Rehab in pillole #11: Coraline

Dottore io non lo so cosa sono i sogni. Questa mattina mi sono svegliata che ero totalmente confusa e con gli occhi pieni di lacrime. Stavo facendo un sogno di quelli lunghi, profondi e disordinati, dove parti di me si mescolano a parti sconosciute. Non ricordo l’inizio ma alla fine ero in un parco con Coraline. Un posto familiare ma estraneo nello stesso tempo e noi stavamo discutendo, litigando. Lei seduta su una panchina ed io in piedi a camminarle intorno. Era come se ci fossimo già lasciate ma in quel momento forse eravamo ancora insieme, uno dei nostri ultimi giorni. Ricordo che ero arrabbiata, la attaccavo, e lei per difendersi, per ribattere, mi rispondeva con qualcosa di giusto ma che non c’entrava assolutamente niente. E’ una cosa che faceva spesso e io non lo sopportavo. Oggi sui social lo fanno tutti. Il modo in cui discutono gli idioti. Mi vergogno molto ma talvolta l’ho pensato anche di lei, che sotto sotto fosse una povera scema. Una scema con dei modi e una sensibilità che la rendevano adorabile. E che mi amava nonostante tutto. A quel punto la mandavo a quel paese e me ne andavo, sicura che quella rimbambita se lo meritasse. Poi però mi fermavo e mi voltavo a guardarla, da sola sulla panchina con lo sguardo basso sul telefono. Una malinconia terribile mi prendeva lo stomaco e così tornavo indietro ad abbracciarla. In ginocchio la stringevo con le braccia a cercare un contatto ma il suo viso cominciava a diventare indefinito e in quel momento mi rendevo conto di essere in un sogno. Allora, come sapendo di avere i secondi contati, le prendevo la testa tra le mani e le dicevo “Coraline ascolta, io non lo so cosa sono i sogni. Non lo so se in questo momento sto parlando solo con me stessa o se c’è qualcosa di te, della tua anima, del tuo inconscio. Se c’è qualcosa di te, se in qualche modo puoi sentirmi, dimmi cosa devo fare per farmi perdonare. Lo so che quello che ti ho fatto è imperdonabile ma dimmi cosa devo fare. Coraline ti prego, torniamo insieme.”

Mi sono svegliata con gli occhi gonfi di lacrime e una sensazione di disorientamento, come se non fossi sicura della realtà in cui mi trovavo. Chi era quella ragazza? Era davvero la mia Coraline? Io provo davvero quello che ho detto nel sogno? Credo proprio di no dottore. E allora perché piangevo? Forse si trattava di un’altra persona. Il suo viso verso il risveglio stava già cambiando. Forse una memoria perduta. O forse una ragazza che non ho ancora incontrato… E che ora esiste solo nella mia testa.

6 comments

  1. Ciao, Alessandra. Vorrei congratularmi per le tue immense capacità comunicative. Ho apprezzato molto un estratto di quello che hai scritto a proposito di cosa voglia dire essere sfigati. Potremmo approfondire questo argomento? È molto interessante per me, perché credo di rientrare in questa categoria. Ti sarei molto grato se ci tenessimo in contatto.

    Un saluto,

    Mattia A.

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      1. Hai un carattere davvero interessante e questo vorrei evidenziarlo. La tua schiettezza e arguzia non passano inosservate. Leggendo, mi rendo conto delle tua alte doti analitiche. Il tuo modo di scrivere particolareggiato, vissuto, ricorda quello di chi osserva acutamente fra le grinze della quotidianità. Chapeau!

        Mattia A.

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          1. Mi hai molto colpito, perché io caratterialmente mi colloco agli antipodi e per quanto mi sforzi di essere estroverso, non riesco. Sono imbranato, creo situazioni in cui appaio sempre come uno stupido e credo che mi piaccia pure. Leggere come scrivi mi fa sentire piccolo.

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