Un consiglio…

…state sempre attenti alle foto che utilizzate come immagini del profilo su FB 

Frammenti dal Diario di una Stronza #5 – Mistress per caso

La domenica mi sveglio con uno dei doposbornia peggiori che la memoria ricordi. Mi reco barcollante verso la cucina, mi verso da bere, accendo il portatile e mi connetto al social network con la f minuscola. Guardo i messaggi… e per poco non sputo tutto il caffè americano sullo schermo.

Ma devo tornare un attimo indietro.
Da un po’ di tempo Giorgia era fissata sul fatto di farmi delle foto come si deve. Un po’ perché voleva sverginare la sua reflex nuova di zecca, un po’ per fare pratica e un po’ perché non ne poteva più di vedere sulla mia pagina di facebook sempre la stessa immagine del profilo di me con gli occhi sbarrati e la mano davanti alla bocca come Drew Barrymore nella locandina di Scream.
Il suo piano consisteva nel recarci a casa di Sara, o meglio, in quella specie di castello dove abita che lei chiama “casa”, e di farmi un servizio fotografico con tutti crismi all’interno della suggestiva locazione. Non mi aveva anticipato il tema di questa sua opera generosa e questo voleva dire una sola cosa: era cosciente del fatto che se me l’avesse detto non avrei mai accettato.
Dopo due orette buone di preparazione, in un bagno dalle dimensioni di un monolocale e con tanto di statue, finalmente esco e, com’era prevedibile, la mia amica dai gusti dark si è lasciata andare al punto che sembro una vampira.
Passiamo il resto del pomeriggio con Giorgia che mi riempie di scatti in tutte le stanze più lussuose e vestita con gli abiti più gotici della maison mentre la Contessa cerca di farmi ridere per rendere il lavoro più difficile.
Alla fine, nonostante l’insistenza di Giorgia per una foto in cui sono seduta su una lussuosa poltrona di velluto rosso in una posa da Regina del Male, scelgo come immagine del profilo di FB un’altra in cui, sempre sulla stessa poltrona, sto mandando a cagare la mia fotografa mostrandole il dito medio con un sorriso.

Una settimana dopo, il risultato è il messaggio che ho davanti sullo schermo. Ora, voi immaginate, avete appena passato una nottata devastante, avete ancora la testa che gira come una giostra, il morale sotto i piedi, accendete il computer e vi trovate questo:
“Salve Padrona, sono uno schiavo minidotato con un cazzettino di 5cm. Volevo umilmente farle sapere che sarei disposto a pagare per delle sue mutandine usate.”
Chiamo Giorgia e prima ancora che abbia finito di dire “ciao” le dico
– Vieni qui, immediatamente.

Un’ora dopo suona il campanello e Giorgia si presenta allegra e sorridente con due sacchetti del mcdonald’s dove è passata a comprare credo tutto quello che c’era sul menù.
Sedute a tavola con R U Mine degli Arctic Monkeys nell’aria la mia amica ha subito le idee chiare sulla situazione
– Dai, devi farlo. Vendigli le mutandine!
– Non ci penso nemmeno – chiarisco secca, ma Giorgia non mi ha neanche ascoltato ed è già persa nelle sue oscure elucubrazioni imprenditoriali
– Mmmh… quanto potranno valere delle mutandine usate? Secondo te quanto sarebbe disposto a pagare? – domanda pensosa
– Ah non lo so, chiedilo alla Contessa, è lei la businesswoman che ha fatto economia alla Bocconi.
Dico questo ovviamente scherzando ma Giorgia le sta già scrivendo un messaggio: “Sono da Alex, senti ma secondo te quale potrebbe essere il valore in euro delle sue mutandine usate?”
Dopo neanche cinque secondi mi arriva un messaggio da Sara: “Che cazzo state combinando?”
“Niente” rispondo “le foto di domenica scorsa hanno iniziato ad attirare personaggi meravigliosi. Vieni a mangiare qui? Gio ha svaligiato un mcdonald’s.”

Mentre aspettiamo la Contessa decidiamo di analizzare meglio il profilo del mio nuovo spasimante e, non avevo dubbi, si tratta di un esemplare appartenente ad una delle categorie che da sempre svetta nelle classifiche della sfiga umana: i palestrati.
Giocando a squash in una palestra che include una sezione di bodybuilding ho la sfortuna (o fortuna, a seconda dei punti di vista) di poter osservare ogni volta questo affascinante teatro degli orrori. Curiosi esemplari troppo stupidi per rendersi conto di esserlo che pensano che il motivo per cui non scopano sia nelle dimensioni dei pettorali e non nel fatto di essere degli sfigati in grado di far asciugare una ninfomane in calore al solo aprir bocca. Quindi più non scopano più si pompano, in una spirale senza uscita fino a diventare dei mostri senza uccello.

Stiamo rabbrividendo di fronte alle foto del mio aspirante schiavo che potrebbe avere l’età di mio zio quando suona il campanello. Apriamo alla Contessa che senza quasi salutarci si fionda affamata verso il cibo a scegliersi subito tutte le cose a base di pollo.
Mentre siamo sedute tutte e tre a tavola Sara chiede a Giorgia com’è andata con Dave, il tipo nuovo con cui si frequenta.
– Bene – risponde veloce e sintetica con la faccia di chi vuole cambiare argomento. La verità è che Giorgia non ama parlare dei suoi ragazzi in mia presenza, un po’ perché credo tema il mio giudizio e un po’ per qualcos’altro che non riesco mai ad afferrare.
Si torna quindi all’argomento del giorno.
– Allora, a quanto le vendi queste mutandine? – chiede Sara con la bocca piena
– Secondo me… – risponde subito Giorgia prima che possa oppormi – …le mutandine di Alex potrebbero valere… 500 euro – sparando una cifra a caso
– Mmmh sì – concorda la Contessa come se stesse parlando del progetto di un ristorante giapponese a Dubai – mi sembra una cifra adeguata.
E’ bello vedere come entrambe stiano completamente ignorando il fatto che io non abbia la minima intenzione a buttarmi in questo mercato del fetish.
Mentre cerco di intervenire noto con la coda dell’occhio un nuovo messaggio sul portatile
– Ragazze, la faccenda si complica – giro il computer verso di loro
“Pagherei anche per dei suoi calzini usati, preferibilmente dopo una lunga giornata o un’attività sportiva”
– Quelli valgono sicuramente meno delle mutandine – riflette Giorgia sicura
– Secondo me non è detto… – spiega la Contessa – dipende dal livello di feticismo dell’acquirente. Metti che sia uno di quelli che preferisce annusare dei piedi che scopare… –
– Beh se andiamo su questo campo mi faccio da parte, la Musa dei feticisti è lei – dico indicando Giorgia.
Questo soprannome deriva dal fatto che è quella tra di noi con i piedi più carini e che diventano puntualmente feticcio dei suoi fidanzati. Che poi in realtà il miei sono oggettivamente più belli, ma i suoi seppur meno perfetti hanno un qualcosa di irresistibile che ti fa venire un’irrefrenabile voglia di coccolarli anche se non hai certe tendenze.
– Effettivamente… – ricorda Giorgia mentre mangia un’aletta di pollo rubata a Sara
– …c’era un tipo inglese che avevo conosciuto in erasmus… che mi chiedeva sempre di fargli le seghe con i calzini.
– Cioè? – chiedo già divertita al pensiero di quello che sta per venire fuori
– Ti chiedeva di fargli una sega usando piedi mentre indossavi i calzini?
– Nono – scuotendo la testa – proprio con i calzini e basta.
Io e Sara ci guardiamo con aria interrogativa.
– Praticamente – ci spiega – mi toglievo un calzino e glielo mettevo sul pisello, tipo cappuccio, e poi… – conclude il racconto mimando il su e giù con la mano.
La Contessa si pulisce con un tovagliolo, poi stringe la mano a Giorgia, sarcastica:
– Grazie. Davvero, grazie per questa immagine bellissima che ci hai regalato.
– Ahahah – rido – Guarda caso uno scemo così non poteva che essere un tuo ex!
E mentre finisco di dire queste parole mi rendo conto che la frase mi è uscita in un modo per niente simpatico, tanto che Sara si è gelata di colpo smettendo di ridere.
Giorgia è in silenzio, con la testa bassa china sullo schermo del telefono. Poi senza alzare lo sguardo aggiunge seria e con una freddezza che mi gela il sangue:

– Almeno io non sono mai uscita con uno che mi ha mandata all’ospedale per avermi gonfiata di botte.

La Contessa si alza in piedi – Okkeeey… – mettendo le mani in avanti come a dire lasciatemi fuori dalle vostre grane – Io mi sa che vado –
Sara ha sempre fatto così: quando io e Giorgia litighiamo o quando la situazione diventa pesante è quella che se ne vuole uscire subito con le mani pulite perché la cosa non la riguarda mai.
Mi alzo per accompagnarla alla porta, lei si riveste con lo sguardo stufo di chi vorrebbe già essere da un’altra parte
– Non vedi l’ora di ripartire per Londra eh? – le chiedo sull’uscio.
Sara sorride, un po’ amaramente, e poi mi dice
– Voi due siete sempre le stesse. Non è cambiato niente – e poi aggiunge una frase che avrei capito solo molto più tardi
– Io non so quanto tempo hai ancora intenzione di aspettare.

Dopo esserci abbracciate e salutate torno in cucina da Giorgia, ancora nella stessa posizione, immobile con lo sguardo perso nel telefono.
– Senti, non sei venuta con la tua macchina… ti devo portare da Dave vero?
Lei fa cenno di sì con la testa
– Andiamo dai – le dico mentre mi infilo la giacca.

Passiamo tutto il viaggio in macchina senza dire una parola, poi arrivata sotto casa del suo nuovo boyfriend mi fermo per farla scendere.
Giorgia rimane immobile per un po’
– Alex… scusa – mi dice timidamente con lo sguardo colpevole
– Tranquilla – le rispondo calma e impassibile
– No davvero, mi dispiace… scusa – ripete preoccupata
– Non fa niente – sorrido – sta tranquilla – e poi bassa voce – Dai scendi che Dave ti sta aspettando.
Giorgia annuisce, si slaccia la cintura, fa per aprire la portiera ma poi si ferma e guardando diritto davanti a sé mi dice queste parole:
– Alex… il giorno del mio compleanno, quando sei scappata via di corsa… mi dici cos’è successo? – si volta verso di me e restiamo a guardarci negli occhi in silenzio per qualche interminabile secondo. Poi un “toc toc” dal finestrino interrompe la scena e vediamo Dave salutarci sorridente
– E’ meglio se vai – le dico dolcemente
– Ok – risponde, e scende dall’auto.

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