C’era una volta una Stronza in Canadà #10 – Ipocrisia di merda

Per festeggiare la promozione di Zoey, diventata da poco direttrice generale di una nota casa di produzione cinematografica, abbiamo deciso di soddisfare le nostre voglie di sushi e sashimi nel ristorante giapponese più esclusivo di Yaletown.
Il tavolo al terzo piano, in una delle posizioni migliori della sala, è pieno di svariate portate, prese per poter assaggiare un po’ di tutto: dalla tempura agli yakitori, dal katsu-don ai gyoza. Tutto questo insieme, ovviamente, ad una quantità esagerata di pesce crudo.
Siamo già un po’ tutte ubriache per via del pesante aperitivo di qualche ora fa e mentre Zoey e le sue amiche iniziano a riempirsi i piatti partendo, come sempre, dal sashimi di salmone, io e Cory stiamo scopando in bagno appoggiate al muro.
– Ancora un dito… ancora un dito ti prego, infilane tre…
Con una gamba contro il lavandino e le mani che mi afferrano la schiena stropicciandomi il vestito, Coraline è talmente bagnata che le mie dita scivolano dentro senza il minimo attrito.
Le infilo l’indice in bocca per soffocarle i gemiti
– Cosa sei?
– Sono… sono la tua troia.
– E cosa fai tutto il giorno?
Cory mi succhia il dito con lo sguardo perso dall’eccitazione
– Dillo, cos’è che fai tutto il giorno?
– Mi… mi ammazzo di ditalini pensando… pensando…
– Pensando cosa?
– Pensando di scoparti… – la interrompo con uno schiaffetto
– Bugiarda – le afferro il viso – Dì la verità, a cosa pensi?
– ……
– Forza, ti vergogni?
– …penso a baciarti i piedi mentre un’altra più brava di me ti fa godere…
Sorrido – Ecco, lo vedi? Non sei una troia. Una troia è una che si fa scopare, che SA scopare. Tu invece cosa sei?
Cory tentenna, sudata e paonazza per l’umiliazione e l’imbarazzo perverso che si aggiungono all’eccitazione
– Sono… sono una sfigata…
– Brava, dillo ancora.
– Sono un’imbranata… una ammoscia-cazzi e asciuga-fighe…
– Ah ah ah continua, voglio sentirtelo ripetere mentre vieni.
– Oddio… Alex scopami ti prego… non ce la faccio più…
Senza spostarmi, allungo una mano e frugo alla cieca nella borsetta appoggiata al davanzale mentre il mio sguardo si fa crucciato man mano che non trovo quello che sto cercando.
Cory mi guarda preoccupata
– Ma l’hai portato lo strap-on? – bisbiglia come per non interrompere la nostra scenetta
– Mi sa che l’abbiamo lasciato in macchina, nella borsa coi pomodori…
– Merda…
– Te l’avevo detto di prendere quello più piccolo, quello gigante non ci sta nella borsetta!
Mi rendo conto che stiamo sussurrando agitate come due attrici nel mezzo di uno spettacolo, durante un imprevisto, che devono decidere velocemente il da farsi senza farsi notare dal pubblico.
– Come vuoi venire? – le chiedo consapevole del fatto che è un po’ colpa mia – Vuoi la mia bocca?
– No… – mi prende la mano e se la rimette in mezzo alle gambe – …continua così, voglio vedere il tuo sguardo da stronza mentre godo.

Sono le undici passate quando, uscite dal ristorante, stiamo fumando tutte e cinque appoggiate al cornicione del Cambie Bridge guardando le luci che si riflettono sulla superficie dell’acqua mentre continuiamo le nostre speculazioni sulla vita sessuale di Donald Trump.
Zoey pensa che probabilmente tutta quell’ossessione per l’oro, l’albergo d’oro, le colonne d’oro in casa, i capelli, pure quelli, che sembrano d’oro (e forse lo sono…) potrebbe essere bilanciata da un feticcio uguale e contrario, tipo farsi fare la pipì addosso da Melania mentre legge il Wall Street Journal. Cory condivide la premessa ma lo vede di più seduto sulla sua poltrona regale a farsi scompigliare la capigliatura da vecchie culone messicane che gli scoreggiano in faccia. Ad ogni modo, su una cosa siamo tutte d’accordo: ce lo deve avere come uno spillo.

Sto per accendermi un’altra sigaretta quando sento qualcosa che mi fa sobbalzare facendomi sudare freddo.
Mi volto verso Cory e con lo sguardo più serio e intransigente di cui sono capace le dico a bassa voce
– Andiamo.
Cory mi fa cenno con la testa “sì sì” distratta dalla conversazione
Le metto una mano sulla spalla, la giro verso di me e le ripeto, scandendo bene le parole
– Andiamo. Adesso.
Alza un sopracciglio, poi capisce che evidentemente non è il momento di scherzare e così liquidiamo velocemente il gruppo e ci allontaniamo.

La piccola auto di Coraline entra nelle strade bagnate del centro.
– Eheh… – ridacchia sotto i baffi mentre guida – …eppure a me il salmone sembrava fresco… voglio dire, l’ho mangiato anch’io e sto bene…
Piegata in due sul sedile, con il viso marcio di sudore freddo e la gambe che si muovono sconnesse, cerco di respirare lentamente per riuscire a tenerla mentre la maledetta di fianco a me continua come se niente fosse
– …o forse sono stati i gamberi… avevano un colore un po’ strano, non ti sembra?
– Non lo so, accelera… ti prego… accelera…
– Eh ma ci sono i semafori…
– Chissenefrega dei semafori… te la pago io la multa… tu vai più veloce che puoi…

L’auto esce dal centro, liberandosi dal traffico, per proseguire verso West End.
– Alex… – Cory si volta un po’ preoccupata – …com’è la situazione?
Con la testa tra le mani sbuffo fuori parole incomprensibili
– Alex??
– Oddio ma quanto cazzo manca?! – chiedo disperata
– Siamo a metà strada.
– A metà strada?! SOLO A METÀ STRADA?!
– Cerca di stare calma, se ti agiti è peggio… – mi accarezza divertita dalla situazione – …ti prometto che ti amo lo stesso anche se te la fai addosso.
– Vaffanculo.
– Ah ah ah, mamma mia, sembri una zombi di walking dead!
– Ridi ridi… questa me la paghi…
– Ah grazie, io sto rischiando la vita guidando come una matta e questa è la tua gratitudine…
– Oddio non ce la faccio, oddio non ce la faccio, oddio non ce la faccio…
– Dai dai, siamo a West End, è quasi fatta!

Arriviamo sotto casa, esco dall’auto di corsa e mi fiondo verso il palazzo con Coraline che mi corre dietro – Ehi, la borsa!
Incrocio Ingrid sull’ingresso con il suo tipo nuovo
– Aleeeex! Ti devo presentar….
– NON ME NE FREGA UN CAZZO – la sorpasso e corro a premere ossessivamente il pulsante dell’ascensore occupato.
Sento Ingrid sussurrare a Coraline dietro di me – Ma sta bene?… La vedo strana… Sai, anch’io gli ultimi mesi non sono stata molto in forma, ero un po’… – si indica la pancia – …bloccata, capisci? E la mia dietologa mi ha consigliato questa nuova dieta lassativa che… – Coraline la interrompe ridendo – Ehm ti ringrazio ma credo che la situazione sia già abbastanza… sciolta.
La porta dell’ascensore si apre, mi volto verso di loro
– Vi odio tutte e due.

Mancano dieci minuti all’una quando esco dal bagno che sembro una che ha appena corso i quattrocento metri olimpionici strisciando.
– Oh, sei viva – Cory mi sorride seduta per terra mentre gioca alla playstation
– Fatta tanta? – mi chiede facendo la vocina, come si fa coi bambini. Le rispondo alzando il dito medio.
Mi siedo sul divano dietro di lei e le appoggio i piedi su una spalla.
– Sai a cosa pensavo?
– No… a cosa? – mi risponde distratta mentre fa a pezzi degli zombi sullo schermo con una motosega.
– Che sei fortunata.
Coraline preme i pulsanti furiosamente con la lingua tra i denti, come una bambina impegnata in qualcosa di difficile. Poi abbassa le mani sbuffando
– Uff, mi hanno ammazzata di nuovo… questa parte è troppo difficile, non ce la farò mai… scusa, cos’è che dicevi? Sono fortunata?
– Sì, sei fortunata che le mie perversioni si fermano al sangue e alle lacrime… perché altrimenti avresti dovuto pulire il cesso con la lingua.
Cory ci pensa un attimo e fa una faccia disgustata
– Eheh – le sorrido – ti rendi conto che c’è gente che fa quelle cose?
– Mamma mia che schifo… brrrr – scuotendosi tutta mentre viene colta da una brivido.
– Yogurt? – le chiedo cambiando argomento mentre mi alzo di scatto.
Lei fa cenno di sì con la testa e come una bimba specifica – Banana.

Mentre Coraline spegne la playstation e inizia a frugare tra i DVD, apro il frigo e spalanco gli occhi come di fronte alla peggiore delle tragedie
– Ehi, ma ti sei mangiata tutti quelli alla vaniglia?!
Si volta con la faccia colpevole
– Ma… ma ce n’erano ancora tre!
– Ehm… ieri notte mi sono svegliata che avevo fame… tu dormivi e allora…
Sempre così, mi chiede di comprarle quelli alla frutta e poi si mangia i miei.
– Banana o mirtillo?
– Banana – mi ripete dalla sala mentre mette su un DVD

Sedute sul divano stiamo finendo i nostri vasetti guardando uno sventurato Ben Stiller trovare la moglie a letto con l’istruttore di sub nudista durante la sua luna di miele quando Coraline, ad un certo punto, rompe il silenzio
– Certo che siamo due ipocrite…
Mi volto sorpresa – What?
– Voglio dire… riguardo a quello che dicevamo prima… – posa il vasetto sul tavolino – …alla fine che differenza c’è tra noi e loro?
– Loro chi?
– Quelli che fanno le cose con la merda, i discorsi su Trump con Zoey e le altre…
– Non ti seguo.
– Dico, noi ce la prendiamo coi bigotti, coi benpensanti, con tutti quelli che ci giudicano per le nostre fantasie sessuali… e poi appena qualcosa esce da quello che ci piace… facciamo la stessa cosa, puntiamo il dito dicendo “che orrore” –
Si accende uno spinello e conclude
– Siamo due ipocrite.
Abbasso gli occhi un po’ incupita
– Già… – ammetto.
Cory mi passa la sigaretta, faccio un tiro, resto in silenzio per qualche minuto ma alla fine non riesco a fare meno di aggiungere ridacchiando
– …però a me la merda fa schifo.

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