Buon San Valentino di merda

Frammenti dal Diario di una Stronza #2 – Peggio di così si muore (un sabato sera di merda)

Sabato sera arrivo al live club XXXX e sono già incazzata a morte.
Nel pomeriggio ho perso per un soffio una partita a squash contro una cagnetta presuntuosa che avrei voluto strozzare con le mie mani dopo averle fatto ingoiare la racchetta. Una di quelle insopportabili stronzette prodigio che hanno iniziato a giocare l’altro ieri, sono già fottutamente forti e ti fanno – Sìbellapartitabrava – con quello sguardo politicamente corretto da finte umili del cazzo.
Tornata a casa ho avuto pochissimo tempo per prepararmi così dovuto optare per una semplice camicetta nera con gonna corta, sandali con tacco e i biondi capelli raccolti in alto da una semplice coda.
Come se non bastasse Giorgia mi ha dato buca all’ultimo momento perché si deve vedere con un tipo nuovo, uno che suona il basso in un gruppo metal o qualcosa del genere. Questo mi dà particolarmente fastidio per due motivi: uno perché Giorgia è di mia proprietà e non sopporto l’idea che qualcuno nella sua vita venga prima di me e due perché significa che dovrò passare tutta la serata con Sara insieme ai suoi amici sfigati. Ovvero dei lampadati cattolici sprovvisti di uccello con conti in banca a sei zeri e nobili parentele che parlano di vela o di trading e si chiamano tutti Pierqualcosa o Gianqualcosa.
Mentre sono al tavolo con la Contessa and friends mi arriva un messaggio di Giorgia, che evidentemente si sente in colpa e cerca di farmi compagnia a distanza scrivendomi cazzate “Un’amica di Dave dice che i feticisti dei piedi sono potenzialmente gay perché l’alluce può essere considerato è un simbolo fallico. Tu l’avevi mai sentita sta cosa? O_O”
In un’altra occasione avrei portato avanti la discussione ma sono arrabbiata e le rispondo un semplice No.
E’ appena passata un’ora da quando siamo arrivati, il dj non è affatto male, sta mettendo Prodigy, Chemical Brothers e roba che mi piace per cui sto incominciando a prendere confidenza con la serata quando Sara mi raggiunge al bancone con il volto crucciato. Mi spiega scusandosi più volte che hanno deciso di andare ad un’altra festa molto più interessante che però è una festa privata e ci vuole l’invito e lei conosce il tipo ma io no e…
insomma il succo è che io non posso andarci.
Mi dice che però se è un problema, se sono da sola, lei resterà con me.
– Ma no, vai. Tranquilla. – le dico ormai rassegnata alla piega catastrofica che ha preso la giornata.
– Sicura? – mi chiede con gli occhi dolci
– Sicura – rispondo con un accenno di sorriso per farla andare via con la coscienza pulita.
Mi dà un bacino veloce – Grazie Alex – e sparisce tra la folla.

Chiedo al bancone un coca&rum e un barman un po’ hipster mi chiede se non mi ha già vista da qualche parte, se sono una modella, se magari non mi ha vista su una rivista. Sì certo, una rivista. Perché qualcuno nel 2016 legge ancora le riviste… Mi vengono in mente un centinaio di cattiverie in rima da rispondergli ma sono talmente nera che non ne ho neanche voglia e mi limito a scuotere la testa.
Dalle casse parte Hey Boy Hey Girl, scruto la sala attraverso il bicchiere muovendo la testa al ritmo della cassa, poi a tempo con la canzone mi dico – Here we go – pensando – ‘Fanculo – e inizio a buttare giù il primo drink.

Verso le 3 sto uscendo dalla pista sudata e ubriaca, ho bevuto altri 2 drink tracannati alla velocità della luce insieme a non so più quanti shot di vodka. Ma l’alcool, il volume e il movimento ancora non bastano a placare il veleno che mi sta corrodendo lo stomaco, mi serve altro, per stordirmi, per sfogarmi, per non pensare a un cazzo, per buttare fuori tutto il male mi attraversa la mente. Guardo dal bancone le persone sudate che ballano in pista, l’aria è così piena di testosterone e feromoni che li si può quasi sentire col naso.
– Voglio scopare. – decido mentre poso il bicchiere e con passo veloce e un po’ barcollante attraverso il locale per arrivare da un tipo silenzioso appoggiato al muro, uno con lo sguardo scuro e la faccia scavata da spacciatore che mi ha lanciato occhiate per tutta la serata mentre ballavo.
Gli faccio un rapido cenno con gli occhi per dirgli – vieni fuori – e senza neanche rendermene conto, senza aver il minimo ricordo di come siamo arrivati a casa mia, siamo già sul divano a scopare. Non abbiamo neanche fatto in tempo a spogliarci completamente, lui è steso con i pantaloni appena abbassati e la maglietta tirata su fino al collo, io mi sto muovendo sopra di lui con la camicetta aperta mentre cerco di togliermi una scarpa.
Ho la testa completamente annebbiata dall’alcool, dalla libido e dalla foga velenosa dell’autodistruzione. Gli afferro la faccia con una mano e gliela tengo ferma – Sei capace a scoparmi o no?! Rispondi! – Lui stringe i denti e mi afferra il culo per infilarlo fino in fondo.
– Dillo che non sei capace a scoparmi, cazzo dillo! – gli sputo in faccia e sento il suo bacino sotto di me muoversi sempre più velocemente. Sono completamente fuori di me – Muoviti sfigato di merda, muoviti! – mentre gli stringo la bocca facendogli male.
Gli sputo di nuovo e gli tiro uno schiaffo, lui farfuglia qualcosa di incomprensibile e cerca di afferrarmi la mano per fermarmi ma senza riuscirci. Gliene tiro un altro molto più forte che lo colpisce in un occhio e sento uscirgli un – vaffanculo – tra i denti stretti. Sto per tirargli il terzo quando riesce a bloccarmi prendendomi per il polso – Adesso mi hai rotto il cazzo – mormora mentre si alza, si mette alle mie spalle e mi forza a piegarmi in avanti.
Immobilizzata dalla sua presa sento la stanza girarmi intorno come una giostra per via della sbronza e uno shock improvviso mi coglie di sprovvista lasciandomi senza fiato. Cazzo, me l’ha messo nel culo, penso mentre una parte ancora lucida del mio cervello si sta rendendo conto che deve avermi fatto malissimo ma l’alcool ha anestetizzato gran parte del dolore.
Cerco di farlo rallentare ma quello spinge sempre più forte e sempre più veloce. – P–piano… – tento di dire mentre lui mi afferra per i capelli – Cos’è che stavi dicendo? – si avvicina con la bocca al mio orecchio – Allora, chi è che non ce la fa a scopare?! –
Mi mordo una mano per soffocare i gemiti e mi rendo conto che sono eccitata più dai pensieri che sto facendo che dal mio anonimo partner. Mi piacerebbe che Giorgia fosse qui, seduta per terra, ammutolita dall’imbarazzo e segretamente eccitata a guardarmi scopare come una troia.
– P–piano… piano… – continuo a ripetere mentre sento il fiato che mi manca insieme ad un’improvvisa sensazione di nausea.
– Fermati.. devo… devo andare in bagno…
Mi tira la testa indietro prendendomi per i capelli
– Zitta – mentre mi sfonda – Sta zitta e fammi venire.
– T–ti prego, mi… mi viene da vomitare… d–devo sboccare…
Mi spinge via sbuffando e corro goffamente verso il bagno inciampando su un tacco con le mutandine che penzolano da una caviglia.

Il rumore dell’acqua che scorre dal lavandino aperto sta diventando un qualcosa di ipnotico, non so quanto tempo sia passato di preciso, sono seduta per terra abbracciata alla tazza del cesso con la bocca impastata, il moccio e le lacrime per i conati e i capelli sporchi di vomito. Credo di essermi anche addormentata per qualche minuto.
Con la coda dell’occhio vedo che lui è sulla porta del bagno e si sta abbottonando i pantaloni. Non so da quanto sia lì
– Io vado – mi dice
– Lo… lo sapevi… – rispondo biascicando lentamente con la testa ciondolante mentre mi esamino le dita smaltate di rosso del mio piede sinistro – …che se desideri succhiarle può… voler dire… – uno sbuffo di rigurgito acido mi interrompe – …che sei… finocchio?
Il tipo rimane in silenzio per qualche secondo, poi freddo e impassibile
– Tu sei tutta matta.
Sento i suoi passi allontanarsi e la porta di casa aprirsi e chiudersi violentemente.

Accasciata per terra tento di ripulirmi il viso alla meno peggio, poi sento qualcosa di strano, mi tocco in mezzo al sedere e mi guardo la mano: è completamente rossa di sangue.
– Merda – penso. Mi lascio andare sul pavimento e chiudo gli occhi.

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