Uccidete la Tigre Bianca – 5 – Hell’s Kitchen

All’angolo tra una rosticceria cinese e un parco di divertimenti abbandonato due sexy diavolesse luminose si strusciano provocanti formando la K all’interno della grande insegna “Hell’s Kitchen”.
L’imponente edificio dal sapore anglosassone era stato in origine un albergo di lusso per ricconi dal gusto kitsch, fallito non appena il quartiere sprofondò nel degrado diventando territorio di spacciatori di hyperspeed e mignotte tailandesi con o senza uccello.

All’interno si possono ancora ammirare quadri rinascimentali posticci, lampadari grotteschi, rifiniture in ottone arrugginito e tappeti rossi ormai consumati dal tempo e dai passi di centinaia e centinaia di mariti fedifraghi.
Riguardo ai servizi, se quello che state cercando è un semplice show a luci rosse, il club al piano terra soddisferà le vostre voglie voyeuristiche di tette al silicone, culi rifatti e vagine bioniche dalle abilità circensi.
Per gli spettacoli privati dovete salire al primo piano mentre, per scopare, Rhonda vi mostrerà la scelta del giorno delle ragazze disponibili al secondo piano. In entrambi i casi niente babyfake, Rhonda non li vuole tra le palle.
Invece, se siete dei veri porcellini e volete “la roba forte” dovete passare a sinistra del bancone, attraversare la tenda nera e iniziare a scendere verso i piani bassi.
Il primo per assistere ad uno show sadomaso, il secondo per leccare gli stivali di una poliziotta o maestrina cattiva mentre questa vi elargisce qualche frustata sul sedere e il terzo se volete sperimentare gli ultimi spaventosi vibratori cibernetici di Rhonda, non avete paura di quello che potrebbe succedere alle vostre palle e non siete schizzinosi di fronte allo stronzo fumante di una dominatrix da consumare fino all’ultimo boccone.
Per chi non fosse ancora soddisfatto, sotto tutto questo, al piano più vicino all’inferno, ci sono io.
Seduta su una panca arrugginita, in uno stanzino che dovrebbe essere uno spogliatoio, mi guardo le mani fasciate mentre aspetto il momento in cui dovrò ammazzarmi di botte con una stronza sovietica di un metro e novanta che ne ha già mandate due in coma l’ultimo mese e non hai mai perso un incontro.
Tutto questo davanti ad una folla eccitata che non spera di vedere solo del sangue, spera di vedere una che ci lascia la pelle.
Poi, a due minuti dalla mezzanotte, come da accordo, andrò al tappeto facendo felice Rhonda, i suoi affari del cazzo e il mio portafogli.
Certo, se ci arrivo a mezzanotte…

– Ehi, sei pronta?
Dalla porta due profondi occhi neri mi guardano con apprensione sotto una folta chioma di treccine
– La Vipera sta per arrivare, tra poco iniziamo…
Alzo il pollice sarcastica, Rhonda mi viene vicina e mi mette una mano sulla spalla
– Sei ancora preoccupata per quella stronzata che ti ha raccontato il babyfake? Davvero, non devi fidarti di…
– Pensavo a Cassandra.
Rhonda abbassa lo sguardo, poi si inginocchia per guardarmi negli occhi.
– Ascolta, Cassandra negli ultimi i tempi aveva iniziato a girare per altri ambienti, erano mesi che non veniva più qui …una delle ragazze mi ha rivelato di averla vista più volte allo Zodiac.
– Il locale russo?
– C’è gente di merda in quel posto Alex, fidati, io li conosco. Parlo di gente… – si mette tre dita davanti al polso, il segno della nuova mafia russa – …molto pericolosa. Per questo è importante l’incontro di stasera: significa protezione, significa sicurezza, significa niente più rotture di cazzo per il resto dei giorni.
Si accende una sigaretta.
– E’ un mondo di merda Tigre, o così o niente.
Restiamo in silenzio a fare qualche tiro mentre da fuori si inizia a sentire il brusio del pubblico che sta riempiendo la sala.
– Senti, lo so che le volevi bene ma lo sai meglio di me che razza di testa di cazzo era quella cazzo di greca, e quante volte le ho detto di stare alla larga da certi uomini, da certi ambienti.
– Sì, certo – sospiro con gli occhi bassi
Rhonda si alza – Andrà tutto bene… – mi tranquillizza – …fai quello che devi fare e vedrai che sarai fuori di qui con i tuoi 7000 in tasca prima di quanto pensi.
Annuisco con un sorriso che lei ricambia con un cenno che significa “Grazie”.
– Ah, dimenticavo… – si ferma poco prima di uscire – …quel cazzone di Abu ti voleva parlare di qualcosa riguardo alla tua presentazione, mi sta stressando da stamattina… ma se vuoi gli dico che non hai tempo e di non rompere i coglioni.
– No no – sorrido – fallo pure entrare.

Abu Tahir Al–Haddad, oltre a sembrare la versione egiziana di Benny Hill, un comico inglese del secolo scorso, era stato per anni un presentatore sportivo in una rete minore. Stava per fare il grande salto quando una sera la moglie lo beccò vestito da donna a farsi sodomizzare dalla sua parrucchiera, una trans portoricana, e tramite avvocati gli portò via la casa, la macchina, il conto in banca e persino Coco, il chihuahua a cui era tanto affezionato. Rhonda lo raccattò qualche mese dopo da un marciapiede, fradicio di whisky, e gli diede un posto all’Hell’s Kitchen, prima come addetto al guardaroba e poi come speaker per gli incontri.
Seduto di fianco a me, mentre si asciuga il sudore con un fazzolettino sudicio, Abu sfoglia nervosamente il suo inseparabile taccuino di pelle nera
– Ecco ecco… ci sono quasi…
Nonostante si tratti di incontri clandestini nei bassifondi di un quartiere a luci rosse, ogni volta sembra che si stia preparando a condurre un show televisivo di fama internazionale
– Ho cambiato l’ultima parte… – mi spiega già visibilmente ansioso di sentire il mio responso
– Alla fine della tua introduzione al posto di dire come al solito “…la più feroce Tigre Bianca…” dirò “…L’ultima Tigre Bianca!”
Mi guarda eccitato come se questo dettaglio facesse tutta la differenza del mondo
– Cioè, per via dell’estinzione!– mi spiega – L’ho visto ieri sera su Natura Perduta, pare che la tigre bianca dello zoo di Shanghai sia morta ieri, ed era l’ultima rimasta capisci? Quindi ora l’ultimo esemplare… sei tu Alex! L’Ultima Tigre Bianca! Ti piace?
Sto per rispondere qualcosa di carino per mandarlo via contento quando veniamo interrotti dall’entrata improvvisa di Rhonda
– La Vipera è arrivata.
Punta l’indice verso Abu
– Tu, fuori dalle palle e vai a prepararti.
poi verso di me
– E tu, 20 minuti al massimo e iniziamo.
Mi lancia un elastico
– Legati quei capelli che così sembri una mignotta polacca che ha passato la notte in bianco.
Apre la porta per uscire, si volta e mi lancia un’ultima occhiata
– Tigre Bianca…
Alzo lo sguardo mentre mi lego i capelli
– …Mi raccomando, niente cazzate.

3 comments

    1. Grazie! Sì, hai ragione (ti rispondo già che ci sono anche a quello mi hai scritto nell’altro post) dopo il secondo episodio sono stata un po’ ferma e ci ho messo un po’ a riprenderlo. E’ che, rispetto ai diari, questo racconto mi richiede il quadruplo delle energie…

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