortita, con gli occhi socchiusi intravedo sopra di me una figura sfocata con lunghi capelli ricci e il pugno ancora proteso in avanti
– Alex! Finalmente sei arrivata! Stai bene?
– C-Cassandra… sì, tutto… ok.

Sedute al tavolo la mia giunonica amica mi serve una tisana mentre mi sistemo l’impacco di ghiaccio sulla guancia.
– Mi spiace averti colpita, sei entrata di soppiatto… pensavo fossi un ladro. Non ti ho fatto male vero?
– No no, tranquilla.
Tranquilla un cavolo, penso, è un miracolo se non sono in coma.
– Piuttosto, si può sapere come sei entrata?
– Dalla porta, hai la serratura difettosa, non te ne sei accorta?
Ecco com’era entrato Capelli-Turchini.
– Senti, scusa se mi sono intrufolata così… è che non sapevo dove andare.
– Ancora guai con gli uomini? Rhonda mi ha detto che…
– No no, è per via di qualcos’altro…
Il suo viso si fa preoccupato
– Non so come dirtelo, è tutto assurdo… è qualcosa che mi è successo due giorni fa.
La ascolto incuriosita mentre bevo un sorso di tè
– Insomma, stavo camminando per il quartiere, andavo a prendere dei vestitini per il bambino, quando ad un certo punto… PUFF, un buco nero.
– Cioè?
– Cioè non so cosa sia successo dopo, l’ultima cosa che mi ricordo è che stavo guardando l’ora, e poi basta, più niente.
– Mmmh… Possibile che sei svenuta, magari un calo di zuccheri improvviso…
– No no Alex ascolta… – mi prende per un braccio, sembra davvero spaventata
– …quando ho ripreso i sensi, ero da un’altra parte! Ed era oggi pomeriggio! Capisci, erano passati due giorni!
– Cosa vuol dire “da un’altra parte”?
– Questa è la cosa più strana di tutte, mi trovavo in un posto che non avevo mai visto, non so neanche come ci sono arrivata.
Cassandra si fruga in tasca per prendere il telefono
– Ecco guarda, gli ho fatto una foto.
Un brivido mi attraversa la schiena. Sullo schermo dello smartphone c’è uno stabilimento abbandonato di cemento coi vetri rotti alle finestre.
– Io questo posto lo conosco…
– Dici sul serio?
– Sì.. credo di sì…
– Quindi sai che cos’è?
– In realtà no… ci sono passata per caso
– Alex, io sono preoccupata, non ti sembra che in questi ultimi giorni nell’aria ci sia qualcosa di… strano?
Altroché, penso, ma mi sembra già sufficientemente agitata per aggiungerci anche le mie grane.
Cassandra mi prende una mano e me l’appoggia sul suo ventre. Inizia a tremare mentre i suoi occhi diventano lucidi
– Io… non lo sento più.
– Cosa vuoi dire?
– Il mio bambino, Alex. Non lo sento più, credo che me l’abbiano portato via!
– Cassandra ma cosa dici??
Si asciuga una lacrima – Una madre le sente certe cose…
La abbraccio per cercare di calmarla
– Domani ti accompagno all’ospedale, facciamo un controllo, vedrai che non è successo niente.
– Grazie Alex.

Sdraiata sul divano cerco di prendere sonno mentre ripenso alle parole sconnesse di Cassandra. Le ho detto di fermarsi a dormire qui ma ha voluto tornare a casa. Alla fine sembrava essersi un po’ ripresa.

Cerco di distrarmi sfogliando un po’ di canali alla tv.
Su “PopWorld” un ragazzino bellissimo sta cantando commosso “Rotoloni Floxy, i più morbidi del reame”. Da quest’anno i concorrenti a X–Factor non eseguono più canzoni ma direttamente jingle pubblicitari da 15 secondi. Pare sia una trovata geniale per risparmiare sui diritti d’autore e guadagnare in sponsor…
Su “Natura Perduta” c’è uno speciale intitolato “Alla scoperta del lupo marsicano” ma credo abbiano sbagliato qualcosa perché il filmato è quello di due foche che scivolano sul ghiaccio.
“Adulti piaceri” invece mi offre le solite due giapponesi vestite da gattine che però, stavolta, si stanno facendo scopare a turno da una terza, più grande, che credo stia interpretando una sorta di pantera nera. Disposte a trenino, la pantera usa il suo strap on su di una che a sua volta lecca il buco del culo a quella davanti. Ecco, forse un orgasmo potrebbe essere una soluzione per prendere sonno, penso mentre mi infilo una mano nei pantaloni. Ci sarebbero visore 3D e vibratore che mi attendono nei cassetti ma sono troppo pigra per alzarmi adesso. E poi è tanto che non mi regalo un ditalino alla vecchia maniera.

Alla fine il video è talmente noioso che sto per addormentarmi con la mano fra le gambe ancora prima di essere venuta. Gli occhi stanno iniziando a chiudersi quando la vibrazione improvvisa del telefono mi risveglia di colpo.
Uff, e adesso chi diavolo è?
Sul piccolo schermo leggo “Rhonda Rompicazzo”. Oddio, cosa vuole a quest’ora?
– Sì? – rispondo col tono più assonnato che posso per farla sentire in colpa
– Alex, dimmi che sai che cazzo è successo.
– Prego?
– Signorina svegliati! Parlo di Cassandra, dimmi che sai qualcosa!
– Ah sì… – mi alzo per andare in bagno – …Sai, non è stata molto bene, secondo me ha avuto un piccolo esaurimento… E’ stata qui per qualche ora, adesso è andata via… a casa dovresti trovarla.
Silenzio per qualche secondo, poi Rhonda ricomincia a parlare
– Non hai visto l’ultimo notiziario, vero?
– No… che succede?
– Cassandra è morta. L’hanno trovata dieci minuti fa, in un cassonetto poco distante da casa tua.

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