C’era una volta una Stronza in Canadà #9 – I’ve been kissed by a rose on the grey

– E di quella casa là in stile europeo cosa mi dici?
– Mmmhh… triste.
L’autunno a Vancouver è ormai arrivato da settimane, portandosi freddo, foschia e foglie secche sui marciapiedi. Avvolte nei cappotti stiamo passeggiando per le vie di False Creek in una leggera nebbia pomeridiana.
Prima siamo state al parco, abbiamo fatto versi alle anatre, mangiato una cioccolata, e poi siamo andate alla nostra panchina preferita a masturbarci a vicenda, una accanto all’altra con le mani infilate nei vestiti per non farci vedere.
Ora è il momento del secondo grande passatempo delle nostre uscite domenicali: andare alla ricerca della Casa dei Sogni, ovvero quella in cui, se avessimo la bacchetta magica (o tantissimi soldi) sceglieremmo di vivere per tutta la vita.
– Perché dici che è triste quella casa? – mi chiede con la sciarpa sulla bocca
– Mi ricorda quel tipo palazzo italiano che mi ha sempre messo tristezza.
– Ma è così raffinato… Dici così perché sembra più antico?
– Mmh, no. È una sensazione che non ti so spiegare.
Mi fermo un attimo sul ponticello, appoggiata alla ringhiera
– Ecco… non so perché ma mi immagino sempre che dentro quelle case ci viva una persona anziana, sola. Che passa le giornate in uno stanzino, dimenticata dal mondo, dimenticata da tutti…
Cory mi prende per un braccio.
– Alex… ma tu sei felice?
Sorpresa da questa domanda, resto in silenzio per qualche secondo.
Lei, si butta contro di me, mi abbraccia e affonda il viso dentro il mio cappotto
– Ehi, che succede? – le chiedo mentre sento le sue lacrime bagnarmi la camicia.
– Mi sento una scema a dirti una cosa del genere, ma… ho avuto una visione.
– Una visione?
– Sì… una cosa brutta… forse è meglio che non te la dica…
– Dai… – le prendo il viso tra le mani cercando di tirarla su – …dimmi.
– Beh… – si tira indietro guardando in basso – …quando hai detto quelle parole ho avuto un’immagine di te… da sola nella vasca da bagno… con i polsi tagliati.

Di fronte ad una tale assurdità dovrei mettermi a ridere e prenderla in giro per sdrammatizzare la situazione ma il suo viso è così serio e preoccupato che resto bloccata in silenzio, senza riuscire a dire niente.
– A volte… – mi confessa mentre si asciuga una lacrima – …io non riesco a capire quello che provi, non riesco a capire come stai veramente…
Mi prende le mani e mi ripete – Alex… ma tu sei felice qui con me?
Le accarezzo il viso – Quando sono arrivata in questa città, lo sai, ero in un momento difficile, è stato un periodo buio… ma tu… tu… – e in quel momento qualcosa mi arriva alle orecchie distraendomi da quello che stavo dicendo.
Una musica che proviene dalle finestre di un appartamento poco distante mi suona familiare. È una canzone che non sento da anni ma che conosco.

Finisco la frase cominciando a canticchiare.
– …ma tu… tu…you… you’re the light of the dark side of me.
Coraline mi guarda strana, come a dire “ma che cavolo dici?” poi capisce e si ferma anche lei ad ascoltare
– Ma… ma… questo pezzo… –
– Te lo ricordi?
– Non era quel tipo di colore con la cicatrice?
– Esatto – rispondo sorridendo
– L’avevo rimossa… – lo sguardo di Cory si perde mentre tende l’orecchio per ascoltare meglio.
– Mioddio… – esclama ridendo tra le lacrime con una smorfia tra il disgustato e il divertito – …è cosa più sdolcinata della storia!
Le passo una mano davanti al viso in un gesto teatrale mentre seguo le parole con l’enfasi di un’attrice che sta recitando un momento importante di un’opera di Shakespeare – My power… my pleasure… my pain…
Le metto un braccio intorno al collo come per invitarla ad un ballo regale, Coraline ride scuotendo la testa – Questa canzone è terribile, e tu sei la persona più stonata della mondo!
Poi si lascia andare, segue i miei movimenti e come due sceme ci lanciamo a cantare
Baby, I compare you to a kiss from a rose on the grey

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