Rehab in pillole #1: Buio

Dottore io non sono una depressa. Lo so che su quella cartellina le hanno scritto quello che ho combinato la scorsa settimana e so anche che l’infermiera le ha detto che stamattina ho cercato di scappare ma non sono una depressa. Anzi, io i depressi li odio e li ho sempre odiati. Sì, esatto. Il loro modo di vivere, di pensare, le loro facce, i loro gesti. Odio loro e, pensi, odio persino la loro arte: da quello sfigato di Cesare Pavese fino a quell’altro sfigato di Seattle che si è sparato in bocca.
Il fatto è che, se proprio lo vuole sapere, credo di aver completamente esaurito il genere umano. Gli esseri umani capisce? Non mi interessano più. Cultura, valori, dogmi, sessualità, schemi mentali, ogni singola sfumatura della personalità. Vedo le persone come puzzle fatti di pezzi che conosco a memoria. Anche una persona composta da un mix originale, mi appare poi banale nelle sue singole parti. Prevedibile. Nessuno riesce mai a dire o fare qualcosa che mi sorprenda veramente. La strada di un quoziente intellettivo sopra la media è fatta di solitudine. Chi ha detto questa frase? Non me lo ricordo più.
Ad ogni modo ad aprile mentre mi trovavo a Los Angeles ho conosciuto Abella Danger. Avevamo un’amica in comune. Sa di chi sto parlando no? Beh stavo bevendo il mio martini, le ho stretto la mano e ho pensato “Cazzo, io con questa non ci farei sesso neanche per un milione di dollari”. Non mi fraintenda dottore, non era brutta, ma emanava un’aura così… penosa. Come quella di Bea, una mia compagna del liceo che una volta durante l’ora di ginnastica se l’era fatta addosso. Oggi è sposata, va in palestra, sempre abbronzata, ma dopo quell’immagine patetica di lei che arranca goffa verso gli spogliatoi con le mutande piene… credo che non potrò mai provare per lei una qualsiasi attrazione sessuale, nemmeno tra duemila anni. Mi capisce?
Eppure io non sono un’esteta dell’atto sessuale. Tutt’altro. Ha presente le facce che fanno le persone durante l’orgasmo? Non parlo di quelle sexy, in posa, da film americano, ma di quelle reali, grottesche, in cui gli uomini paiono mezzi ritardati e le donne esemplari da freak show. Vede, quando conosco una ragazza la prima cosa che penso è proprio: come sarà il suo viso al quinto orgasmo consecutivo? Quanto sarà sgraziato una volta perso il controllo? Quali smorfie imbarazzanti, versi stonati o grugniti, quali maschere ridicole o patetiche sarà in grado di regalarmi?
Coraline, la ragazza con cui stavo nel periodo in cui vivevo a Vancouver, quando stava per venire metteva la bocca a O e arricciava il naso tipo porcellino. Era bruttissima in quella smorfia ma la cosa in qualche modo mi eccitava. Le mettevo l’iphone davanti alla faccia perché si guardasse e le dicevo “Lo vedi che razza di cessa che sei? Lo vedi che sembri una cazzo di scrofa handicappata?” Lei a quel punto veniva ed io insieme a lei, quasi senza toccarmi.
Non so dottore quanto sia normale tutto questo ma in ogni caso ho smesso di chiedermelo, non me ne importa più nulla. Pensa che io sia nata cattiva? Secondo lei perché non riesco mai ad andare verso la luce? Mio padre da piccola mi diceva sempre: “Dentro ogni persona c’è la luce e c’è il buio, bisogna decidere cosa abbracciare”. Lui da ragazzo era stato un hippie, di quelli che adoravano Jimi Hendrix e tutta la cultura di woodstock del 69. Mi faceva sentire Tommy dei The Who e mi raccontava di questo ragazzo nato cieco, sordo e muto, che nonostante destinato ad una vita di oscurità trovava la luce dentro di sé. E allo stesso modo mio padre riusciva a superare ogni cosa. A volte credo che persino la morte di mia madre lui l’abbia vissuta come una poesia. La poesia più struggente di tutta la sua vita, ma proprio per questo bellissima.
Mio padre aveva scelto la luce. Io però ero diversa. Credo che in fondo gli dispiacesse però mi accettava. Quando la maestra lo chiamava perché nell’intervallo avevo legato una mia compagna con la testa nella sedia per giocare alla rivoluzione francese o quando la zia trovava i miei disegni segreti, quelli in cui regine cattive dai volti sogghignanti infierivano su povere damigelle indifese, lui sorrideva velatamente, come a cercare di rassicurarmi. E rispondeva semplicemente: “Alejandra è fatta così: a lei piace il buio.”

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