Rehab in pillole #4: Autogrill

…da qualche parte sull’autostrada tra Novara e Milano, in un piccolo autogrill che odora di peluche sintetici, caffè rancido e cessi pubblici, controllo l’ora sul telefono intanto che aspetto il mio turno per ordinare. 02:47. Dietro il bancone una donna dall’aria assente sta sistemando delle tortine alle mele certificate “del trentino” mentre un ragazzo stempiato col monociglio pulisce la macchina per le spremute. Sposto uno sgabello per sedermi e per un attimo non posso fare a meno di chiedermi quale sia il loro lato oscuro, quale terribile segreto nascondano, insomma, cos’hanno combinato per finire qui dentro.
Sì dottore, chi lavora in questi posti non è mai una persona comune. Non troverà quasi mai una madre che aspetta di finire il turno per tornare a casa dalla famiglia, un ex operaio rimasto disoccupato o uno studente che arrotonda per pagarsi gli studi o comprarsi la playstation5. Chi lavora in un’area di servizio durante la notte è qualcuno che vuole stare lontano dal mondo, che non vuole essere trovato. Qualcuno che ha un passato da dimenticare, che nasconde o si sta nascondendo da qualcosa. Guardo la donna dallo sguardo assente e mi viene in mente di quando Giorgia mi aveva raccontato di una barista che lavorava in un autogrill di queste zone a cui la polizia aveva trovato resti di neonati nel cesto del bucato. La donna non poteva
avere figli e, a quanto pare, era così ossessionata dal desiderio di allattare che era arrivata a rapire alcuni infanti del vicinato. Tutta questa voglia di maternità però non le regalava di certo il latte al seno e così i bambini morivano di fame dopo qualche giorno. Una storia che mette brividi ma trattandosi di Giorgia potrebbe benissimo essere una cazzata, magari sentita da qualcuno dei suoi sfigatissimi amici fumettari. Il ragazzo col monociglio invece offre suggestioni un po’ meno macabre ma non per questo meno inquietanti. Tipo di chi è stato denunciato per aver diffuso in rete materiale da seghe creato ritagliando foto prese da facebook di una ex compagna di scuola per appiccicarle su corpi di pornostar impegnate con stalloni di colore.

– Una redbull e un pacchetto di chipster. – chiedo con lo sguardo basso intenta a rovistare nel portafogli. Ormai saranno quasi le 3 e ho un sonno che se non mi tiro su con qualcosa rischio seriamente di addormentarmi, con la testa sul volante e la twingo che finisce dritta sotto un camion.
Com’è che dicono sempre in queste occasioni? “In caso di sonnolenza non mettevi alla guida, fermatevi a riposare in una piazzola”. Certo, una bionda di un metro e ottanta in minigonna che dorme in auto da sola in un parcheggio deserto in mezzo al nulla. Magari con anche un bel cartello luminoso per eventuali camionisti di passaggio “Prego, servirsi da soli e lasciare eventualmente numero di clinica per aborti più vicina”.
Poso la lattina di redbull ancora mezza piena sul bancone – Vado un attimo in bagno, torno a prenderla tra un minuto. – La donna alza lo sguardo e mi fa un cenno che dovrebbe essere una qualche risposta. Non sono sicura che abbia capito o che mi abbia anche solo ascoltato ma in questo momento me la sto facendo addosso e non c’è tempo per accertamenti.
Mentre scendo le scale che conducono ad un tanfo di piscio da girone infernale mi vengono in mente alcuni flash della serata. Ma cosa cazzo mi è saltato in mente di fare tutta questa strada per un appuntamento al buio. E su tinder per giunta.
La verità dottore, è che dopo 3 mesi di sesso con quel barista del [XXX] avevo una voglia di scopare con una ragazza che morivo. E come il peggiore dei morti di figa mi sono fatta fregare da una cicciona in incognito. Si rende conto? Che razza di scema. Oltretutto le foto sono il mio lavoro, sono una cazzo di macchina della verità, ho l’occhio bionico per sgamare chi è figo davvero da chi sta truffando con pose tattiche e filtri. Quando sono scesa dall’auto e mi sono presentata, alla poverina tremava quasi la voce. Era alta la metà di me e larga il quadruplo. Dio che vita di merda dev’essere. Abbiamo bevuto una cosa in un orrendo irish pub popolato da freak di periferia e poi siamo rimaste in un po’ in auto a chiacchierare. Si vedeva che non era mai stata a contatto con una persona così tanto più bella di lei, continuava a sudare e incespicare con le parole. Credo che se me ne fossi andata lasciandola completamente in bianco si sarebbe suicidata quella sera stessa. Alla fine non aveva un brutto viso così mi son detta – fanculo – le ho preso la testa tra le mani e le ho infilato la lingua in bocca. Una limonata di beneficienza. Forse la prima della mia vita e devo ammettere non è stata neanche così terribile come pensavo. Poi mi ha proposto di salire da lei confessandomi in uno slancio di spregiudicatezza che voleva “mangiarmi tutta”. No grazie, credo di aver già dato abbastanza. Ho cercato di spiegarle che è stupido presentarsi in modo così diverso, specialmente quando là fuori è pieno di amanti del genere oversize ma non sembrava particolarmente convinta. La consapevolezza di un esercito di morti e morte di figa che intasa ogni notte i motori di ricerca di pornhub con parole chiave come “chubby” o “bbw” evidentemente non riesce ancora a scalzare i complessi lasciati da anni di pubblicità e copertine con modelle anoressiche. O forse è che non ci credo neanch’io. Insomma, alla fine doveva essere una notte di sesso sfrenato e mi sono ritrovata a tenere una lezione di sostegno morale ad una complessata sovrappeso.

Quando arrivo finalmente nei bagni delle donne apro tutte le porte delle toilette per scegliere quella messa meno peggio. Mi chiudo dentro, mi siedo sul water e tiro fuori il telefono: due messaggi da Giorgia “Non sei venuta stasera e mi hai lasciata da sola con gli amici orrendi di Sara. Sei una puttana. Ti odio.” Già, non le avevo detto del mio appuntamento al buio. Poi subito un altro: “Domani torni a Trieste? Che fai a cena?” con un cuoricino. Le rispondo velocemente a monosillabi, poso l’iphone nella borsa e appoggio la testa tra le mani e penso: quante ore ho dormito ieri sera? Tre? Quattro? Devo andarmene da Milano, quella città mi sta facendo impazzire. Che serata di merda, che schifo, che sonno.

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