Rehab in pillole #10: Dita medie

Quando arrivai a Trieste dagli zii avevo 12 anni. Non mi dispiaceva aver lasciato Buenos Aires, ero già stanca di quella città e l’Italia all’epoca mi appariva molto più sofisticata e seducente rispetto alla mia madre patria. Cosa c’entra questo con l’autoerotismo? Vede Dottore già in Argentina, durante il primo anno di medie, i maschietti avevano iniziato a rivelare la loro intraprendenza, ma solitamente era tutto incentrato su sbirciatine e palpatine più o meno furtive.
A Trieste invece, i miei nuovi compagni italiani sembravano piuttosto interessati a qualcos’altro. Qualcosa di estremamente specifico. Durante la seconda ora del primo giorno di scuola, mentre la prof di storia stava raccontando di un qualche re babilonese una pallina di carta lanciata dalle mie spalle finì sul mio banco. Dentro, su un foglio di carta a quadretti c’era una sorta di benvenuto da parte dei maschietti della classe. Un messaggio scritto a matita che, senza troppi giri di parole, chiedeva: “Ti fai i ditalini?” con sotto due caselle da barrare, “Sì” oppure “No”.
Ricordo che mi voltai verso Marianna G., la mia pallida compagna di banco dai neri baffetti, e il suo sguardo mi fece capire in un attimo che la curiosità di quegli infoiati quasi-teenager non si sarebbe spenta quella mattina ma sarebbe stata un’ossessione che ci avrebbe accompagnate per tutto l’anno scolastico.
Non c’era giornata in cui non venisse toccato l’argomento e anche i questionari, pur non ricevendo mai vere risposte, diventavano via via sempre più specifici ed approfonditi. Si passava da “Quanti ditalini ti fai al giorno?” a “Dove ti fai i ditalini?” (con una lista di stanze da scegliere) fino a “Come ti fai i ditalini?” con dei disegnini sorprendentemente accurati che illustravano le varie tecniche masturbatorie: alcune verosimili, altre incomprensibili, altre ancora partorite da menti in evidente stato di alterazione da troppa libido.
Tutta questa attenzione, costante e pressante, alla fine te la portavi a casa, fino al buio della tua cameretta. Se qualche mese prima ti saresti immersa nelle tue fantasie ora, ogni volta che la tua mano scendeva sotto l’ombelico, non potevi fare a meno di sentirti quegli occhi addosso. Era come avere intorno un pubblico invisibile e onnipresente che aspettava quel momento con l’uccello sempre in mano, pronto a fare fuoco. E per quanto mi riguarda la cosa non mi dispiaceva affatto.
C’era stata poi quella volta, durante la gita a Venezia, in cui quello sfigato di Gianluca B. era andato in giro a dire di aver beccato la biondissima e ambitissima Annalisa F. a farsi un dito in camera mentre noi eravamo giù a cena. Non gli aveva creduto nessuno, nemmeno i suoi amici, primo perché di queste banfate ne sparava venti al giorno e secondo perché Annalisa F. l’aveva friendzonato brutalmente proprio durante la stessa gita. E la cosa puzzava di vendetta patetica lontano un chilometro.
Eppure c’erano stati alcuni dettagli nel suo racconto – lei che fissa lo schermo del telefono, le mutandine alle caviglie con l’assorbente – che a me e a Marianna G. avevano fatto tendere le orecchie, come una sorta di senso di ragno. E infatti, alcuni mesi dopo, Chiara P. migliore amica di Annalisa F. aveva rivelato segretamente a Marianna G. che sì, il fattaccio era avvenuto per davvero: quel disgraziato di Gianluca B. aveva davvero sorpreso Annalisa F. a sditarsi su una foto del suo ex fidanzatino sul telefono, ma la sua pessima reputazione e suoi “al lupo al lupo” avevano scagionato preventivamente l’atletica fanciulla da ogni sospetto.
Ma non è tutto, ci fu un altro episodio importante in quella gita di seconda media. Durante il viaggio di ritorno Marianna G. si era messa vicina ad una biondina di un’altra classe a blaterare di harry potter o non so cosa ed io ero rimasta in disparte a sentire i green day con le cuffiette. Ad un certo punto sentii qualcuno incombere su di me ed una mano togliermi l’auricolare. Una voce femminile – Hey alzati, ti devo baciare – col tono leggero e distaccato di chi sta masticando una gomma. Lei era Vittoria Z. una ragazza dell’altra classe piuttosto nota perché l’anno prima aveva combinato un qualche casino ed era stata bocciata, per cui faceva seconda come me ma aveva 13 anni, ne dimostrava 16 e si diceva in giro avesse già scopato. Il suo gruppo, seduto in fondo al bus, stava giocando ad obbligo/verità  e qualcuno doveva avermi indicato come penitenza per la ribelle neoripetente. Senza neanche pensare, con la testa ancora nella musica, le feci segno Ok, lei mugolò un – ‘spetta… – si tolse la gomma con due dita e si avvicinò. Alzai il mento d’istinto aspettandomi un bacio a stampo ma lei appoggiò le labbra sulle mie e mi diede una leccata sulla punta della lingua. Due volte. Partì un coro di dodicenni allupati in fondo al bus a cui Vittoria rispose mostrando il dito medio senza neanche voltarsi. Poi ci staccammo, lei mi prese il viso tra le mani e rimase per un attimo a scrutarmi come in cerca di qualcosa – Tu sei la ragazza argentina vero? ’mmazza quanto sei gnocca. – concluse sorridendo mentre si ricacciava la gomma in bocca. Io la guardai tornare al suo posto e poi mi risiedetti, ancora inebriata dal quel sapore umido di feromoni e vigorsol alla menta. Il mio primo vero bacio.
Alla fine di quell’anno scolastico Vittoria Z. fu bocciata di nuovo, credo per via di una testata ad un prof, e i genitori la iscrissero in un’altra scuola. A settembre, durante l’inizio dell’ultimo anno di medie, Marianna G. mi disse che Vittoria Z. aveva avuto un incidente col motorino ed era morta.

6 comments

  1. Bellissime queste pillole, specialmente quelle sull’adolescenza. Riesci a catturare davvero l’atmosfera di quei momenti. Complimenti. Tra l’altro il mio primo bacio è stato un qualcosa di simile, (però era il gioco della bottiglia)
    Ora vado a leggermi il resto dei tuoi racconti che mi sembra di capire siano tutti collegati

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    1. Diario di una Stronza, la stronza in Canadà e Alessandra tra le vipere sono tre parti consecutive della stessa storia. Diario di una stronza ci sono solo alcuni capitoli, prox giorni lo rimetto tutto online

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